FIGURE E FIGURINE. Va' ndevelde

| 16/05/2012 | 16:55
di Angelo Costa

Si sono persi Vande Velde: il gruppo è partito da Assisi senza di lui. Chissà dov’era finito: l’hanno cercato dappertutto: fra gli stand del villaggio che gli addetti stavano già smontando, dentro i gonfiabili dell’Estathè. L’hanno addirittura aspettato, rallentando la fuga-fotocopia che, come tutti i giorni, è iniziata dopo duecentocinquantasei metri. In squadra hanno pensato che, da buon Christian, l’americano fosse rimasto dentro Santa Maria degli Angeli. Niente di tutto questo, solo un’incomprensione: non essendo dei più giovani, la vigilanza l’ha confuso con uno dei tanti pedalatori che ogni giorno raggiungono la basilica in bici e non l’ha fatto incolonnare con gli altri corridori. Per fortuna con lui c’era un compagno: è stato lui a garantire che fosse davvero uno del Giro.
E dire che Vande Velde non è uno qualsiasi: in questo Giro aperto a tutti, compreso chi sta correndo in California e in Grecia, gli mancano un paio di minuti per arrivare alla maglia rosa. Già indossata, peraltro, quattro anni fa dopo il cronoprologo a squadre: in quell’occasione, il simpatico yankee innescò involontariamente il simpatico concorso ‘Indovina come si scrive’. Tantissimi i partecipanti: ci fu chi lo mise giù come si pronuncia (Vandevelde), chi all’olandese (Van De Velde), chi azzardando ipotesi più suggestive (Vandev’elde) o addirittura provando anche a incoraggiarlo (Va’ ndevelde). Facile immaginare la sua soddisfazione quest’anno quando in rosa è andato il suo compagno Navardauskas: ‘E’ il mio degno erede’, ha raccontato ai giornalisti. Non intendeva parlare del corridore.
Non è la prima volta che Vande Velde si smarrisce: può succedere in una squadra che, essendo finanziata dalla Garmin, confida che i suoi corridori alla fine riescano sempre ad orientarsi. E’ capitato che se lo dimenticassero in albergo, durante un trasferimento l’hanno lasciato alla toilette di un autogrill: ogni volta, si è riaggregato. Ma alla partenza della tappa, però, non era mai accaduto. Per cautelarsi, il buon Christian, da oggi ribattezzato Vande Retro, si è accordato con Slagter e Marczynski, altro atleta divertente da mettere per iscritto: chiamandosi entrambi Tom, l’americano ha una garanzia in più per ritrovare la strada, all’insaputa del suo sponsor. Perché l’Italia sarà anche un paese di poeti e di santi: per i navigatori, è meglio arrangiarsi.

La frase del giorno. «Non è un Giro light, alla fine vedrete che sarà duro» (Stefano Allocchio, direttore di corsa, conferma che questa corsa diventerà interessante alla fine, molto alla fine).

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