Alto, biondo, affascinante e, se continua così, anche ricco: Marcel Kittel è il prototipo del velocista figaccione, che piace alle donne e un po’ meno a chi se lo ritrova allo sprint. E’ il bello delle volate: il tempo di farsi vedere in Giro e si è già presto tutti i titoli. E’ il più votato dal pubblico femminile, è il più temuto dagli altri specialisti del rettilineo finale: per scelta o per necessità, quando passa tutti lo salutano. Hello Kittel.
Grazie al tedescone, il ciclismo torna all’epoca degli sprinter sciupafemmine: quelli che le miss non vedono l’ora di baciare, le fotografe di immortalare, le pasionarie del microfono di intervistare. A ognuna basta uno sbuffo, un occhiolino, un mezzo sorriso per sognare, sapendo che, nel ciclismo come nella vita, verranno giorni peggiori: prima o poi toccherà premiare e intervistare gli Uran e i Quintana. Anche questi, nel loro genere, uomini copertina: meglio se di lana e sistemata sulla faccia. Di questo tipo di velocisti, l’esempio più illustre resta Cipollini. Rispetto al quale Kittel comincia ad avere i numeri, nel senso di vittorie, ma non ancora la tendenza all’esibizionismo: per indossare maglie dell’Inter sul palco o body che riproducono la muscolatura umana come faceva Super Mario, ha tutto il tempo. Nell’attesa, mentre l’ambiente già sgomita per vincere il gioco delle somiglianze (Ivan Drago? Axel Merckx? Il modello di Dolce & Gabbana? Il custode di una palestra fitness di Velletri?), Marcello il Bello si dedica alla cura del look, che per la sua categoria è una qualità fondamentale. Non deve neppure far ricorso a effetti speciali: in un Giro così bagnato, per risistemare il ciuffo gli basta fare la volata. Alla sua velocità, ha l’effetto di un colpo di phon.
E’ lo stile Kittel: al Giro li sta pettinando tutti. Due volate, due vittorie: vince alla vigilia del compleanno, vince nel giorno del compleanno. Tranquilli: vincerà anche quando non compirà gli anni e non sarà nemmeno il suo onomastico. Chi pensava di raccogliere qualcosa nelle volate farà bene ad attrezzarsi: ora che anche l’Italia proporrà molti arrivi veloci, si può tentare di depistarlo, girando qualche freccia segnaletica ai bivii, oppure fargli trovare una betoniera parcheggiata dietro un incrocio. Potrebbe bastare molto meno: se qualcuno lo convince che, ad ogni vittoria, oltre alle miss gli tocca baciare anche la De Stefano, è fatta.
La frase del giorno. «Voglio subito la rivincita» (Giacomo Nizzolo, velocista emergente, non specifica se sta parlando di sprint o di briscola)
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