I medici sportivi e l'orticello da difendere

ASSOCIAZIONI | 25/11/2013 | 14:49
Naturalmente la “casta” si è ribellata. Le nuove norme sanitarie della Federciclismo che cancellano in buona sostanza il ricorso obbligatorio (ma resta sempre quello facoltativo) ad un medico sportivo, cioè “timbrato” dalla Federazione medici sportivi, per espletare tutte le pratiche e i controlli sulla salute che riguardano gli atleti, ha provocato il risentimento acuto della categoria, riunita a Castellina in Chianti.

La Fci con le nuove norme ora limita l’obbligo del medico sociale tesserato “alle società professionistiche affiliate alla Fci” (decreto legge 13/3/95); e lo abolisce per le società dilettantistiche. Parimenti viene cancellata la cartella clinica informatica (il famigerato programma Bck, sembra abbia dato numerosi problemi), e confermata quella cartacea. Un ritorno a sistemi tradizionali, evidentemente più affidabili.

L’atleta dovrà preoccuparsi di fornire a scadenze fissate test, analisi e quat’altro, affidandosi al medico di fiducia. Che può non essere necessariamente uno medico sportivo. Ai medici di fiducia, cioè, viene conferita la responsabilità “in vigilando”, anche dell’aspetto sportivo. Apriti cielo: la categoria “sportiva” si indigna e grida subito allo scandalo. Ora, senza voler generalizzare (fra i medici sportivi esistono persone molto capaci e di altissima competenza), non si può non richiamare l’attenzione sul passato piuttosto discutibile di molti rappresentanti di questa categoria. Molti dei quali hanno convissuto nei decenni passati con il doping imperante e generalizzato. Negli anni d’oro dell’epo uno di questi, un francese, confessò che si era interessato al “problema” per evitare danni maggiori alla salute degli atleti. Era possibile per gli altri ignorare il “fenomeno”? Insomma, la categoria avrebbe molto da farsi perdonare, a cominciare dal tradimento del giuramento di Ippocrate fatto da coloro i quali (per fortuna una minoranza), monetizzando al massimo la professione, hanno addirittura prescritto e/o somministrato prodotti dopanti o attuato pratiche dannose per la salute. E continuano bellamente a farlo.

Personaggi, noti, conosciutissimi nell’ambiente, alcuni dei quali addirittura radiati (o inibiti, a seconda dei casi) dalla giustizia sportiva e mai sanzionati in alcun modo dal rispettivo ordine. Spesso distrattamente dimenticati perfino negli elenchi delle federazioni sportive. Dunque l’attacco alla Federciclismo – peraltro colpevole di tante altre pecche – risulta quanto meno discutibile e strumentale. La difesa dell’orticello. Ingiusta, anche perché suona a sfiducia totale in quella categoria di medici, i cosiddetti “generici” o “della mutua”, che vengono ritenuti non in grado di affrontare i problemi di salute che riguardano gli sportivi. Come se per capirci qualcosa di cardiologia, fisiologia, anatomia, metabolismo, ortopedia, ematologia, ecc. fosse necessario avere una tessera da medico sportivo e non la competenza derivante dallo studio e dal continuo aggiornamento cui è necessariamente chiamato il medico, al pari di tante altre categorie professionali. Cioè, come se quelle materie non fossero la base della professione. Oltretutto, un medico generico, proprio per la gran mole di casi che affronta quotidianamente è spesso più preparato di tanti specialisti dello sport. E che si debba aggiornare ulteriormente per seguire responsabilmente il proprio paziente “sportivo” non può che essere positivo. Poi nulla toglie che ciascuno possa rivolgersi allo specialista sportivo che crede. Come in tanti altri casi extra-sportivi.

Dunque non va perso di vista il fatto che, sport o non sport, stiamo sempre parlando di tutela della salute. Nessun cardiogramma “sportivo”, sotto sforzo o meno, può mai garantire che certi sciagurati avvenimenti, come quello ultimo del giovane calciatore toscano, non possano avvenire. E, anche i controlli più accurati stabiliscono un principio: che l’atleta è sano “fino a quel momento”. Dopo di che nulla toglie che la “macchina-atleta” possa danneggiarsi improvvisamente e spesso anche inspiegabilmente. Anche se, è ovvio che la prevenzione eserciti un ruolo importante.
Ma chi può attuarla meglio del medico che ti segue magari da ragazzino e conosce tutti i tuoi problemi? Un medico che ha occasione di vederti più volte nel corso dell’anno e non la sola volta che ti presenti ai test per ottenere tessera o “cartellino” federale? Responsabilizzare il medico generico anche sulla salute del “paziente-sportivo” è un passo avanti. Responsabilizzare l’atleta sui propri test e sulle proprie analisi preventive, è un elemento di progresso. Anche se può esporre a qualche inevitabile rischio. Il rischio della disonestà comune, diffusa, purtroppo, nella società attuale non solo fra i medici. Ma non c’è certamente la garanzia assoluta che un medico “sociale” e/o “sportivo”, pagato dalla squadra di appartrenenza non abbia solo per quello atteggiamenti equivoci. La cronaca è piena di episodi che confermano l’assunto. Uscire da situazioni di monopolio che in passato non hanno prodotto miglioramenti (anzi), può essere positivo a patto di agire, come dicono i medici stessi in “scienza e coscienza”. E’ tutto compreso in quelle due parole. Senza bisogno di tessere particolari.

da «a ruota libera», blog di Eugenio Capodacqua su Repubblica.it
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COMMENTI
èUNgenio...
25 novembre 2013 15:27 Bufalini
...nell'analisi fatta si è dimenticato che le scelte della Federazione sono state motivate dalla crisi economica (mancanza di soldi in seno alle società per pagare i medici sociali) e poco conta se sono stati gettati alle ortiche anni di lavoro per monitorare a tappeto gli atleti dalla categoria juniores in poi. Della serie "se non possiamo permetterci lo specialista ci accontentiamo del generico" (con tutto il rispetto per il generico), peccato però che in gioco c'è la salute degli atleti.

Capodacqua, di ciclismo mi pare che ne conosci poco?
25 novembre 2013 16:31 Bastiano
Non ci posso credere! Come si può fare a scrivere tante baggianate tutte assieme? A me sa tanto di ritorsione e sembra l'ennesima retromarcia di una FCI allo sbando più totale.

Una piccola impercettibile virata
25 novembre 2013 17:54 ruotone
http://www.repubblica.it/sport/vari/2011/11/10/news/antidoping_ciclismo_nuoto_atletica-24812629/

Di cosa stiamo parlando
25 novembre 2013 19:03 Per89
Qui non si mette in dubbio la professionalità dei medici generici o di base... Quello che si mette in dubbio è come un medico di base può fare il medico sportivo... Ricordo che c'è una normativa antidoping che è conosciuta dai medici sportivi, quanti medici generici conoscono questa normative e quanti conoscono la lista delle sostanze proibite? io credo meno del 20%.... Cosa succede se un atleta va dal proprio medico di base e gli prescrive una sostanza che contiene un principio attivo "proibito", l'atleta è costretto a pagare per un errore non suo?
Meditate gente meditate

Ma scegliersi un proprio medico di fiducia no eh?
25 novembre 2013 21:07 Bartoli64
Vorrei capire dov’è il problema (e parlo dal punto di vista dell’atleta). Ma come paziente (o come atleta) sarò libero o meno di scegliere ed affidarmi al medico che voglio?

Semplicizzando all’estremo il concetto, se ho un problema articolare sceglierò di rivolgermi all’ortopedico piuttosto che al medico di base (a meno il medico di base non ne sappia più dell’ortopedico).

Capisco il risentimento della categoria (alla quale si accede per specializzazione) verso questo provvedimento che, probabilmente, li penalizzerà sotto il punto di vista economico. ma questa maledetta crisi… purtroppo colpisce TUTTI.

Magari la FMSI stilerà un tariffario professionale che non preveda continui aumenti sugli onorari previsti per le certificazioni mediche di idoneità agonistica e che - con prova da sforzo al cicloergometro - arrivano a ben 90 euro a visita (esame delle urine escluso)? Chissà…

Bartoli64

P.S. ruotone tu è meglio se stai muto, che hai più nickname tu di quelli registrati al Washington Post (ruotone e Romario per il momento sono già ampiamente accertati).
Per ulteriori delucidazioni sul "pluri-blogger" in questione leggasi pure qua: http://www.tuttobiciweb.it/index.php?page=news&cod=63516

Pat pat
26 novembre 2013 09:26 ruotone
Mascherina io sono anche medico sportivo e cardiologo (ex dirigente della federazione, giocatore di calcio, di rugby) e per X64 (ho troppo rispetto per Michele) potrei anche fare lo psicanalista.
Riguardo al punto di vista di atleta si legga questo articolo di un giornalista vero, di un caso che X64 dovrebbe conoscere molto bene:
http://blog.cyclingpro.it/2013/10/16/amatori-il-doping-trappola-dei-farmaci-da-banco-e-lo-stato-che-non-vigila/

Ti voglio bene mascherina (platonicamente), ma non pubblicizzare le proposte sexuali che mi fai. Non ti conviene fare perno ;)

Capodacqua, hai mai pedalato sul serio?
26 novembre 2013 13:45 JBFletcher
Articolo che mostra scarsa competenza di ciclismo agonistico. Probabilmente Capodacqua non ha mai messo il numero sulla schiena nella categorie che contano, non ha mai provato cosa significa pedalare per migliaia di km all'anno. Un medico generico che segue migliaia di pazienti all'anno non ha nè il tempo nè la volontà di occuparsi di un atleta juniores o under. Sono rari i "generici" appassionati di ciclismo che potrebbero dedicarsi con impegno e volontà ad una tale mansione. Ma se il medico sportivo non è più retribuito dalle società i costi graveranno maggiormente sulle tasche delle famiglie già impoverite dalla "casta" romana. A Capodacqua questa situazione sarà favorevole, potrà continuare a scrivere di doping, quando si avranno tante false positività causate dagli errori di medici non adeguatamente informati sui regolamenti sportivi.

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