L'INTERVISTA. Meglio dopato che in bilico

| 28/09/2012 | 08:55
FOSSANO. Il castello dei Principi d’Acaja fa bella mostra di sé in una mattinata talmente tersa da far apparire sua maestà il Monviso  a pochi chilometri, mentre in effetti è laggiù in fondo, verso ovest. Il Gran Piemonte ha chiamato a rassegna i primi corridori alla firma di partenza quando un atleta alto e magro s’avvicina a capo chino. La gente capisce subito che si tratta di un campione, perché i bordini sui bicipiti della sua maglia riproducono i colori dell’arcobaleno. Dunque trattasi di un ex iridato. Sì, è Alessandro Ballan, campione del Mondo nel 2008 a Varese, dove trionfò con un colpo di mano finale. E’ un trampoliere senza ali, il veneto, un ragazzo che si porta dietro un velo di mestizia. E nel ciclismo ciò significa zavorra, come se nella faretra ci fosse non il rifornimento ma un peso insostenibile. Ballan è tuttora invischiato in un’antica inchiesta della Procura di Mantova, ma non è mai stato trovato positivo, né il suo passaporto biologico ha mai registrato anomalie. Eppure, dalla fine del 2008, il fenicottero della Bmc è stato bollato come dopato. E in quanto sotto inchiesta, il suo nome è stato depennato dall’elenco dei convocabili in azzurro.
Alessandro, come si vive una situazione simile?
«Male, malissimo. Da quando sono stato escluso dalla Nazionale, faccio fatica ad allenarmi».
E pensare che il ct Bettini ha detto a chiare lettere che il suo nome era tra quelli prescelti...
«Mi ha fatto molto piacere. Sì, con Bettini c’era stata un’intesa e anche per questo ero uscito dalla Vuelta in splendide condizioni».
Che cosa avrebbe fatto a Valkenburg?
«Con un simile Gilbert (che oltretutto è suo compagno nella Bmc, ndr) sarebbe stato difficile puntare all’oro, ma un podio poteva essere alla mia portata perché quel tipo di traguardo era particolarmente adatto alle mie caratteristiche».
Quando finirà la sua storia infinita?
«E’ molto brutto quello che sto per dire, ma forse sarebbe stato meglio risultare positivo all’antidoping, perché così almeno mi sarei fatto due anni di suqlaifica e poi avrei ricominciato daccapo. Così, invece, mi stanno ammazzando perché non si riesce a vedere la parola fine di tutta questa vicenda assurda».
Che cosa le dicono i tifosi?
«Che queste cose possono accadere soltanto in Italia».
E i dirigenti della sua Bmc?
«Sono dalla mia parte e li ringrazio. Ho ancora un contratto per il 2013 ma si sono già fatti avanti per confermarmi anche per il 2014. Almeno questo mi aiuta ad andare avanti con impegno».
Che cosa la delude di più?
«I tempi e i modi della giustizia italiana. Io accetto il lavoro dei giudici, ma possibile che da quattro anni debba vivere una realtà così assurda?».

da «Tuttosport» del 28 settembre 2012 a firma Paolo Viberti

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COMMENTI
autodenunciati
28 settembre 2012 09:20 superpiter
e fatti squalificare.. problema risolto

SONO DACCORDO....
28 settembre 2012 13:39 ewiwa
Sono daccordo con Reverberi e Dezan....mica due qualsiasi.....io lo dico da sempre e lo ripeto: tutto questo finirà insieme all'IPOCRISIA quando ci sarà il doping libero!!!!!

28 settembre 2012 13:49 froome
D'Accordissimo con Elvi e con il grande Bruno. Il problema non è il doping nel ciclismo, è gran parte della società civile che è dopata.

elvi ed ewiwa--
28 settembre 2012 13:58 claudino
sono daccordissimo con voi e parole sacrosante quelle dette da bruno reverberi.....nn finira..... mai!!!

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