ATTACCHI & CONTRATTACCHI. Tifo etico e tifo etilico

| 25/05/2011 | 17:48
di CRISTIANO GATTI   -    

Non possiamo unire tutti nella stessa stima e nello stesso affetto. Le moltitudini di umani che accolgono i corridori in cima allo Zoncolan, al Gardeccia, al Nevegal non sono tutte belle, valorose, sante. Facciamo un torto ai tifosi veri del ciclismo, i più grandi di qualunque sport, se li consideriamo tutti uguali. Dobbiamo essere onesti e riconoscerlo: tra di loro si mescola dell’altro. E non serviva la portierata a un ultrà di un meccanico un po’ isterico, il popolare Faustino Munoz, scudiero di Contador, per rivelarcelo. Basta seguire le tappe per scoprire il bestiario.
Scrivo queste considerazioni dopo aver contemplato dalla mia auto i fondoschiena completamente nudi che due simpaticoni in mezzo alla strada mi hanno piazzato davanti salendo al Nevegal. Niente di contundente e di offensivo, ci mancherebbe: contenti loro di mostrare la loro faccia migliore, contenti tutti. Il gesto però serve a rivelare un primo genere di tifoso: lo definirei l’ubriacone goliardico. Costui trinca ogni genere di alcolico, fosse pure kerosene, sin dalla mattina presto. Quindi, con l’approssimarsi della corsa, libera la sua vena creativa: qualche volta si cala le brache, qualche volta lancia la birra sui parabrezza, altre ancora compie gesti inconsulti a favore di telecamera, tipo quel bell’uomo che domenica, sulla Marmolada, inseguiva i corridori a torso nudo, la panza debordante, temperatura sui tre-quattro gradi.
Oltre all’ubriacone goliardico, che agisce sotto gli effetti di un pesante doping etilico, emerge poi giganteggiando la figura dell’esibizionista. Questo tifoso arriva alle corse non certo per contemplare uno spettacolo sportivo, ma per offrire il suo. Uno dei veterani è quel babbione che fino a qualche anno fa compariva soltanto al Tour vestito da diavolo, e che purtroppo da qualche stagione ha sconfinato anche al Giro (personalmente sto prendendo la mira da diversi anni, ma ancora non sono riuscito a metterlo sotto: posso garantire che però non desisto). C’è quello vestito da orso, quello da coniglio, quello da donna un po’ zoccola che offre al viandante le sue pietose mercanzie. Anche questi: al passaggio della telecamera mobile, partono in quarta sul filo della sincope fulminante e inseguono il corridore per diversi metri. Il corridore, come Garzelli sulla Marmolada, può anche tentare di abbatterli a gomitate nei denti, ma loro sono molto più scaltri: dotati di paradenti, continuano imperterriti nel loro pietoso show, spot deprimente che non ha nulla di caloroso e di sportivo. E’ solo deficienza allo stato brado. Purtroppo, costoro godono della nefasta complicità della Rai, che sembra privilegiare soltanto le esibizioni più incresciose.
Alla fine tutti poi parlano e scrivono di “caloroso pubblico del ciclismo”. Caloroso un corno: soltanto il generosissimo santo protettore delle corse impedisce che questi dementi rovinino lo spettacolo. Fosse per loro, ogni volta manderebbero all’aria il risultato. Ma per fortuna non c’è solo il santo protettore ad arginarli: accanto ai mentecatti ubriaconi esibizionisti, che ogni buon meccanico farebbe bene a respingere con qualunque mezzo, al limite con mazze da baseball, sopravvive la schiacciante maggioranza di tifosi altamente appassionati e altamente corretti, tifosi che definirei etici, ben diversi dagli etilici. Sono loro stessi che spesso bloccano le temibili orde dei nuovi barbari. Peccato che siano inquadrati poco: in televisione vogliono i nuovi mostri.

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COMMENTI
parole sante
26 maggio 2011 09:08 falco
Vediamo questi scalmanati correre a pochi centimetri dai corridori. Quando succederà che qualcuno cadrà, diremo che il risultato sarà falsato e che si poteva evitare. A proposito in una corsa di ciclismo che cosa fanno più motociclisti che ciclisti?

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