Valverde: per il Tour sto lavorando tanto a cronometro

| 17/05/2006 | 00:00
Mentre il Giro si avvia verso le tappe decisive, c'è chi sta già pianificando l'assalto al Tour de France. Lo spagnolo Alejandro Valverde ieri ha fatto visita alla Northwave per mettere a punto le nuove scarpette con i colori bianco-azzurri del Pro Tour di cui è leader da utilizzare proprio alla Grande Boucle. Nell'ultima primavera, il murciano classe 1980, si è scoperto cacciatore di classiche sulle Ardenne mettendo a segno la mirabile doppietta Freccia-Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi, la Doyenne per la prima volta conquistata da un corridore spagnolo. Era solo la seconda campagna del Nord della carriera iniziata tra i professionisti nella stagione 2002 tra le fila della Kelme. «È stata una prima parte di stagione molto molto buona per me - attacca lo spagnolo della Caisse d'Epargne Illes Balears -. Ci tenevo tantissimo a vincere una grande classica. Era uno degli obiettivi di questa stagione, ne sono arrivate addirittura due, Freccia e Liegi, uno dietro l'altra. Fantastico. L'obiettivo è stato centrato in pieno». Ma ti consideri più un corridore da corse a tappe oppure da classiche? Sei forte in salita, ma anche allo sprint hai dimostrato di saper vincere. «Sono un corridore completo, sì, sì. Alla Vuelta ho già dimostrato di poter far bene in una corsa a tappe lunga, di tre settimane (4° nel 2004 e 3° nel 2003, ndr), anche lo scorso anno al debutto al Tour mi sono comportato bene. Me la cavo dappertutto, lo sto dimostrando. Per poter puntare decisamente ad una grande corsa a tappe mi basterà migliorare nelle crono. Ci sto lavorando. Poi sono pronto». In Spagna, anche grazie al Pro Tour, avete scoperto e rivalutato le classiche. Cosa sta succedendo? «Niente di particolare. C'è stato il tempo per gli scalatori e gli uomini adatti alle corse a tappe di tre settimane, mentre ora è nata una nuova generazione di corridori più completi. Speriamo duri a lungo». Non succedeva da parecchi anni. Gli italiani sono rimasti a secco al Nord. A Liegi hai negato la vittoria a Bettini e Cunego. «Bueno. Io credo che... vincere, alla fine vince un solo corridore. La sorte ha voluto che fossi io quest'anno. È andata bene a me. Ma non vuol dire niente perché gli italiani hanno fatto il possibile per vincere. Così magari capiterà che il prossimo anno la situazione si ribalta: loro felici sul gradino più alto del podio ed io piazzato». Valverde dunque rappresenta il nuovo che avanza. Classe 1980 come l'iridato Boonen ed il lussemburghese Schleck vincitore dell'Amstel Gold Race. Senza contare i classe 1981 capitanati da Pozzato, Cunego, Cancellara, Sinkewitz e tanti altri. «Sì, stiamo vivendo ormai un cambio generazionale. I risultati dell'ultima primavera lo confermano. Se fino ad ora hanno primeggiato i corridori nati negli anni ’73, ’74 e ’75, adesso tocca a noi. Arrivano i giorni migliori per la nostra generazione, diciamo dal 1978 in avanti». Comunque campioni si nasce. «Piuttosto direi che il talento ce l'hai dentro oppure no. Poi sta a te migliorare con gli allenamenti. Io per esempio mi sto concentrando con la crono. In vista del Tour, almeno 2-3 giorni alla settimana mi sto allenando con la bici da crono». Il ginocchio come va? «Tutto bene. Risolto il problema. Recuperato con un buon lavoro svolto nell'inverno». Il Giro d'Italia sta entrando nel vivo. Dal 2002, la stagione del debutto tra i prof, ad oggi Valverde non ha mai partecipato alla corsa rosa. Sommando invece tre gettoni alla Vuelta (4° nel 2004, 3° nel 2003 e 15° nel 2002) ed una al Tour (13° nel 2005). Perchè? «Impossibile quest'anno, non rientrava nei programmi. Avrei corso troppo. Qualcosa devi lasciare fuori. A quando il debutto? Mah, non so, non so. Bisogna chiederlo a Eusebio Unzue (il suo ds e mentore che lo segue da tanti anni, ndr). Lui è innamorato del Tour. Chissà il prossimo anno, anche se il Tour resta sempre in cima a tutto». Ed allora chi vestirà la maglia rosa a Milano? «Basso, Ivan Basso. Sicuro». Gli spagnoli nell‚avanguardia della classifica sono Gutierrez Cataluna, Rubiera, Vila, Laiseka, Gutierrez Palacios, Garate e Beltran. Più dietro Unai Osa. Qualcuno potrà insidiare il primato di Basso? «Penso di sì. Gutierrez Cataluna in particolare che è secondo. Ha corso un buon Giro sino ad ora. Se la cava a cronometro e se riesce a disputare una buona crono domani a Pontedera può avere buone chanche quando arriveranno le vere montagne». Ullrich che prepara il Tour al Giro dopo i ritardi del debutto come lo vedi? «A Ullrich tornerà utile questa scelta. Lui è corridore di gran fondo e correre tre settimane a gran livello sarà fondamentale per raggiungere la condizione migliore per puntare al Tour dopo l'addio di Armstrong». Che Tour ti aspetti dopo il successo di Courchevel dello scorso anno davanti ad Armstrong ottenuto al debutto nella Grande Boucle? «Sono fiducioso, penso di correre un buon Tour. Ma sarà difficile, difficile come sempre. La vittoria finale se la giocheranno Basso, Ullrich, Vinokourov, Mancebo e poi Popovych. Io parto con la massima tranquillità, sorretto da una squadra eccezionale. Ci saranno Arroyo, Pereiro, Galvez per gli sprint, il russo Karpets, Lastras, Zaballa, poi vedremo. Punto a vincere una tappa e stare il più a lungo possibile nelle prime 6-7 posizioni della classifica. Poi a Parigi vedremo cosa riuscirò a raccogliere». Vinokourov ha lasciato la T-Mobile per puntare dichiaratamente al Tour dov'è finito 5° lo scorso anno e 3° nel 2003. «Se si hanno determinate ambizioni il cambio di squadra va sempre bene. Anche se più libero, se sarà la punta della Liberty Seguros, credo che lui sarà sempre lo stesso, con o senza Ullrich al fianco. D'‚altronde Manolo Saiz non può certo fare miracoli». Quali i giorni chiave? «Adesso francamente non so. Devo ancora studiare a fondo il tracciato. Dalla prossima settimana inizierò a visionare le tappe pirenaiche e quelle alpine». Nell'avvicinamento al Tour dove ti vedremo impegnato? «Dauphiné Libéré dal 4 all‚11 giugno, quindi il campionato nazionale. Poi arriverà il Tour». Dopo il Tour la Vuelta? «Al momento non è previsto. È presto, vedremo. Non c'è fretta». A fine stagione però non puoi mancare all‚appuntamento col mondiale austriaco di Salisburgo dove ti presenterai da vice iridato. Lo scorso anno in casa, a Madrid, ti ha battuto solo Boonen. Un argento che ha bissato quello di Hamilton, in Canada, dove nel 2003 s'impose il basco Igor Astarloa. Poi non dimentichiamo il 6° posto di Verona 2004 del tris iridato di Oscarito Freire. Adesso in casa Spagna dovrebbe toccare a te? «Bueno. Penso che il percorso si adatti alle mia caratteristiche. Sarà molto impegnativo e un pensierino ce lo faccio pure. Già adesso toccherebbe a me dopo quanto a vinto Oscar». Il fantastico bis della Ardenne ha portato in dote la maglia di leader del Pro Tour. È solo di passaggio o potrebbe diventare un obiettivo da raggiungere? «No. La porterò volentieri finché ci saranno i risultati a tenermi lassù. Se poi ha fine stagione sarò io a succedere a Di Luca la gioia sarà doppia». Cambiamo sport. In Italia è scoppiato uno scandalo nel calcio legato alle intercettazioni telefoniche tra alti dirigenti dei club e gli arbitri che avrebbero falsato gli ultimi campionato. Cosa pensi? «Purtroppo non so molto di questa vicenda. Il calcio in genere non è tra gli sport che preferisco. Mi spiace. Posso dire solo che i furbi li trovi dappertutto». Nella finale di Champions League Barcellona- Arsenal sosterrai i catalani... «Mah, io di solito tengo per il Real Madrid...». Il Mundial di Germania alle porte chi lo vincerà? «Brasile. La Spagna? Spero arrivi più avanti possibile. Magari in finale col Brasile». Alejandro comunque confessa non mastica molto di calcio, preferendo i motori, la Formula Uno dov'è tifoso e amico di Fernando Alonso. «Claro, Alonso batterà ancora Schumi. Lo spero». Allora suerte Alejandro, il nuovo che avanza. Massimo Bolognini
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