L'ARENA. Viviani: «Mi piace fare la spesa con la nonna»

| 22/12/2011 | 16:34

Buono, anzi buonissimo, nella vita. Cattivo, invece, nello sport. In senso agonistico, of course. Elia Viviani, classe 1989, grande talento del ciclismo made in Verona (è nato a Isola della Scala ma vive a Vallese di Oppeano), si descrive così: un po´ dottor Jekyll, un po´ mr. Hyde. Perché in famiglia e nella vita privata è la disponibilità fatta persona. Ma in sella alla sua bici, da bravo leader, il discorso cambia. E non provate a chiedergli a che ciclista si ispiri: «Sono cresciuto con il mito di Pantani e Cipollini. Oggi, da ogni campione, rubo qualche trucco del mestiere, ma mi è difficile trovare un idolo: ho voglia di vittoria e di creare un personaggio, insomma, di farmi diventare qualcuno».
Qualcuno, in realtà, lo sei già diventato. Professionista da due anni con la Liquigas-Cannondale, pluricampione europeo under 23 su pista, nello scratch, e otto vittorie su strada solo nel 2011, a testimoniare una condizione invidiabile. E nel 2012 ci sono le Olimpiadi. Su pista o su strada?
A 22 anni sento che posso giocarmi un´Olimpiade su pista, ma il mio futuro è sulla strada e nel prossimo quadriennio mi concentrerò per questo. La stagione parte già a gennaio, dal 23 al 29, con il Tour de San Luis, in Argentina, e dal 4 febbraio sarò a Donoratico, in Toscana, per il Gran Premio Costa degli Etruschi: lo scorso anno ho vinto, c´è molta attesa. E il Giro d´Italia?
E´ ancora un punto di domanda. Dopo due anni da professionista avrei la maturità e gli stimoli giusti, visto che passerà anche da Verona. Dipenderà da che contributo potrò dare alla squadra e a Ivan Basso. Da giugno, invece, lavorerò più sulla pista, con una preparazione più specifica per l´appuntamento olimpico.
Difficile inquadrarti come corridore, l´impressione è che non ti piacciano le definizioni. Per esempio, non vuoi essere chiamato velocista. Perché?
Il velocista predilige gli sprint di gruppo e le volate, io sono veloce ma ho lo spirito da attaccante, mi piace essere protagonista, anche se non esiste possibilità di vittoria.
Sei così anche nella vita?
Decisamente. Mi piace arrangiarmi, fare tutto da solo. Da quando sono professionista ho un procuratore e un´agenzia di immagine, ma preferisco partecipare in prima persona alle decisioni e occuparmi io stesso delle interviste. Raramente accetto di passare il testimone.
Un modo di fare che deriva dall´impostazione familiare?
Molto probabile. Sono il maggiore di tre fratelli, da sempre ho dato una mano nella gestione dei più piccoli. Forse proprio per questo, anche in famiglia, sono un leader: per il più piccolo, che ha 15 anni e pratica il ciclismo, sono un modello. Per l´altro, calciatore ventenne, un punto di riferimento.
Perché hai scelto il ciclismo?
Avevo otto anni, giocavo a calcio come molti, ma un mio compagno aveva iniziato col ciclismo. Lo vedevo diverso e per curiosità ho voluto provare. Insomma, ho iniziato per scherzo e ora, per me, le due ruote sono diventate un mestiere. Se non fossi un ciclista, avrei potuto essere un calciatore, amo lo stare in squadra. Oppure mi sarei occupato di motori: papà mi ha trasmesso la passione per il rally e ho studiato al Ferraris come perito meccanico. Più probabilmente, avrei continuato l´attività dei miei, che hanno un mobilificio.
Come si coniuga un´adolescenza dedicata allo sport con l´iter scolastico?
Alternare scuola, allenamenti e gare è stato difficile, soprattutto l´ultimo anno. Avevo fatto un pensierino all´iscrizione a Scienze motorie, ma poi ho firmato il contratto con la Liquigas e ora sono via da casa 250 giorni all´anno, non avrei tempo. E per carattere non inizio una cosa che so di non poter portare a termine...
La tua giornata-tipo?
Sveglia alle 8, dalle 10 in sella per gli allenamenti. Intorno alle 15 pranzo, poi massaggi e un giro sui social network per tenermi in contatto con gli amici. Se sono a casa, spesa con la nonna al centro commerciale, oppure un passaggio ai miei fratelli. E alle 18, scatta l´aperitivo al bar del paese con gli amici. La sera? Magari un cinema, se sono all´estero anche in lingua originale: conosco bene l´inglese, abbiamo sponsor americani, lo uso molto spesso anche nelle interviste.
E per una fidanzata il tempo ci sarebbe?
Certo, sono stato fidanzato cinque anni, facevamo anche progetti importanti. Ora sono single da un anno e mezzo, ma sta nascendo qualcosa con un´altra persona. La mia ragazza? Dev´essere disposta a starmi lontana anche un mese, il mio lavoro è così. In cambio, però, offro un progetto di vita, una famiglia e dei figli: mi piacciono i bambini, ne vorrei almeno due.



da L’Arena a firma Elisa Pasetto


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