DA TUTTOBICI. Il dilemma che non ho

| 02/03/2012 | 13:57
Non è un dilemma nuovissimo: meglio pochi ma buoni, oppure più siamo e meglio è, anche se il livello non è eccelso? Si tratta più che altro di un dilemma da festa, o da gita, o da cenone. Ma da un po’ di tempo me lo pon­go per un’altra questione, me lo ritrovo ad ogni inizio di stagione, accorgendomi di come ormai il ciclismo italiano sia ridotto a due vere squadre, parlando ovviamente di altissimi livelli.

Siamo - benissimo, per la verità - rappresentati da Liquigas e Lampre. Il re­sto è tutto un tessuto di squadre più o meno attrezzate, più o meno solide, più o meno serie. Purtroppo, l’organizzazione che si è data l’Uci non lascia molte speranze di salire un giorno al soglio più alto, come succede in altri sport, che prevedono le pro­mozioni sul campo da una serie all’altra. Dobbiamo riconoscerlo: la trasformazione si è rivelata lenta e strisciante, co­me il cambio delle stagioni su boschi e foreste: puoi guardarle in qualunque momento, ma non noti nulla di strano, poi im­provvisamente ti accorgi che tutto è cambiato.

Uguale per il nostro ciclismo: eravamo fermi al gruppone indistinto di diverse squadre presenti in qua­si tutte le corse, ricordo quando alcune addirittura sceglievano se andare o meno a certe classiche (pensa te, facevamo pure gli schizzinosi), improvvisamente ci ritroviamo con una ristretta elite di due formazioni e un ar­cipelago di sottoformazioni che si accontentano di quanto avanza il calendario, cullando la se­greta speranza, un giorno, chissà, se magari un grosso sponsor…

Il problema è che siamo da­vanti ad un circolo vizioso, come più volte tuttoBICI ha denunciato: la squadra giovane e piena di progetti può dannarsi l’anima per convincere un grande sponsor a consentirle il salto di qualità (convincendo a sua volta la commissione Uci di essere abbastanza onesta, forte, soprattutto danarosa), ma mi spieghino gli ideologi di questo sistema come fa un grande spon­sor ad affiancare una squadra emergente se questa è condannata alle frattaglie del ca­lendario.
Certo anche nel calcio suc­cede che non tutte le squadre giochino in se­rie A. Ma succede pure che tutti gli anni tre squadre salgano dal­la B e tre sloggino per fare po­sto in serie A. Chiedo, molto ingenuamente: perché non la­sciare questo margine anche nel ciclismo, al limite ristretto persino ad una sola promozione sul campo, diciamo come bellissimo e doveroso riconoscimento al valore unicamente sportivo? La riposta me l’hanno già data più volte in queste ultime stagioni, come Enzo Iannacci: perché no. Punto e basta.

Così, mentre fior di corridori si ritroveranno frustrati, lontani dalle cor­se vere e dagli avversari veri, noi tutti ci ritroviamo davanti al dilemma iniziale: meglio po­chi ma buoni, oppure più siamo e meglio è? Dal nostro punto di vista, di noi tifosi, meglio adesso con due squadre nella superserie mondiale, oppure meglio allora, quando avevamo squadre e corridori sparsi ovunque?
La mia soluzione ideale è più o meno già espressa: meglio pochi, buoni e ben organizzati, ma con la possibilità che qualcuno con i re­quisiti giusti possa aggiungersi agevolmente. Dovendo invece scegliere tra il sistema bloccato di adesso e l’affollamento un po’ sgarrupato di prima, sinceramente alla fine cedo: scelgo adesso. Sono per squadre vere, con corridori veri, in corse vere. Della miriade di squadrette farlocche e truffaldine, con duecento sponsor paesani sparsi sul­le maglie arlecchino, con gli stipendi arretrati da pagare, con i contributi da versare, con le fatture false, con i corridori tesserati non per meriti ma per sponsor in dote, ecco, di questo sistema non rimpiango proprio nulla. È una brutta cosa, mi toc­ca dare ragione agli affaristi del marketing Uci, ma non ho altra scelta. Spero solo che Lam­pre e Liquigas non si disamorino mai. Soprattutto, che non li faccia disamorare il solito idiota dalla siringa facile.

di Cristiano Gatti, da tuttoBICI di febbraio
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COMMENTI
2 marzo 2012 15:10 azalai
anche io non ho altra scelta... scelgo adesso.
se non ricordo male all'inizio del pro tour c'èra la possibilita di salire grrazie ai meriti e ai punti nella "champions leage" del ciclismo... mi sembra di ricordare la scrigno di reverberi ( con guidi tra i capitani) che dopo una stagione molto vittoriosa guadagnò il diritto di disputare le classiche belghe ed il tour

Dilemma
2 marzo 2012 16:47 extremo1
Penso che tu abbia ragione è difficile districarsi in questa miriade di squadre e di squadrette, ma penso che come tu hai citato, in queste squadre ci sono anche atleti giovani o meno giovani che avrebbero dovuti avere qulche altra possibilità e non rimanere affossati per diversi motivi.

Tutto giusto ma......
2 marzo 2012 17:15 resegone
Tutto giusto x fortuna abbiamo queste 2 squadre, ed un sistema x premiare le piccole squadre serie ed organizzate si DOVEVA TROVARE.Però forse il Signor Gatti non sa che specie nelle squadre continental, non tutte x carità, non è cambiato nulla da una volta,cioè corridori con lo sponsor stipendi da fame ecc. ecc..ecc
Allora ci vorrebbe ancora più selezione o professionisti seri con stipendi dignitosi o dilettanti ..e non tutte queste continental ke fanno comodo solo all'UCI xkè gli pagano l'iscrizione,in più c'e' da dire che la federazione considerta queste squadre il futuro dell'U23 veramente non hanno capito una mazza......

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