Steffano, Colnago e "la valigia del sciur Piero"

STORIA | 19/12/2013 | 09:12
Sabato scorso, così come succede da molti anni, in prossimità delle feste di fine d’anno, Ernesto Colnago ha riunito molti dei suoi moltissimi amici per la messa di Natale celebrata da Don Antonio Mazzi nella sede di Cambiago. Un momento che unisce e riunisce molti protagonisti del ciclismo di varie epoche e dà la stura ai ricordi e anche al rimpianto di persone e personaggi legati al mondo e alla storia di Ernesto Colnago.

Fra questi Isaia Steffàno, noto massaggiatore di lungo corso nel mondo del ciclismo, nipote d’arte in quanto lo zio Luigi l’aveva avviato alla sua stessa professione, vicino di casa di Ernesto Colnago – era della confinante Ornago -, quasi coetaneo e con inizi e vari anni di carriera praticamente comuni. Isaia, carattere veramente socievole, allegro, comunicativo è sempre stato molto vicino a Ernesto Colnago, alla sua famiglia. Sempre disponibile, allegro, riceveva le battute che Ernesto gli indirizzava bonariamente mettendo scherzosamente in discussione le sue capacità di “alliscia muscoli”, dicendogli che oramai faceva il solletico e non il massaggio. Isaia controbatteva con prontezza e i loro dialoghi, in stretto dialetto, erano sempre divertenti e offrivano “spaccati” inediti del loro passato sulle strade del grande ciclismo. Un classico era la storia della valigia del signor Piero. Il signor Piero in questione era Pietro Molteni, l’appassionato titolare e patron dell’omonima squadra che aveva in Giorgio Albani il direttore sportivo.

Alla partenza di un Tour, verso la metà degli anni ’60, Ernesto Colnago, capo meccanico della formazione camoscio-blu, affida a Isaia Steffàno, massaggiatore, una grossa valigia dicendogli che era la valigia del sciur Piero (il signor Pietro) e che doveva essere sempre ricoverata nelle camere che loro due condividevano. Isaia lo guarda un po’ dubbioso, riscontra subito il rilevantissimo peso della valigia ma davanti alla forza di convincimento dialettica di Ernesto Colnago prende “in carico” la valigia. Del resto il massaggiatore che, come si dice in gergo, “fa l’albergo”, è proprio Isaia. Il discorso fila. Solo che, rifacendosi a quegli anni e alle condizioni logistiche ferree del Tour de France che non ammettevano deroghe, capitava sovente d’alloggiare in alberghi senza ascensore e, per il povero Isaia, era davvero un peso quella valigia da portare ogni giorno in camera e poi ricaricarla all’indomani sul furgone. Chiedeva sovente a Ernesto se era proprio necessario portarla in camera oppure non bastava custodirla sul furgone. La risposta, invariabilmente, era sempre la medesima: “L’è la valisa del sciur Piero”, soggiungendo che l’aveva chiesto lui espressamente e, davanti a questo nome, seppure non pienamente convinto e con il tarlo del dubbio, il buon Isaia andava su e giù con la pesante, pesantissima, valigia.

Pure il sempre serio e posato Giorgio Albani, alle domande di Isaia al riguardo della valigia, rispondeva invariabilmente con la solita frase. Il signor Piero, però, non arrivava mai al Tour de France. E andarono avanti così fino all’ultima settimana del Tour quando, affacciato alla finestra del quarto piano di un albergo nel centro di Marsiglia, con una calura incredibile, Isaia chiamò a gran voce Ernesto che era affaccendato nei pressi dell’ingresso con le sue biciclette. Quando Ernesto guardò all’insù Isaia, gli gridò: “Ernest, tè la valisa del sciur Piero” e così dicendo lanciò dalla finestra la pesante valigia che, impattando a terra, sparse il suo contenuto.

Volarono ovunque chiavi di tutte le misure, pinze, smaglia catena, ricambi vari e gli attrezzi di una sorta di “officina mobile” che costituiva la riserva – per ogni evenienza – dell’avveduto (e furbo) meccanico Ernesto Colnago. Già che c’era, il previdente Ernesto Colnago aveva inserito anche suoi abiti. E la vicenda ha costituito un leit-motiv per tutta la squadra per quella stagione e anche per diversi anni a seguire.

Isaia Steffàno riferiva la versione che era stato un facchino a fare cadere la valigia dalle scale e rivelare così il suo contenuto. Altre versioni, fra le quali quella di Ernesto, erano che il buon Isaia non aveva più resistito alla curiosità e l’aveva forzata, contravvenendo alla “consegna”.

La verità vera non sarà mai provata. Da qualche anno Isaia Steffàno riposa nel cimitero della sua Ornago e la sua foto, ovviamente sorridente, è vicina a quella di un altro fedele collaboratore per decenni di Ernesto Colnago, Giovanni Besana, grande appassionato di musica, scomparso prematuramente poco più di due anni fa.

giuseppe figini

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