Beta, il colombiano che scatta sempre

FIGURE E FIGURINE | 19/05/2013 | 18:39
di Angelo Costa    .


Le montagne chiamano Carlos Alberto Betancur Gomez, per tutti Beta. Lo ha ribattezzato così uno dei suoi tecnici, che un giorno lo chiamò via radio per invitarlo a non andare in fuga: quando finì di pronunciarne il nome, il colombiano aveva già un paio di minuti di vantaggio. Beta ha 23 anni, ma ne dimostra molti di meno: oltre ad aver la faccia da bambino, è uno dei rari corridori in cura dall’ortodontista per raddrizzare i denti. Non è l’apparecchio a farlo volare: per decollare, gli basta incrociare una salita. E’ il suo istinto: quando la strada sale, lui va. Gli viene talmente naturale che, quando la squadra arriva in albergo, lui cerca subito le scale.

Betancur, che corre per la francese Ag2r, è un generoso: in corsa non pensa solo a se stesso, ma anche ai connazionali, perchè ‘fra noi colombiani c’è grande rispetto: quando possiamo, ci diamo una mano’. Sotto la neve del Galibier arriva come se fosse reduce da una passeggiata sul lungomare di Fregene: strada facendo, ha prestato i guanti a Duarte, colombiano della Colombia, perché aveva freddo, la mantellina a Rubiano Chavez, colombiano dell’Androni, perché doveva andare in fuga, e i gambali a Sarmiento, colombiano della Cannondale, perché se li era scordati in camera. Così, quando il suo compagno Pozzovivo gli ha chiesto un indumento per proteggersi dal freddo, Beta ha allargato le braccia: ‘Non posso, non sei dei nostri’.

Betancur è già popolarissimo in Sud America: ogni giorno si confida all’unico inviato della radio colombiana, che al Giro segue una piccola comunità di quindici corridori. Al microfono, dal primo giorno, Beta ripete con grande onestà: ‘Punto a una bella tappa, se posso faccio classifica’. Ci sta provando con la tattica dei secondi posti: quello sul Galibier è solo l’ultimo della serie. Ne aveva ottenuto un altro sull’altopiano del Montasio, dove si è arreso al connazionale Uran: con grande onestà, ha detto di non averlo inseguito ‘perché fra noi colombiani c’è grande rispetto: quando possiamo, ci diamo una mano’. E aveva ottenuto il primo a Firenze, dove ha rimontato e battuto il connazionale Pantano, arrivando a braccia alzate: con grande onestà, ha detto di non sapere che davanti c’era Belkov ‘perché avevo la radio rotta’. Una volta insegue, l'altra no: per togliersi il dubbio, gli converrà correre dove non ci sono colombiani.

La frase del giorno. «Qui scattò Pantani per poi andare a vincere all’Alpe d’Huez». (Francesco Pancani, voce Rai, unisce due imprese del Pirata distanti un anno).
 
 
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COMMENTI
bravi colombiani
19 maggio 2013 19:10 SERMONETAN
Ma stanno tutto il giorno a ruota nn interessano a nessuno quando vanno via ,fanno lo scattino delle 30 pedalate e niente piu'.E poi sappiamo tutti i loro valori fateli stare in ITALIA tutto l'anno,e quando arrivano piu'

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