VERSO L'8 GENNAIO. Hernando:«Otto ciclisti e una squadra in più»

| 30/12/2012 | 14:36
Dopo l'appello lanciato da tuttobiciweb (/index.php?page=news&cod=54954&tp=n) si è aperto il dibattito riguardante le wild card del Giro d'Italia 2013. Nella situazione d'emergenza che sta vivendo il ciclismo di casa nostra, la corsa rosa dovrebbe proseguire nella sua mira internazionale o rivolgere un occhio di riguardo verso le squadre italiane?
Abbiamo posto questo interrogativo a stimati colleghi e uomini di ciclismo, fino al fatidico 8 gennaio vi proponiamo una ad una le loro risposte. Oggi è la volta della collega spagnola Ainara Hernando Nieva,
redattrice di Ciclismo a Fondo e collaboratrice di Bicisport.

«Fossi lì darei per prima cosa una pacca sulla spalla a Michele Acquarone per la difficile scelta che con il suo gruppo di lavoro deve prendere. Qualunque squadra inviti al prossimo Giro d'Italia sarà bersaglio di critiche perché è impossibile accontentare tutti. Da un altro punto di vista però credo dovrebbe sentirsi fortunato perché ci sono almeno sei squadre che vogliono uno dei tre posti disponibili. Il Giro è come una bella ragazza a una festa con la quale tanti pretendenti desiderano ballare, la partecipazione viene contesa perché è preziosa. Deve essere una bella sensazione, ma questo non significa che la situazione non sia complicata, soprattutto perché la responsabilità come sottolineate è grande: lasciando fuori un team italiano si rischia di mettere a rischio il suo futuro.
Ma il Giro d'Italia può essere il salvatore del ciclismo italiano? Tifosi e media spesso pensano che gli organizzatori dovrebbero agire come il Messia o come una ONG che supporta le squadre del paese, ma non è così. RCS Sport è un'azienda e come tale, il suo scopo è fare soldi e valorizzare al meglio il suo prodotto, vale a dire la sua corsa.
Si è discussa la possibilità di aumentare a cinque le wild card per evitare questo problema, personalmente non credo che questa sia la soluzione soprattutto per questioni di sicurezza. Non possiamo dimenticarci un precedente recente come la tragica morte di Wouter Weylandt nel 2011, anno in cui lungo le strette e tortuose strade italiane in gruppo c'erano nove ciclisti in più rispetto alle altre edizioni.
La scelta dovrebbe tener conto in primis il merito sportivo. Acquarone e gli altri deputati alla scelta dovrebbero sedersi a un tavolo e analizzare le prestazioni delle formazioni candidate relative all'ultimo anno e i risultati raccolti in particolare nelle gare di RCS Sport, quindi decidere, indipendentemente dalla nazionalità quali siano le più meritevoli. Purtroppo però il ciclismo non è uno sport che si basa solo sui meriti sportivi, basta guardare all'organo che ci governa, l'UCI, e al suo sistema controverso di punteggi. Come possiamo chiedere all'organizzatore di una gara (una società privata) di prendere decisioni basate su un criterio così logico ed etico come il merito sportivo quando chi guida il suo sport non lo fa? Parte del problema è dovuto al fatto che, se non invitano questa e quella squadra, ogni volta viene demonizzata la figura degli organizzatori dei grandi giri. Nello specifico italiano, ripeto, Acquarone non è il Messia del ciclismo italiano, solo un dirigente che cerca il meglio per la sua azienda. Un organizzatore che vuole il più grande spettacolo e la copertura mediatica maggiore per il suo evento.
Cosa fare quando, come è successo l'anno scorso, si presenta una squadra con un dossier che assicura grandi investimenti in pubblicità e massimo impatto al team e alla corsa nelle reti sociali? Mettetevi al posto di Acquarone. Rifiutare di invitare una squadra così sarebbe da stupidi. É come avere sul tavolo del caviale e della polenta. Tutti sceglierebbero il caviale.. anche se la maggior parte di noi non l'ha mai assaggiato. In un ciclismo così globalizzato com'è quello attuale non si può chiudere la porta a ciò che viene da fuori, per il Giro d'Italia significherebbe porsi dei limiti, dei confini più stretti di quelli a cui può ambire.
Dalla Spagna, la visione della corsa rosa negli ultimi anni è cambiata radicalmente. Negli anni novanta e nei primi anni del duemila era considerata una corsa solo per italiani e solo i fan di ciclismo più accaniti la seguivano, ora è diventata molto più popolare e ha conquistato una maggiore copertura mediatica. E questa è solo conseguenza dell'internazionalizzazione a cui si è aperta la gara.
Nel Giro d'Italia 2011 è stata riscontrata una netta crescita di seguito in Spagna attraverso i social network della corsa e ciò è dovuto in gran parte alla partecipazione alla corsa rosa di Alberto Contador. È vero che in questo momento l'attenzione e il tifo che riesce a smuovere il madrileno non sono comparabili con nessun altro atleta italiano o straniero, ma questo è certamente un aspetto da considerare.
Naturalmente questa è l'opinione di una "straniera", una recensione dagli occhi di una giornalista non italiana.
Mi chiedete un confronto con gli inviti alla Vuelta a España? Nel 2011 quando il team Caja Rural è rimasto fuori dalla Vuelta, come l'anno precedente successe a Kaiku, sugli organizzatori sono piovute un sacco di critiche. Lo sponsor si tirò indietro costringendo la squadra alla chiusura sostenendo che senza Giro di Spagna non poteva continuare il suo impegno. In realtà questa motivazione è semplicemente stata una scusa migliore delle altre per ritirare la sponsorizzazione, anche perché ora stiamo vivendo un caso opposto come quello del team Andalusia, che nonostante sia sempre stata invitata alla Vuelta il prossimo 31 dicembre sarà costretta a chiudere i battenti. In ogni caso, non sono gli organizzatori della Vuelta, del Giro o del Tour i colpevoli diretti del fallimento di certi progetti e dello stato del ciclismo nel loro paese.
Forse la soluzione una volta per tutte è che una grande corsa porti avanti la sfida per ridurre il numero di corridori per ogni squadra partecipante a otto corridori così da poter inserire più team. Il Giro d'Italia è da sempre riconosciuto come la corsa a tappe più audace in termini di percorsi (e trasferimenti). Non ho alcun dubbio che se RCS Sport avrà il coraggio di imboccare questa strada, il Tour e la Vuelta seguiranno il suo esempio».

13.a puntata - segue

a cura di Giulia De Maio

LE INTERVISTE PRECEDENTI

29 dicembre - Beppe Conti
28 dicembre - Maurizio Crosetti
27 dicembre - Michele Acquarone
26 dicembre - Riccardo Magrini
25 dicembre - Gian Paolo Porreca
24 dicembre - Nando Aruffo

23 dicembre - Giorgio Viberti
22 dicembre - Jean Francoise Quenet
21 dicembre - Paolo Viberti
20 dicembre - Paolo Tomaselli

19 dicembre - Angelo Costa
18 dicembre - Cristiano Gatti

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COMMENTI
Complimenti
30 dicembre 2012 18:32 forzagibosimoni
Il commento più completo e ragionato tra le opinioni finora pubblicate.

30 dicembre 2012 21:05 mace
Sono daccordo. L'articolo più sensato, più ragionato, più obiettivo far tutti quelli pubblicati finora!Bravissima! Gli opinionisti italiani imparino!

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