Ferrara: che bello vedere il Giro nella mia Napoli!
GIRO D'ITALIA | 03/05/2013 | 11:00 Dice di essere l’unico napoletano DOC che il gruppo abbia mai avuto, scappato alla malavita grazie al padre che l’ha avviato al ciclismo ed oggi, si ritrova spettatore da lontano di una corsa che forse avrebbe voluto disputare come nessun’altra mai. Forse non lo dice, ma il fatto che nessun degli amici giornalisti lo abbia cercato un po’ lo ha infastidito. Raffaele Ferrara ha appeso la bici al chiodo nel 2010, al Giro di Romagna in maglia Carmiooro NGC. La voglia non era più quella di un tempo ma se avesse anche solo sospettato che il Giro 2013 un bel giorno sarebbe partito dalla sua città, probabilmente ci avrebbe pensato eccome. “Se fossi al Giro - racconta il campano trapiantato a Castelfranco Veneto - porterei i miei compagni a vedere la Napoli più vera, quella della gente. Ci sono tanti bei posti, Piazza del Plebiscito, la città sotterranea e altri, ma l’atmosfera che si respira in certe zone resta unica. Credo che già atterrando l’altro ieri all’aeroporto Capodichino, tutti abbiamo potuto ammirare il Vesuvio ed il Golfo. Poi però, entrando nei vicoli degli scugnizzi, dove è cresciuta la gente come me, puoi capire tante cose ed assaggiare la città più vera”. “Non credete alle balle. Qui non è il Far West la gente non ti ammazza o deruba - puntualizza Ferrara -, respiri il sentimento cantato nelle canzoni di Pino Daniele, Nino D’angelo, Roberto Murolo e Gigi D’ Alessio. Qui Lucio Dalla ha creato Caruso ed hanno preso vita le commedie di Eduardo De Filippo e Totò. Fateci caso, sono tutte ambientate nei vicoli, non nei luoghi storici”. A Napoli il rapporto con il ciclismo è strano, si tratta di una città calciocentrica: “I napoletani subiscono il fascino della bici, amano i suoi campioni, ma non abbiamo le strade e le condizioni per girare in sicurezza - continua Ferrara - il sidaco De Magistris si è impegnato per realizzare una pista ciclabile. Bisognerà capire come riusciremo ad accogliere un evento come il Giro fatto di gente e che richiede tanti spazi, non è come una partita di pallone dove i tifosi vengono accolti allo stadio. Ultimamente abbiamo avuto anche la vela, forse sì, la città sta cambiando”. A dire il vero Ferrara il Giro non lo ha mai corso, ma ha corso e terminato Tour de France, Vuelta Espana, Romandia e tutte le classiche. Questioni tecniche, andava forte con il caldo, o di squadra, ha militato con Gotti ed altri campioni che avevano la precedenza. Eppure un Giro, baby lo ha vinto nel 2010 in maglia Trevigiani. “Poi non avevo il fisico per una gara da 3 settimane - spiega ancora Ferrara - e in quel periodo non si puntava sui giovani. Tante pressioni dagli sponsor e risultati che dovevano arrivare subito”. “Ho provato ma alla fine non c’erano nemmeno i tecnici a sostenerti. Ho imparato a fare una cronometro solo grazie agli insegnamenti di Laurent Dufaux, che mi ha spiegato che oltre alle concentrazione ci voleva tanto altro”. Oggi Ferrara in bici ci va poco, lavora nell’azienda di famiglia, è DS di terzo livello ma solo per i suoi figli, Justin e Sonny. Ad ottobre diventerà padre per la terza volta. “Avremo i fratelli Ferrara in bici” e ci saluta con quella solita battuta sempre pronta da eterno scugnizzo.
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