LUTTO. E' MORTO ROMEO VENTURELLI

| 02/04/2011 | 14:44
Si è spento questa mattina alle 9.30 all'ospedale di Gaiazzo (quattro chilometri da  Pavullo) Romeo Venturelli, una delle più belle incompiute del ciclismo degli anni Cinquanta. Ci ha lasciato dopo una lunga malattia. Era nato a Sassostorno di Lama Mocogno il 9 dicembre del 1938.
«Non stava bene da tempo, per mille e più ragioni - ha raccontato a tuttobiciweb.it  Giordano Giusti, compagno di squadra di Meo dal '54 al '61 e da sempre suo caro amico -. Purtroppo però da due mesi la situazione si è aggravata per via di un tumore alla pleure dovuto al suo lavoro (aveva una sua attività: sistemava strade e tetti, tanta la polvere di amianto respirata, ndr). Ci vedevamo tutti i giorni, era come un fratello. Forse di più. Cosa posso dire? Ho il cuore che piange».
I funerali si sarebbe dovuti celebrare lunedì a Pavullo, nella chiesa dei Frati Cappuccini, alle ore 15, ma sono stati procrastinati: sono stati disposti, infatti, accertamenti clinici sulle cause della morte. Trattandosi di morte per mesotelioma da amianto, sarà probabilmente disposta l'autopsia, necesaria per indagare sulle circostanze che hanno causato la malattia.

Per ricordare questo grande corridore, prendiamo in prestito un articolo di Marco Pastonesi, firma principe de La Gazzetta dello Sport, che esattamente un anno fa diede alle stampe un libro a lui dedicato: «Meo Volava - avventure e sventure di Venturelli» edito da Adelmo Iaccheri Editore in Pavullo. euro 15.

da Gazzetta.it

Il Giro del 1960. Il primo, dopo la guerra, senza Fausto Coppi. Prima tappa: Roma-Napoli, 212 chilometri, volata, Dino Bruni, ferrarese, su Arrigo Padovan, veneto. E Bruni in maglia rosa. Il giorno dopo c’è la Sorrento-Sorrento, 25 chilometri, a cronometro. Romeo Venturelli parte davanti a Nino Defilippis. "Ti prendo", lo minaccia Defilippis, che ha il senso dell'umorismo, ma non in questo momento. Sarà anche per quella provocazione, però Venturelli vola. Bisogna conoscerlo, Venturelli: ha 21 anni, è modenese di montagna, che poi montagna non è, ma collina, Appennino, è nato a Sassostorno di Lama Mocogno, quattro case, più pecore che umani, e forse anche per questo l’etichetta di pastorello non gliela toglierà più nessuno.


a tomba aperta — Una forza della natura, il Meo, come lo chiamano tutti. Talento naturale. Se n’è accorto anche Fausto Coppi, che l’ha voluto nella San Pellegrino: lui, Coppi, capitano, con Gino Bartali direttore sportivo, e il Meo da tirare su. Poi, però, il 2 gennaio 1960, Coppi muore di malaria e Venturelli si trova senza guida. Con Coppi c’era intesa, con Bartali no. Quella di Sorrento è una crono strana, particolare: su e giù dal Monte Faito, 13 chilometri di salita, dura, a tornanti, nel bosco, e 12 di discesa, curve a gomito, tratti in pavè, a tomba aperta. A metà salita Meo accusa 15 secondi di ritardo da Anquetil. In cima, a quota 465 metri, i secondi diventano 36. Anquetil, già al traguardo, viene chiamato sul podio. Danno per scontata la sua vittoria, il suo trionfo. Gli consegnano la maglia rosa. Le miss lo baciano. Ma la storia è un’altra, e si fa in discesa. Meo si getta, si lancia, sfiora, rischia. E vince. Lo speaker, Proserpio, declama: "Venturelli miglior tempo". Sei secondi meno di Anquetil, 54 meno di Carlesi. Media: 38,427 all'ora. La maglia rosa è sua. Bartali si fa largo, cattura Meo, lo trascina sulla scaletta che porta al palco, e alla gloria.


Venturelli si sottopone ad un test atletico
Venturelli si sottopone ad un test atletico

ore piccole — "Venturelli - scrive Bruno Raschi - era un campione naturale che, in potenza, per virtù innate, sarebbe stato capace di qualsiasi impresa. Ma in bicicletta, ahimé, mentiva per la gola. In quel Giro d’Italia, veloce allegoria del suo destino, Romeo Venturelli nacque, visse e sparì nel giro di pochi giorni. Anquetil ebbe il tempo di conoscerlo e di spaventarsene. Il gusto di batterlo non lo provò nemmeno, perché Venturelli s’incenerì da solo". Infatti. La sera, a Sorrento, Venturelli celebra, festeggia, esagera. Ore piccole, piccolissime. Qualcuno dirà di averlo visto addirittura a Pavullo, nel Modenese, a bere con gli amici. Comunque il giorno dopo, terza tappa, Sorrento-Campobasso, 186 chilometri con il Terminillo, Meo è lì: stanco ancora prima di cominciare. Ha mischiato lo champagne con una limonata: "Nello stomaco - confesserà - mi si è fatto il formaggio". Neanche il tempo di godersela, la maglia rosa. L’ultimo ad abbandonare il capitano è Nunzio Pellicciari, un contadino ossuto, con il senso della famiglia, dunque del dovere, dunque gregario.

Marco Pastonesi
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COMMENTI
ciao Meo
2 aprile 2011 15:45 jumbo
Un saluto all'uomo più forte, sereno e buono che ho avuto la fortuna di conoscere.

Non...
2 aprile 2011 16:23 Fra74
ho avuto modo di vederlo correre, ma dai racconti di tanti signori di una certa età mi è stato sempre descritto come una forza della natura, un talento innato, come quella volta che in fuga si fermò sul ciglio della strada ad attendere gli altri..ed alla domanda di uno dei ciclisti che lo vide seduto, lui rispose:"...volevo vedere i vostri volti..."

personaggio...
2 aprile 2011 16:36 superpiter
Era poco conosciuto forse.. ma era un VERO personaggio... ed anche alla presentazione del suo libro, lo scorso anno al teatro di Pavullo nel Frignano, ha saputo riempire la platea... ci mancherai..

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