Alcide Cerato tuona: «Il Pro Tour è peggio del doping»

| 01/03/2006 | 00:00
«Per il ciclismo italiano il Pro Tour è peggio del doping». Alcide Cerato, presidente del Consiglio del Ciclismo Professionistico Italiano, va giù pesante, e lo fa senza mezze misure. All'indomani degli inviti fatti da Rcs Sport ai 20 Team di Pro Tour più due «wild-card» (Panaria e Selle Italia) per partecipare al prossimo Giro d'Italia (6-28 maggio), il numero uno del ciclismo professionistico italiano tuona la sua rabbia. «In questi mesi sono stato zitto e buono - spiega -, a vedere, ascoltare, parlare e attendere. Ma dopo aver visto che ognuno fa la propria strada e i propri interessi ho deciso di far sentire la nostra voce. Il Pro Tour, del quale pochi hanno capito bene cosa sia e cosa voglia portare, ha solo prodotto una cosa: il ciclismo italiano non conta più nulla. Tolte la Lampre-Fondital e la Liquigas, team di Pro Tour alla stessa stregua della italo/tedesca Milram, le formazioni "professional" affiliate in Italia e che pagano le tasse nel nostro Paese, non hanno la benché minima considerazione e tutela. Parlo a nome della Acqua & Sapone, della Ceramica Flaminia, della Naturino Sapore di Mare, del Team Miche, così come per la Universal Caffé, la Androni Giocattoli e la OTC Lauretana. Formazioni di seconda fascia, che hanno però il compito non secondario di svolgere il prezioso ruolo di serbatoio della squadre più grandi. Sono il Chievo, l'Udinese o il Livorno del calcio. Lo stesso Michel Platini, grande e indimenticato fuoriclasse della Juventus e della nazionale francese, oggi dirigente di livello mondiale, è contro al numero chiuso, ad un campionato europeo fatto solo di grandi club; noi del ciclismo, invece, abbiamo creato un meccanismo chiuso (20 squadre), antisportivo (chi ha garanzie finanziarie riceve dell'Uci una licenza di quattro anni, che permette loro di svolgere attività di alto livello), che preclude ogni possabilità di accesso a questi piccoli ma importanti team. So che lunedì prossimo a Parigi si riuniranno per discutere di Pro Tour. Sul tavolo c'è già una riforma, per una cosa pensata male e proposta ancora peggio. Spero che arrivino a trovare un meccanismo tale che possa dare la possibilità anche ai team minori di correre. Altrimenti mi auguro la scissione dei tre Grandi Giri. Lo dico a chiare lettere: spero che Giro, Tour e Vuleta escano da questo circuito e lascino libero accesso alle loro corse. Lo ripeto, il Pro Tour così com'é è la rovina del ciclismo. E' una lobby per pochi eletti, priva di riconoscimenti sportivi». E ancora: «Mi domando come mai nessuno ancora abbia pensato di ricorrere al TAS (Tribunale dell'Arbitrato Sportivo). Non è detto che non si decida di farlo noi per i nostri affiliati. Non si è mai visto che una squadra acceda al ciclismo che conta solo per la propria forza finanziaria e non per meriti sportivi. E' come se Milan, Juventus e Inter, per i loro bilanci in ordine, avessero la garazia di fare la Champions Legue per quattro anni. Sarebbe ridicolo: il Pro Tour, così come è stato proposto e organizzato, lo è».
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