GIRO D'ITALIA | 02/05/2013 | 18:55 Gianni Savio ha fatto le carte al Giro, dall'alto dei suoi 29 anni di esperienza della corsa rosa. La location è stata quella di Avellino, presso la sede dell’Us Acli dove, a nome dello sponsor Androni, ha anche consegnato giocattoli al presidente regionale Giampaolo Londra e ad Alfredo Cucciniello, membro di presidenza nazionale delle Acli. «Sport è anche solidarietà, come abbiamo fatto a Roma e Cosenza con iniziative benefiche, ci fa piacere vedere il sorriso dei piccoli attraverso un piccolo dono», ha sottolineato Savio, team manager dell’Androni Giocattoli Venezuela, formazione multietnica che vanta elementi di spicco quali Franco Pellizotti, Campione Italiano in carica, Emanuele Sella, Giairo Ermeti, Fabio Felline, Mattia Gavazzi, Diego Rosa; due venezuelani, Tomas Gil e Jackson Rodriguez, e un colombiano, Miguel Angel Rubiano. «E’ bello vedere gareggiare, accanto agli “squadroni”, compagini con budget più limitati ma ugualmente competitive e con la voglia di vincere. Quest’anno ci sono Wiggins e Nibali al 50% per la vittoria. Noi inizieremo con l’entusiasmo che ci ha contraddistinto anche nelle ultime stagioni. Con tenacia e impegno faremo del nostro meglio. Interpreteremo la gara con determinazione, portando sulle strade la maglia tricolore di Pelizzotti», ha spiegato Savio nel corso della conferenza stampa. Ciclismo uguale doping: un’affermazione ancora attuale? «Ritengo che oggi non lo sia più. Questo meraviglioso sport paga sicuramente le colpe del passato quando si è usufruito di un permissivismo che attualmente non è più concesso. Come fenomeno il doping è presente in ogni sport, ma chi ha pagato di più è stato forse proprio il ciclismo più o meno giustamente. E’ giunto però il momento di credere in un nuovo ciclismo. Oggi abbiamo mezzi più efficaci come i passaporto biologico con controlli a sorpresa sui corridori. Per quanto ci riguarda, saremmo noi stessi a fermare il ciclista che presenta risultati alterati, prima di tutto per salvaguardare la sua salute». In Italia si sta forse assistendo a una carenza di fenomeni rispetto al passato. «Indubbiamente ci sono meno talenti del passato ma tanti giovani volenterosi e pieni di entusiasmo. Forse la motivazione è semplicemente di tipo ciclico. E’ avvenuto in altre nazioni, dalla Spagna alla Francia. Credo sia un fatto “fisiologico”». Quale ritiene sia il fattore determinante per formare un team vincente? «Sicuramente l’entusiasmo. Personalmente cerco di svolgere il ruolo di “motivatore”, cercando di infondere in tutti i ragazzi, che siano più o meno giovani o esperti, una carica di tipo psicologico. E’ fondamentale non lasciarsi abbattere dagli eventi, consapevoli che con la calma e la giusta concentrazione si possano raggiungere i risultati. E’ questo che mi sento di comunicare anche a tutti i giovani sportivi e appassionati che inseguono i propri sogni. Credere sempre in sé stessi, senza arrendersi mai».
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