Doping: assoluzione in appello per Michele Ferrari
| 22/05/2006 | 00:00 La Corte di Appello di Bologna ha assolto per ''prescrizione'' dall'accusa di frode sportiva il medico Michele Ferrari, preparatore di numerosi atleti compreso il plurivincitore del Tour de France Lance Armstrong. Assoluzione, ''perche' il fatto non sussiste'', anche per l'accusa di esercizio abusivo della professione di farmacista. Ferrari, difeso dall'avvocato Dario Bolognesi, era stato condannato il primo ottobre 2004 dal Giudice monocratico di Bologna a un anno di reclusione e 900 euro di multa.
''Siamo soddisfatti - ha commentato l'avvocato Bolognesi - anche se aspettiamo il deposito delle motivazioni della sentenza, visto che avevamo chiesto una piena assoluzione, e, in subordine, la dichiarazione di prescrizione del reato. Per questo non escludo un eventuale ricorso in Cassazione''. La difesa di Ferrari, insomma, vorrebbe un'assoluzione nel merito, cancellando quel ''non doversi procedere per intervenuta prescrizione'' del reato di frode sportiva, scritto nel dispositivo della sentenza di appello. L'assoluzione piena, invece, e' arrivata per l'imputazione di esercizio abusivo della professione di farmacista: l'impressione e' che, secondo la lettura dei giudici di secondo grado, le cessioni di prodotti fatte da Ferrari furono sporadiche e non al pubblico, ma a un gruppo ristretto di persone. Alla vigilia della condanna di primo grado, poi decisa dal giudice Maurizio Passarini, la battaglia fra accusa e difesa era stata l'applicazione, o meno, della legge sulla frode sportiva, la numero 401 del 1989: per il Pm una legislazione applicabile anche nel caso di utilizzo di farmaci proibiti, come ipotizzato in questo caso, per la difesa invece una normativa ''la cui intenzione era quella di trattare il fenomeno della corruzione sportiva e non il doping''. Uno dei principali punti dell'accusa furono le dichiarazioni del corridore Filippo Simeoni, seguito da Ferrari dal novembre '96 a fine stagione '97. A lui il giudice dedico' una parte cospicua dei motivi. Il ciclista di Latina, che per le sue rivelazioni ha avuto molti problemi (al Tour 2004, Armstrong in persona si mosse per annullare l'azione di Simeoni in fuga con altri corridori), ''senza esitazioni di sorta - scrisse Passarini - ha espressamente dichiarato o piu' volte ribadito che, su indicazioni e prescrizioni del Ferrari, assunse eritropoietina (epo) e Andriol (farmaco a base di testosterone, ad affetto anabolizzante). Amaro fu il ragionamento contenuto nelle 84 pagine della motivazione della condanna di primo grado: ''Quando a ricorrere al doping sono, come nel caso del dottor Ferrari, i migliori medici sportivi, quelli usciti dall'eccellenza di un centro di ricerca finanziato dallo stesso Coni, allora forse c'e' veramente da temere che l'imbroglio, il volgare imbroglio, per quanto farmacologicamente raffinato, continuera' ad avere la meglio sull'effettivo valore degli atleti. C'e' da temere che prevalga la cultura del 'cosi' fan tutti' e che, dietro le piu' o meno sincere affermazioni di principio, la convinzione, aberrante, resti quella che non sia possibile ottenere grandi risultati senza ausili farmacologici. E' per questo che il trattamento sanzionatorio nei confronti dell'imputato Ferrari non puo' essere mite''. Ora, pero', e' arrivata la prescrizione.
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