L'INTERVISTA. Sciandri: «L'Italia vive sugli allori»

| 26/07/2012 | 11:51
La nazionale più nazionale di tutte, quella British e di Sua Maestà la regina, quella del mondiale di Cavendish e dello stesso Cavendish predestinato, qui, sabato, all'oro su strada, la nazionale del Tour di Wiggins e delle sette tappe vinte da cinque britannici e dei tre ori in pista a Pechino firmati sir Chris Hoy che adesso fa anche il portabandiera tanto conta la bici da queste parti, ecco, questa nazionale schiacciasassi l'abbiamo fatta noi. In Toscana. Mica bello.

Tante grazie a Maximilian Sciandri, classe '67, ex corridore professionista, italiano di Derby naturalizzato inglese dal 1994, prima medaglia su strada di Sua Maestà ai Giochi, anno 1996, Atlanta, fu bronzo, ora diesse di Cadel Evans.


Tante grazie davvero, perchè Maximilian, dal 2005 al 2010, ha avuto la bella idea di offrirsi alla federazione inglese per svezzare manciate di giovani di belle speranze. Racconta: «Ho proposto a Dave Brailsford, il patron, il guru del ciclismo inglese, a capo della nazionale e anche del Team Sky, di organizzare una vera e propria Academy della bici qui in Italia, dove vivo, a Quarrata», dove, ma guarda caso, vive anche Mark Cavendish. «All'epoca la nostra nazionale era forte solo su pista, però vedevo giovani di grandi potenzialità, a partire proprio da Mark».


Così, mentre noi ci crogiolavamo convinti che i Bettini e i Basso sarebbero stati eterni, questo avamposto inglese in terra nostra metteva le basi del futuro e un po' ci pirlava visto che il loro futuro è adesso un presente imbarazzante per noi e bello per loro. Magari, poi, sabato, i ragazzi di ct Bettini, i nostri Nibali, Modolo, Trentin, Pinotti, Paolini e Viviani, magari faranno l'impresa, perché «pochi calcoli e tanti fatti» spronava ieri il ct azzurro, perché «se la dovranno sudare», perché «dobbiamo farli fuori prima che lancino Cavendish, perché mi piace improvvisare».

Però, sulla carta è dura, diamine quanto è dura. Per Cavendish e Stannard, svezzati da Maximilian, e gli altri tre del quintetto olimpico (Wiggins e Froome primo e secondo al Tour, e Millar), lo sarà molto meno. Unica incognita per loro, la pressione che il tifo di quest'isola scopertasi biciclettara gli metterà in spalla. Perché, ammettiamolo, non è più l'Olanda la terra delle pedalate, ma l'Inghilterra; e Londra la città simbolo. Perché qui non ci sono ciclabili e mondi variegati che pedalano come ad Amsterdam, qui le bici sfilano nel traffico e chissenefrega se è pericoloso, le macchine comunque frenano, scartano, ammutoliscono perché si rispetta chi pedala, perché la bici è glamour, è moda. A Londra luccicano di più le vetrine dei concessionari di bici che quelle delle auto fuoriserie. Anche qui nel Mall del parco olimpico stessa cosa, lo store dell'italianissima Pinarello vincitrice del Tour scintilla più delle vetrine degli orologi extra lusso e sabato quest'altra Italia armerà 4 quinti degli inglesi.

«Fatto sta, a Quarrata - prosegue Sciandri - la mia Academy ha cresciuto scalatori, passisti, velocisti e dodici o tredici di questi sono ora professionisti. Quanto al ciclismo azzurro, i tempi d'oro sono finiti ed è colpa del mondo dilettantistico italiano, un mondo basato esclusivamente sulla vittoria, dove se il giovane under 23 deve trionfare, non può sbagliare perché far secondo non conta niente. Invece il nostro obiettivo era diverso, era dare ai giovani inglesi la possibilità di sbagliare e di imparare. Per me era ed è un passaggio fondamentale per arrivare al professionismo: devi sbagliare, devi imparare, devi provare, devi capire quali sono i tuoi limiti e solo col tempo spingerti oltre. Cosa che invece un dilettante italiano, in quei 3-4 anni non fa, non può fare perché deve pensare solo a vincere. E allora dico che l'Italia i talenti ce li ha, solo che vengono in gran parte bruciati fra i dilettanti».

Questo il primo malessere del ciclo azzurro, perché ce n'è pure un secondo. «Nel crescere talenti, in Italia - conclude Sciandri - non c'è nessuna metodologia veramente nuova, siamo datati. Il Giro l'ha vinto un canadese, il Tour un inglese, Nibali terzo ma c'era un abisso. Pensate che durante l'esperienza dell'Academy, dal 2005 al 2010, la Federazione inglese mi mandava nutrizionisti e psicologi a controllare persino come gli atleti erano alloggiati in stanza, se c'era luce, spazio, e per insegnare loro a cucinare. Sì, gli inglesi hanno programmato tutto, l'Italia molto meno. E forse sarebbe ora di smettere di vivere sugli allori e di fare un esame di coscienza»

da «Il Giornale» del 26 luglio 2012 a firma Benny Casadei Lucchi
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COMMENTI
26 luglio 2012 13:21 foxmulder
"...e un po' ci pirlava visto che il loro futuro..."
Pirlava, voce del verbo pirlare? Direi che a proposito di pirlate ne abbiamo fatte e ne stiamo facendo parecchiotte...

Nuove metodologie.......
26 luglio 2012 16:56 passion
Sorvolando su quello che Sciandri ritiene essere il primo motivo del malessere del ciclo azzurro (sul quale ammetto di non avere sufficienti e più ampi elementi di valutazione), credo che a margine dell’articolo ci sia un appunto su una problematica che credo possa essere affrontata e risolta.
METODOLOGIA “VERAMENTE” NUOVA: Detta così sembrerebbe che gli anglosassoni abbiano scoperto la “luna”. Perché, se di scoperte si può parlare, ai corsi di formazione e aggiornamento dei Tecnici non si illustrano soprattutto gli aspetti pratici, attuativi e di gestione di queste metodologie?? Nei nostri corsi ci si riempie la bocca di “ripetute”, Sviluppo della forza”, “lavoro funzionale alla gara”, “lavori intervallati, intermittenti, ecc…”, ma quanti dei nostri tecnici conoscono tempi, quantità durata e periodizzazione dei lavori ?.............. Perché non si formano Tecnici che abbiano anche capacità e conoscenze operative e non solo pericolose infarinature ? ……………… MISTERO!!!
FORMAZIONE, questo è il nostro limite. Non credo che ai nostri ricercatori manchino la possibilità e le occasioni di confronto con le altre scuole.
Il problema credo sia nel passaggio sul campo delle conoscenze, le modalità attuative e non solo descrittive delle metodologie, sia in termini quantitativi che qualitativi e di tempistica.
Se veramente, come dice Sciandri, questo è uno dei nostri mali, non vedo altre soluzioni, se poi i mali sono altri……………… non saprei cosa aggiungere.

te la potevi risparmiare
26 luglio 2012 16:57 cesco381
e si caro Sciandri, questa te la potevi proprio risparmiare. il tempo ci dirà quali sono le cose vere e quali sono le cose artificiali, comprese quelle dell'ultimo tour. per quanto riguarda il resto mi sembra che il buon Sciandri si sia fatto uno spot pre-prossimo ct dell'Italia. sarebbe da stolti non riconoscere illavoro fatto dagli inglesi ma da qui a dire che siamo diventati tutti così così bisogna stare attenti, che il ciclismo italiano non viva un bel momento lo sappiamo un pò tutti, forse meno il consiglio federale della FCI, ma verrà anche il tempo dei cambiamenti, si spera. nel frattempo ci godiamo le vittorie degli inglesi trapiantati in terra toscana, vicino Pisa e dintorni con annessi e connessi.

Ottimi spunti di riflessione
26 luglio 2012 18:06 Bartoli64
Il post di Passion, e in parte anche quello di Cesco381, offrono ottimi spunti di riflessione su quanto ha detto oggi il buon Maximilian Sciandri.

A parte il fatto che nel campo delle metodologie (intese come singoli mezzi di allenamento o “lavori” che dir si voglia) non c’è ancora molto da inventarsi visto che tutti i “mezzi” oggi conosciuti riproducono le varie situazioni che accadono poi in corsa, tant’è che Chris Carmichael (il preparatore di Armstrong) ne arrivò a classificare ben 23!

La vera scoperta, semmai, va fatta con il capire come modulare tali mezzi d’allenamento in quantità ed intensità, nonché quando vadano esattamente somministrati agli atleti durante tutto l’arco della stagione, cosa questa in realtà molto complicata e su cui tutti i metodologi dell’allenamento (ma proprio tutti) hanno sbattuto la testa.

Sciandri ha poi dato altri ottimi argomenti allorquando ci parla della gestione dei ns. dilettanti (sulla quale è un po’ difficile dargli torto), nonché sulla programmazione che le federazioni anglosassoni (inglese e australiana in primis) hanno fatto nel tempo e che ora sta dando più che ottimi risultati.

Altro buon argomento l’inglese di Toscana ce lo offre quando parla della cura maniacale di molti dettagli, che vanno dall’imparare a cucinare le cose giuste, alla disposizione delle camere e all’alimentazione, tutte cose che (per troppi anni) il ns. ciclismo ha praticamente ignorato impegnato com’era alla ricerca spasmodica della c.d. “farmacia proibita”.

In questo senso, caro Cesco381, credo che Sciandri abbia fatto bene a non risparmiarsi nell’esposizione di questo suo pensiero riguardante la differenza (piuttosto netta purtroppo) che oggi esiste tra “italbici” ed il ciclismo anglofono.

Tutto questo, ovviamente, fatti salvi futuri e nefasti imprevisti (di certo non riguardanti l’allenamento, l’alimentazione o la programmazione) che ora non mi va nemmeno di accennare….

Buona serata a tutti e grazie per l’attenzione.

Bartoli64

oh sciandri
26 luglio 2012 21:21 prcorsomisto
oh che tu fai, per me ti stai spianando la strada per una candidatura in nazionale?
Ma suvvia poi dimmi perchè eri in sky non ci sei rimasto?
Non mi sembra che in BMC fai grandi cose visto che i tuoi corridori vanno da altri preparatori, credo sarebbe meglio curare bene l'oticello che hai a disposizione?

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