VIGORELLI. Il Comitato dice no all'abbattimento della pista
PISTA | 30/05/2013 | 14:35 Il Comitato Velodromo Vigorelli, da poco costituitosi a partire da un gruppo di cicloamatori, appassionati e ciclisti quotidiani, ribadisce la sua netta contrarietà alla scelta fatta dal Comune di Milano, tramite il “Concorso internazionale di progettazione architettonica del Vigorelli” di demolire la pista e sottrarre il Vigorelli al Ciclismo, che riteniamo essere l'elemento caratterizzante del velodromo stesso, monumento sportivo ricco di storia e di imprese ciclistiche e, ci auguriamo noi, di un altrettanto glorioso futuro.
Riteniamo che non si possa cancellare la storia del Velodromo Vigorelli, che sin dalla sua inaugurazione nel 1935 è stato sede di indimenticate gare di ciclismo e di record leggendari, tanto da valersi il titolo di la “Scala del ciclismo”, e che per tanto va preservato nella sua interezza: sia la struttura ma soprattutto la pista di ciclismo, essendo questa elemento caratterizzante del velodromo stesso.
Siamo certi che un velodromo al centro della città, non decentrato in periferia, ma anzi facilmente raggiungibile da ogni punto (specie quando sarà aperta la nuova stazione MM5 Tre Torri), costituisca un presupposto necessario per coltivare e far rinascere il settore giovanile di ciclismo in una Milano dove è sempre più difficile e costoso far praticare seriamente sport ai giovani e dove il ciclismo è del tutto precluso.
Osserviamo come in tutto il mondo, Milano compresa, il ciclismo e la bicicletta (specie quella da pista) rappresentino una tendenza in forte crescita, come modo di vivere sobrio e sostenibile, come emblema di salute e di benessere personale e ambientale. Milano, come altre metropoli, sta realizzando che con la ciclabilità non solo ci si può convivere, ma si può migliorare la qualità della vita di tutti, anche di quelli che non pedalano; la pratica quotidiana del ciclismo sportivo su una pista cittadina da parte di giovani e di amatori ridarebbe vita e valore alla grande storia di un luogo che è stato, per caso o per calcolo, messo da parte per troppi anni.
Vi comunichiamo pertanto che come prima azione concreta abbiamo inoltrato al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali formale richiesta (in allegato) per la tutela del Velodromo Vigorelli nella sua interezza, pista compresa, per ribadire la vocazione ciclistica della struttura.
A: dott. Massimo Bray Ministro per i Beni e le Attività Culturali
arch. Antonia Pasqua Recchia Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
dott.ssa Maddalena Ragni Direttore Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee (MIBAC)
dott.ssa Caterina Bon Valsassina Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia
arch. Alberto Artioli Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano
Da: Comitato Velodromo Vigorelli
oggetto: richiesta di tutela per il Velodromo Vigorelli di Milano
Egregio sig. Ministro, egregi Signori, con la presente le Associazioni firmatarie della presente, costituendosi in Comitato di fatto per la tutela del Velodromo Vigorelli, chiedono al Ministero per i Beni e le Attività Culturali di intervenire per fermare la scelta del Comune di Milano relativa alla demolizione della pista in legno all’interno dello storico impianto denominato “Velodromo Vigorelli”. Tale demolizione è prevista nel progetto vincitore del bando “concorso di idee per il Vigorelli”, indetto dallo stesso Comune di Milano nel secondo semestre 2012, con preselezione entro il 4.12.12 e consegna dei plichi da parte dei finalisti entro il 26.03.2013. Il Velodromo Vigorelli e la sua pista, che ne è l’elemento più caratterizzante, quasi unico al mondo, sono un monumento e come tali, per la memoria storica che rappresentano, devono essere tutelati, non disgiuntamente. Quella del Vigorelli, è una bella storia, che sta rischiando un gran brutto epilogo. Momenti di gloria prima e dopo la guerra, nove lunghi anni di pausa dal '75 all'84, fino al gran finale con i primi allenamenti di Moser nell'84 per il suo record dell'ora conquistato a città del Messico. Poi il crollo, in tutti i sensi. La nevicata dell'85, la sostituzione della vecchia tettoia crollata sotto il peso della neve con l’attuale pensilina a sbalzo, il restauro di tribune, facciate e pista tra il 96 e il 98. Da citare anche l'insurrezione popolare contro le corse dei cani, capitanata da Mario Fossati. Da ricordare alcuni tra i più grandi concerti: Beatles nel 1965, il tragico tentativo dei Led Zeppelin nel 1971, Carlos Santana nel '77 e i Dire Straits nel 1981. Dieci i record dell'ora sulla velocissima pista del Vigo, il primo di Giuseppe Olmo a soli tre giorni dall'inaugurazione nel 1935 (45.090km), battuto sette anni dopo quindi nel '42 da quello di Coppi (45.871km), superato nel 1956 da Anquetil (46.159km), fino al secondo record di Riviere nel 1958 (47.346). Per superare il muro dei 50km si deve aspettare Moser e la teoria vincente di correrlo in quota, a Città del Messico, risultato 51.151km, con allenamenti iniziati al Vigorelli. L'attività della pista è stata viva fino al 1975, poi, ciclisticamente, mai più nulla di significativo. Mai nessuno aveva però pensato di distruggere la pista conservando la struttura dell'impianto. Sarebbe semmai da fare il contrario, tenere la memoria della pista che restaurata potrebbe certamente avere nuova vita e ammodernare tutto il resto in nome della redditività che potrebbe derivare da una efficiente polifunzionalità, che non escluda in alcun modo il ciclismo, con una pista fissa e non con la promessa di una pista che all’occorrenza potrà essere montata solo per le grandi kermesse internazionali. Sulla base della nostra esperienza, avendo partecipato attivamente al recupero dell’impianto e della pista, avvenuto nel ’97-’98 a seguito della raccolta di 10.000 firme nel settembre ’95, riteniamo che quanto affermato relativamente allo stato di ammaloramento della pista e della sottostante struttura in legno che la sorregge, debba essere oggetto di più approfondita analisi tecnica, prima di decretarne con sufficienza l’impossibilità e l’eccessivo onere economico derivante dal suo recupero. Oggi la pista non è più "ammalorata" rispetto a quanto lo fosse nel 1995. Allora si era provveduto alla sostituzione di parte dei listelli (interamente rifatta la fascia del riposo, più esposta alle intemperie in quanto fuori dalla superficie della tettoia), con un costo approssimativo di 500 milioni di lire. La struttura portante, anch'essa in legno era stata giudicata in ottimo stato. Sarebbero da rifare le valutazioni di staticità elastica della struttura (teneva moto del peso di 1200kg che giravano in curva a 70-80km/h). Il legno è certamente malmesso, d’altra parte non è mai stata fatta la regolare manutenzione, necessaria ogni 18-24 mesi per la buona conservazione del manufatto in legno, ma non è irrecuperabile e nell'economia del recupero totale, questo capitolo di spesa inciderebbe in modo decisamente modesto. La pista attuale è inadeguata solo per Olimpiadi e Campionati del Mondo, che si corrono su piste da 250 m, ma a fini di competizioni nazionali e internazionali e di allenamento per tutte le categorie agonistiche e per il mondo amatoriale (gare e allenamenti), la pista rimessa in pristino rappresenterebbe un’ottima opportunità per il futuro dell’impianto e una risorsa per la città. Vero anche che per la redditività e l’autosufficienza dell’impianto lo stesso debba essere convertito alla polifunzionalità, che non escluda però in alcun modo, come già detto, il ciclismo. Una pista montata all’occorrenza solo di grandi kermesse e poi stoccata in qualche capannone, oltre ad essere estremamente costosa dal punto di vista della gestione, non consentirebbe la pratica quotidiana del ciclismo su pista e finirebbe con l’ammalorarsi precocemente. Il ciclismo, la pista, la bicicletta in tutto il mondo, Italia inclusa, sta crescendo come tendenza, come modo di vivere sobrio e sostenibile, come emblema di salute e benessere personale e ambientale. Milano sta finalmente realizzando che con la ciclabilità non solo ci si può convivere, ma si può migliorare la qualità della vita di tutti, anche di quelli che non pedalano.
In conclusione, le associazioni ciclistiche milanesi, sportive e non sportive, che sottoscrivono questa lettera, estesa a tutte le associazioni che vorranno aderire, chiedono che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali possa intervenire e salvare dalla demolizione una memoria storica del ciclismo internazionale come è la pista del Vigorelli e si mettono a disposizione per un eventuale incontro di approfondimento.
Comitato Velodromo Vigorelli Adesioni:
Gruppo “Rivogliamo il Vigorelli!”
SC Genova 1913 ASD - Milano
Turbolento ASD - Milano
Ciclistica Squadra Corse ASD - Milano
AMOVA - ass. medaglie d’oro al valore atletico
ANAAI - ass. naz. atleti azzurri d’Italia AVIS Nokia Siemens Network ASD
Biciclette Doniselli Milano
Campagna #SalvaiCiclisti
Cicli Esposito - Milano
Cicli Rossignoli - Milano
Comitato Pro Velodromo P.Baffi - Crema
Gruppo Srl (Cinelli & Columbus)
ISDC Team Pezzetti ASD - Milano
Masi Alberto Biciclette - Vigorelli
Miraggio Assoc. Culturale / CicloBarona Molla Buni! ASD - Milano
Perchè abbattere una struttura di questo valore e di questa storia? Perchè non valorizzarla? Di fronte a queste cose "io non mi sento italiano" (Gaber), ma poichè lo sono propongo una "class action" a favore del mantenimento della pista del Vigorelli.
saluti
Gianni Cometti
Monumento nazionale
30 maggio 2013 16:05cesco381
Mi rivolgo agli Amministratori politici: I nostri cugini d'oltralpe, i francesi per intenderci, e faccio questa precisazione doverosa perché sono molto pochi coloro che capiscono la passione dei cittadini milanesi e dei ciclisti tutti, hanno dichiarato monumento nazionale il velodromo "La Cypale" dedicato al grande Jaques Anquetil!!!! Avete capito? Noi che siamo stati fucina di Campioni non abbiamo dedicato al Grande Fausto Coppi il velodromo Vigorelli dove realizzò il record dell'ora ma lo vogliono buttare giù!!! Vergogna. Non ho parole.
Petizione popolare
30 maggio 2013 16:09cesco381
Mi rivolgo a tutti i ciclisti e agli appassionati cittadini di Milano affinché manifestino su questo sito la volontà di tenere in piedi il Vigorelli e lo facciano monumento nazionale dedicato a Fausto Coppi. Per la passione che ci unisce partecipate.
E i palazzinari spadroneggiano ancora
30 maggio 2013 18:30Bartoli64
Faccio un paragone con il Velodromo Olimpico di Roma, inaugurato nel 1960 per le ultime “vere” OLIMPIADI della storia.
Era stato costruito in pregiatissimo tek africano e, anche quella pista, fu teatro di Record dell’Ora.
Al termine delle Olimpiadi, con uno dei soliti giochi d’artificio della politica, il Velodromo Olimpico fu affidato all’Ente Eur che la mandò nel corso degli anni letteralmente in malora, unitamente alle tribune, ai magazzini ed alle altre pertinenze dell’impianto dove, con sempre maggiori difficoltà, continuavano ad allenarsi e gareggiare fior di pistard del Corpo Forestale e della Nazionale Italiana della Pista, assieme a tanti altri ragazzi.
Alcuni anni fa, a pista ormai completamente sfondata, l’Ente Eur decise di buttare giù tutto per realizzare l’ennesima speculazione edilizia su terreni che valgono milioni di euro.
Il bello, in quel caso, fu che per demolire ciò che restava venne usato addirittura l’esplosivo, ma con il piccolo particolare che un impianto in legno realizzato alla fine degli anni ’50, per le tecniche costruttive di allora, prevedeva l’impiego di grosse quantità di amianto che quella stessa esplosione polverizzò nell’aria un pomeriggio d’estate senza che la cittadinanza (e anche le Autorità Sanitarie a quanto si è appreso dai giornali) ne fossero state informate.
Agli amici che vogliono difendere il mitico Vigorelli (ed a cui plaudo per la bella iniziativa), dico di farsi poche illusioni…
Cosa volete mai aspettarvi da una Giunta Comunale come quella milanese, che con i lavori dell’Expo sta cementificando il possibile e pure l’impossibile di quella città?
I “palazzinari” hanno sempre avuto il loro peso nelle campagne elettorali dei Sindaci delle grandi città, e c’è da scommettere che quel peso, purtroppo, continueranno ad averlo assieme ai loro “compagni di merende” (che poi sono i banchieri).
La possibilità per invertire questa tendenza l’abbiamo avuta pochi giorni orsono in parecchi Comuni d’Italia, però…
Però l’importante è che il “mostro” sia stato sconfitto, e per questo sbattuto per chissà quanti giorni ancora sulle prime pagine di giornali che (è bene ricordarlo) vivono solo grazie ai partiti collusi con i grandi poteri economici.
Massima del giorno: “Potevamo vincere la guerra con questa gente”? (mio nonno).
Bartoli64
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