| 23/07/2011 | 20:30 E’ il gran giorno di Cadel Evans. A Grenoble l’australiano trapiantiato in Svizzera con una cronometro perfetta ha recuperato i 57” che lo separavano da Andy Schleck e, per la prima volta nella Storia, ha portato la maglia gialla finale dall’altra parte del mondo. “Quello che sta succedendo è incredibile, non l’ho ancora realizzato. Ho fatto sacrifici per dieci anni per vivere un giorno come questo”. La crono di oggi è stata perfetta. “Conosceva il percorso a memoria perché lo avevo già fatto al Delfinato e sapevo dove bisognava attaccare e dove rifiatare. Questa mattina mi sono svegliato con ottime sensazioni, sicuro che ce l’avrei potuta fare”. Dal Giro 2001 a oggi sono più le occasioni perdute che quelle sfruttate. “Fin dal mio primo grande giro ho capito che prima o poi avrei potuto vincerne uno, ma poi ho avuto molta sfortuna. L’anno scorso stavo bene quanto adesso, ma sono caduto in maglia gialla e per me è cambiato tutto. In questa edizione, a parte qualche problema meccanico, tutto è filato liscio e ho dimostrato quanto valgo”. Quanto è stato importante vincere il Mondiale di Mendrisio e cambiare squadra nello stesso mese, il settembre 2009? “Per il mio modo di essere e di allenarmi dopo il Mondiale non è cambiato molto. Facevo fatica e sacrifici prima come dopo. Invece devo ringraziare di cuore tutta la BMC, dai compagni che mi hanno aiutato molto allo staff: siamo un gruppo fantastico e gran parte del successo è merito loro”. In tanti, dopo il secondo posto del 2008, dicevano che sarebbe stata l’ultima possibilità. “E io non gli ho mai dato ascolto: ho continuato a lavorare con al fianco persone dche non mi hanno mai fatto mancare l’appoggio e la fiducia”. Il momento più difficile di questo Tour. “Nella tappa del Galibier. C’era Andy Schleck davanti da solo e di quelli che erano con me nessuno tirava. Ma non ho mai pensato che il Tour mi stava sfuggendo di mano, forse perché ero troppo preso a spingere sui pedali per riuscire a pensare”. Il momento più facile. “In tre settimane non ne ricordo neanche uno, però non dimenticherò mai la cronometro di oggi. E’ stata la prima votla in cui i fratelli Schleck non erano in superiorità numerica e sono riuscito a batterli entrambi”. La dedica. “Ci sono tante persone che mi vengono un mente in questo momento, ma quella più importante purtroppo non c’è più. Aldo Sassi è il mio padre ciclistico e ha creduto in me da quando mi ha incontrato la prima volta. Il suo ricordo oggi mi ha fatto andare più forte negli ultimi chilometri”. E’ commosso e felice Cadel, e se lo merita. Dopo anni di inseguimento ha finalmente acchiappato il Tour de France.
Dove sono andati a finire quei giornalisti francesi dell'Equipe che prima del TOUR de FRANCE davano in questo sito la vittoria sicura a Contador...volevano fare gli indovini andando sul sicuro,mentre io invece per chi aveva letto avevo sempre detto che il duro Giro d'Italia sarebbe rimasto indigesto al campione spagnolo...e così è stato,ritorno a dire che Alberto Contador non è Eddy Merckx.
Ragazzi finalmente possiamo dire di aver visto un tour stupendo. Tutti i giorni (tolto solo luz ardiden) è successo qualcosa di emozionante nella tappa. Siamo tornati a vedere imprese da lontano, tentativi di ribaltare la classifica e corridori che ci hanno messo il cuore. Poi penso che il favoritissimo della vigilia Contador dimostrando il suo lato "umano" con qualche crisi e qualche cotta abbia acquisito tifosi. Alla gente non piacciono i robot alla Armstrong ma uomini che cadono e il giorno dopo da grandi campioni provano a rialzarsi.
W il CICLISMO
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