Roberto Petito, Fabio Baldato e quei "vecchietti" ignorati

| 05/12/2005 | 00:00
Il momento non è dei più felici, questo lo sappiamo. A livello mondiale l'economia ha il fiato corto, e nel mondo del ciclismo il fiatone è anche più evidente. Evidenti sono le conseguenze: squadre con budget sempre più risicati, corridori che faticano a trovare una maglia. Sono tanti i corridori che anche quest'anno rischiano di restare senza un contratto, ma ce ne sono alcuni che meriterebbero di far parte ancora del gruppo. Uno di questo è Roberto Petito, classe 1971, tredici stagioni da professionista alle spalle, sette vittorie nel suo palmares. Anche lui sarebbe dovuto restare nel gruppo di Gian Carlo Ferretti, in quella Sony-Ericsson che purtroppo per tutti noi si è rivelata una bolla di sapone e nulla di più. Atleta serio, Roberto, capace di leggere la corsa come pochi, sarebbe quel tipo di corridore fondamentale per fare gruppo, squadra e insegnare qualcosa ai colleghi più giovani, come del resto Fabio Baldato, un altro vecchietto tosto che meriterebbe di chiudere diversamente la sua onesta carriera di faticatore del pedale, dopo quindici stagioni nella massima categoria e 40 affermazioni al suo attivo. Se Fabio, classe '68, ha forse già dato quello che poteva dare (ma una stagione in più la farebbe più che volentieri e siamo certi che la farebbe alla grande), Roberto è nel pieno della maturità, e non ci sembra giusto che venga "rottamato" anzitempo in questo modo. Lo stesso discorso vale per Alessandro Bertolini, Massimo Codol e Massimo Giunti: anche loro sono senza uno straccio di contratto. Non vorrete mica farci credere che per fare il ciclista oggi sia necessario essere semplicemente giovani, senza uno straccio di qualità?
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