L'incredibile storia di Dennis Van Winden

PROFESSIONISTI | 04/11/2013 | 09:09
E' tornato alle corse, nelle fila della Belkin, Dennis Van Winden,olandese di Delft, 26 anni a dicembre, un trascorso di grande speranza fra gli under 23. E' tornato alle corse, in quel Tour of Hainan che ha registrato l'en-plein dittatoriale del team olandese, fra i successi equamente condivisi di Hofland, Bos e Boom, a distanza di quasi un anno dal suo commiato repentino, e temporaneo, dalle corse. Van Winden, difatti fu operato il 15 novembre per una lesione ostruttiva della arteria iliaca destra, patologia vascolare dalla singolare frequenza nel ciclismo negli ultimi decenni, e con una particolare incidenza rilevata giusto a cavallo degli anni '90. Quel che è più inquietante, però, è che Van Winden abbia rischiato ben altro dello stop della attività agonistica, a causa di una infezione subentrata come postumo della prima operazione, e che lo avrebbe portato a subire altri tre
interventi in un mese o giù di lì. Un record non gradito. In una intervista rilasciata a Jean François Quénet per Cyclingnews, Van Winden racconta infatti di un drammatico stato clinico nel quale il suo ematocrito era precipitato a 18% (valori normali: 42-48) e l'emoglobina in circolo era arrivata a 5 gr. (valori normali: 12-15). Un quadro di sepsi emorragica con la vita in bilico, che lascia increduli e perplessi.
Malasanità, superficialità o fatalità? Per il momento, ricordando come un giorno, quattro anni fa, il sudafricano Cox pagò con la vita una analoga sequenza di eventi, il ritorno di Van Winden va salutato - da chirurghi vascolari e scrittori di ciclismo - con una affettuosa ed estrema simpatia. Di lato all'augurio, se compatibile con il trend di un ciclista professionista nella Belkin, della massima
prudenza. 'Adelante, Dennis, cum jujicio'.

Gian Paolo Porreca

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