ATTACCHI E CONTRATTACCHI. Mosé Damiani e l'etica da depliant
| 26/05/2011 | 19:42 di CRISTIANO GATTI -
E’ dai tempi memorabili del Codice etico, quel patetico impegno morale a garanzia della lealtà, che la sola parola mi suscita ilarità. E anche un certo disgusto. Ricordo benissimo la sensazione: era come se Totò Riina controfirmasse solennemente l’impegno a far attraversare le vecchiette sulle strisce pedonali, salvo ritrovarcelo a infilare creature dentro i cavalcavia. Nel suo piccolo, il ciclismo diede un’ottima prova: tutti aderirono, quasi tutti lo usarono come carta da toilette. Tra i più grandi firmatari, i più grandi dopati della penosa storia. Chiedo dunque scusa se improvvisamente avverto diffidenza, e anche un po’ di sana comicità, nei confronti del decalogo presentato da Roberto Damiani e dal suo esperto Manlio D’Agostino sul palco del dopotappa. Il depliant – spero nessuno si offenda se lo definisco così – che la De Stefano sfoglia in diretta sarebbe la base della certificazione cui punta la Lampre, per garantire al mondo di aver voltato pagina dopo la pesante inchiesta di Mantova. Siamo alle tavole della legge. Un decalogo che Mosè Damiani detta al suo gruppo, per guidarlo nella difficile uscita dall’Egitto del doping, verso la terra promessa della pulizia, dell’onestà, della felicità. In sé, una cosa molto alta. In realtà, un po’ vuota. Sinceramente non ho mai condiviso questa idea, che ogni tanto si fa strada nel ciclismo, di certificare le squadre. Perché certificarle? Che bisogno c’è? Certo, capisco che a volte la forma e i gesti abbiano la loro importanza. Ma non nel ciclismo. Non più. Ne abbiamo sopra i capelli. Delle chiacchiere, delle promesse, dei buoni propositi, dei giuramenti solenni. Dei codici etici e dei depliant patinati. Tutto questo armamentario da boy-scout ha rotto l’anima, ha tradito troppe volte, ha gettato troppo fumo in giro, perché ancora si possa pensare di accettarlo. Il ciclismo è un settore bruciato, per la forma e per i bei gesti. Il ciclismo ha solo un disperato bisogno di sostanza. E per sostanza non intendo Epo. Roberto Damiani si è assunto un compito per niente facile: riportare la legalità e un certo metodo di lavoro là dove non c’erano più. La missione lo espone inevitabilmente alle taglienti invidie di tanti colleghi, di un ambiente che perdona tutto, anche i reati più vergognosi, ma non il coraggio di esporsi in prima persona. Siamo in tanti ad aver applaudito e sostenuto l’avvento di Damiani, ma soprattutto del metodo-Damiani, nel ciclismo. Continueremo a farlo, consci che in tanti gli metteranno il bastone nelle ruote, che quanto meno lo aspetteranno al varco per rinfacciargli il primo errore. Ma codici etici, decaloghi, certificazioni, per favore no. Basta così. Se vuole andare avanti, vada da solo. Io non riesco più a trattenere un senso di nausea. Ne abbiamo già viste troppe, per riuscire ancora a prendere sul serio questa roba. Caro Damiani, per quanto studiato sia il depliant, per quanto sincere siano le tue intenzioni, io non cambio idea: l’onestà non è una bella teoria, l’onestà è un’arte pratica.
Bravo Cristiano. Sottoscrivo e approvo in toto. Se bastasse scrivere un dépliant...Quante parole inutili, ci vogliono i FATTI. w.g.
26 maggio 2011 20:18foxmulder
Sarò un uomo da poco, ma ho la tentazione di dare ragione a tutti e due.
A Gatti perchè di dichiarazioni roboanti quanto disattese è piena la recente storia del ciclismo e sarei francamente "a tappo".
A Damiani, non solo sulla fiducia poichè lo reputo una delle persone veramente stimabili che si muovono nell'ambiente, ma soprattutto perchè, talvolta, la forma è sostanza, e questo potrebbe essere uno dei casi.
SCETTICISMO: GIUSTIFICATO, O NO?
26 maggio 2011 20:29stargate
Scettico blu era il titolo di una canzone anni... anta. Sarà giustificato anche questa volta lo scetticismo di Gatti? Difficile dirlo. Certo Damiani è un galantuomo, le sue intenzioni sono alte e serie, ma, purtroppo, la vita ci ha insegnato che tante cose possono accadere sopra le nostre teste senza che ne percepiamo il pericolo in tempo utile. Mi auguro, più con speranza che con convinzione, che questa non si riveli l'ennesima delusione. Non la meriterebbe il ciclismo, ma neanche Damiani. (Alberto Pionca - Cagliari)
dove...
27 maggio 2011 09:55Fra74
si può trovare/reperire il PAPELLO del Sig.Damiani?!? ;-)....il ciclismo ormai si aggrappa a TUTTO, si inventa quasi di tutto..però sono contento di aver letto una frase scritta con la vernice sulle strade del GIRO:" DIL LUCA DOPATO"....inquadrata dalla televisione...durante una diretta...vuol dire che il popolo del ciclismo ancora sa cosa vuole da questo sport...non DEPLIANT, non PAPELLI, NON DOCUMENTI...ma FATTI CONCRETI...ciao ciao Sig. Damiani, mi sa tanto che in questo periodo alla Lampre servono buoni LEGALI/AVVOCATI....
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