DA TUTTOBICI. Dossier Giro

| 27/06/2012 | 08:57
È prassi a pochi giorni dalla fine di un Giro ritrovarsi attorno ad un tavolo, bocce ferme e mente sgombra, per ragionare in profondità sull’andamento della manifestazione e tirare un bilancio complessivo. Anche se non servirà a nessuno, anche se sarà vissuta come un’indebita intromissione, ho anch’io un mio personalissimo dossier, ma­turato in tre settimane di stu­dio. Lo offro gratuitamente al servizio della cau­sa, con tanta passione.

Punto primo, il percorso. L’edizione 2012 si è dimostrata nella pratica come già appariva chiaramente al momento della presentazione: noiosa come il morbillo per due settimane e mezza, bella ne­gli ultimi tre giorni. Certo alla presentazione tutti dicono sempre la stessa cosa, “Gi­ro duro, andrà interpretato nel modo giusto, anche le tappe che sembrano più facili in realtà nascondono insidie”. Ma è una recita se­colare, che non andrebbe ascoltata da chi disegna il tracciato. Difatti, nella real­tà, è andata come è andata. Edizione fiacca e barbosa. Ci si può vantare di non aver obbligato i corridori a faticosi trasferimenti, ma non mi sembra un grandissimo ri­sul­tato. Se per sollevarli dal­le fatiche dei trasferimenti li solleviamo anche dalle fatiche della tappe, il Giro è mor­to. Piacerà molto al grup­po, piacerà zero al pubblico. Bisogna decidere una volta per tutte a chi piacere.

Punto due, il cast. Stra­da facendo ci siamo appassionati anche a Rodriguez e Hesje­dal, alla fine persino a De Gendt, però dobbiamo essere sinceri: mai più un cast così misero. E mai più quello Schleck senior che viene soltanto per raccontare in Giro un nome illustre. C’è un bisogno disperato di leader veri, che corrono una cor­sa vera. I Contador, gli Evans, gli Schleck Junior, i Wiggins, i Sanchez, i Nibali. Magari non tutti, ma almeno qualcuno, oltre ai Basso e agli Scarponi. E per favore non tiriamo più fuori la storiella che i campioni evitano l’Italia causa percorso troppo duro: quest’anno, con percorso light, ce n’erano meno ancora. Un fuggi fuggi generale. Poche storie: il Giro de­ve smetterla di essere un Tour di serie B, ma deve tornare decisamente ad essere “la corsa più dura del mondo nel paese più bello del mon­do”. Chi non viene a vincerlo, non sarà mai un campione vero e completo. Come un medico che ha laurea, ma non la specializzazione.

Punto tre, il pubblico. Lo dico davvero con tanta malinconia, ma sarebbe stupido nasconderci la verità: da anni non vedevo così poca gente attorno al Giro. Alcune tappe grandiose (Pampeago e Stel­vio), ma nella media tanti vuoti a bordo strada. Alcune mete, tipo Falzes, tipo Lago Laceno, addirittura desolanti. Di chi la colpa? Dei punti uno e due: percorso anonimo, cast pure. Ma anche del punto quattro, che vado a illustrare.

Punto quattro, la televisione. Immagini di altissimo livello, niente da dire. Cronaca di Pancani-Cassani di assoluta dignità. Ma drammatico l’approfondimento. Il “Pro­ces­so” di quest’anno può passare alla storia come il peggiore di sempre. Inutili sfilate di ospiti inutili, mai un dibattito acceso, mai un’accusa e una condanna, solo quattro chiacchiere in amicizia e un po’ di uncinetto. I casi sono due: o si cambia radicalmente il programma, o quanto meno si cambia il nome. Questo, così com’è, non può più chiamarsi “Processo alla tappa”. È un affronto al fondatore Za­voli. Se vogliono insistere con la formula del borotalk-show, io mi sono segnato una mezza proposta: “Viva tutti”.

Cristiano Gatti
da tuttoBICI di giugno

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COMMENTI
d'accordo con Gatti!
27 giugno 2012 11:36 granditex
Completamente d'accordo con Cristiano Gatti!!
1) una corsa così noiosa non si vedeva da parecchio tempo, perfetta la sintesi di Magrini che alla fine di ogni tappa commentava ironicamente: "bisogna aspettare domani", anche alla ventesima tappa! Del resto con un percorso così poco azzeccato non si poteva pretendere di più..
2) la responsabilità, forte, è degli organizzatori che non riescono a richiamare i grandi nomi e vengono snobbati a tutto vantaggio del Giro di California (e forse in futuro anche del Tour of Sochi). Ma quelli della Gazzetta non si rendono conto che è giunto il momento di darsi una regolata?
3) con tutto il rispetto.. perché farsi un mazzo così, prendere ferie e fare sacrifici per vedere Hesjedal e Joaquin Rodriguez? chiaro che così non va..
4) come dimostrato anche dagli Europei di calcio, i commentatori Rai non sono all'altezza di quelli di Sky o Eurosport... il Processo poi con la De Stefano (ma possibile che non si riesca proprio a fare a meno di lei?) perde nerbo, competenza ed interesse... e gli ascolti calano! W Berton e Magrini, o anche Cribiori!!
4)

Gatti dia qualche suggerimento
27 giugno 2012 13:40 pickett
Cosa dovrebbe fare Acquarone per convincere i big a partecipare al Giro?Sequestrargli un famigliare?Mandare un paparazzo a fotografarli in dolce compagnia,e poi ricattarli?Pagare un ingaggio favoloso?Con quali soldi?Gatti,suggerisca!A mio avviso,per quanto riguarda la stating list,la RCS ormai può fare ben poco;se il Giro non frega a nessuno le responsabilità vanno ricercate nel passato.

Questioni diverse
27 giugno 2012 23:22 sargusti
Sul cast ha ragione. Il problema è che i campioni non vengono per simpatia al Giro perchè pubblichi un messaggio di Acquarone su Tweeter. Certi rapporti si costruiscono di persona: è una questione d'ingaggio e di carisma di chi organizza. Forse l'attuale RCS si è ringiovanita, ma ha poco ascendente sui tecnici delle grandi squadre.
Sul percorso ha parzialmente ragione. Acquarone e i suoi da piccoli guardavano il Tour e hanno cercato di riproporlo. L'unica cosa che ci salvava gli anni scorsi erano i percorsi ondulati, adatti ai colpi di mano e abbiamo rovinato tutto.
Sulla RAI non sono d'accordo. L'altro giorno sentivo Chiambretti criticare aspramente per radio i commentatori RAI degli Europei. Lo stesso ha fatto Aldo Grasso sul Corriere con commenti senza pietà per nessuno. Non è un problema solo del ciclismo, la RAI ha una generazione di giornalisti sportivi mediocri, perchè probabilmente piazzati lì da qualcuno.

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