FCI, ecco le motivazioni della sentenza sul caso Bani
| 17/03/2011 | 14:11 In data 4 marzo 2011 la Commissione Disciplinare della Federciclismo,
sulla base delle dichiarazioni emerse del noto “Caso Bani”, l’atleta
trovato positivo che aveva denunciato improprie pratiche mediche
praticate indistintamente a tutti gli atleti minorenni della sua
squadra, l’Asd Montemurlo Empolese Vangi, ha condannato a due mesi di
sospensione la società, a due anni di squalifica il medico sociale dott.
Antonio Stinchetti, a 18 mesi di squalifica il direttore sportivo
Cristiano Viciani e a 15 mesi di squalifica il dirigente Giancarlo
Benvenuti per violazione dei principi di lealtà sportiva previsti
dall’art.1 del Regolamento di Giustizia e Disciplina
Federale. Riportiamo di seguito le affermazioni più importanti
dell’avvocato Vincenzo Ioffredi, presidente della Commissione
Disciplinare della Fci, estrapolate dalle motivazioni.
“…E' vero: lo sport oggi corre sui filo del perfezionismo e del record e
si può essere spinti a dimenticare che I'atleta e prima di tutto un
uomo con i suoi limiti che non possono venire forzati senza il rischio
di un danno irreparabile. Non ci si riferisce, come si osservava nella
parte iniziale della presente decisione, solamente all'uso di farmaci
non leciti ma anche, come nel caso di specie, a quelli leciti e
soprattutto a quegli aspetti della vita umana troppo spesso sacrificati,
che sono oggetto di rinuncia in alcuni casi spontanea, in altri
imposta. Le regole della Federazione Ciclistica Italiana non permettono
che ci si possa dimenticare dell'atleta, del ciclista: non permettono il
realizzarsi di pratiche, cui l'atleta si dichiara disponibile o a cui e
costretto, qualora Ie stesse possono tramutarsi in danno. Le regole
della Federazione Ciclistica Italiana non permettono che nelle varie
fasi della preparazione si possa operare con interventi farmaceutici
senza finalità terapeutica, con I'intento di utilizzare effetti
secondari di farmaci, nella pratica clinica usati per altri scopi. Le
regole della Federazione Ciclistica Italiana non permettono che la
ricerca del risultato prevalga sul rispetto della personalità
dell'atleta, specie se minorenne. Sarebbe triste se, in un tempo in cui
si affermano i diritti dell'uomo, si dovesse esultare per la violenza
sugli atleti…” Così scrive l’avv. Vincenzo Ioffredi, Presidente relatore
della Commissione Disciplinare Nazionale nelle motivazioni, depositate
mercoledì 9 marzo, del caso Vangi. Si tratta di enunciazioni dal
profondo valore sportivo e civile che, partendo da principi universali,
si trasformano nel concreto in una dichiarazione dei “diritti dello
sportivo e dello sport” di cui la Federazione Ciclistica si fa
paladina. Le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna
della società ASD CT Montemurlo Empolese Vangi (2 mesi di sospensione),
del medico sociale dott. Antonio Stinchetti (squalifica di 2 anni), del
direttore sportivo Cristiano Viciani (squalifica di 18 mesi) e del
dirigente Giancarlo Benvenuti (squalifica di 15 mesi), ripercorrono la
storia di questo procedimento, fortemente voluto dal Procuratore
Federale della FCI, avv. Gianluca Santilli, e che ha sancito, in modo
netto, che: “...l'assunzione di farmaci, seppur di per se non vietati ai
sensi della normativa antidoping, in quanto pratica idonea a modificare
Ie condizioni psicofisiche e biologiche dell'organismo, in soggetti che
non manifestano patologie, lede la correttezza e la lealtà sportiva e
di certo non e in linea con alcuna funzione educativa, nei confronti di
minori, demandata a figure importanti nell'ambito dei sodalizi sportivi
(medico sociale, direttore sportivo, dirigente). L'utilizzo di
medicinali non per finalità patologiche potrebbe danneggiare e
pregiudicare iI bene all'integrità psicofisica degli atleti costituendo
in questo modo una seria e grave minaccia alla salute. Non esiste,
infatti, farmaco che comporti benefici per la salute in un soggetto
sano, anzi, in questi casi I'unico risultato e I'accresciuto pericolo di
insorgenza di effetti collaterali (c.d. adverse drug
reaction)…”. Principi di lealtà e correttezza presenti nel Regolamento
di Giustizia della FCI e nel Codice di Regolamento Sportivo del CONI:
“... Nell'ambito dei regolamenti di giustizia relativi alle varie
discipline sportive, come noto, vi sono norme generali che impongono
doveri e obblighi alle società e ai tesserati . Questi «sono tenuti ad
osservare una condotta conforme ai principi della lealtà, della
rettitudine e della correttezza morale, in tutti i rapporti riguardanti
I'attività federale, nonché nell'ambito più generale dei rapporti
sociaIi ed economici» (cfr. art. 1 del Regolamento di Giustizia e
disciplina della FCI). Vi e di più, il principio e rimarcato con forza,
ancor più incisivamente, nell'articolo 2, punto 7 della Statuto Federale
la dove e previsto che anche gli statuti delle società devono
esplicitare «I'impegno di esercitare con leaItà I'attività sportiva e di
osservare i principi della salvaguardia della funzione educativa,
popolare, sociaIe e culturale della sport», nell'art. 4 n. 6, là dove e
previsto a carico dei tesserati I'esercizio «con lealtà sportiva» della
loro attività. Statuizioni queste che trovano diretta corrispondenza
anche nei principi di cui al Codice di Comportamento Sportivo del CONI
alla cui osservanza, ai sensi dell'art. 4 n. 14 della Statuto Federale,
sano tenuti i tesserati della FCI: «I tesserati, gli affiliati e gli
altri soggetti dell'ordinamento sportivo devono comportarsi secondo i
principi di leaItà e correttezza in ogni funzione, prestazione o
rapporto comunque riferibile all'attività sportiva» (cfr. art. 3)
. Principi che sono, con forza, enunciati con riferimento alla
importantissima funzione del medico sociale «tenuto ad osservare,
costantemente e in qualunque circostanza, una condotta conforme ai
principi di lealtà e della correttezza morale e ad ispirare la sua
condotta ... ai principi della deontologia professionale» nelle Norme
sulla Tutela della Salute degli Atleti Ciclisti (cfr. art. 5). La
Commissione Disciplinare affronta con determinazione anche argomenti
generali della medicina e della medicina sportiva, quali il concetto di
malattia “…processo patologico che si associa necessaria mente a
disturbi funzionali più o meno accentuati, ma, tuttavia, sempre
oggettivamente apprezzabili e ponderabili…” e quello dell’utilizzo dei
farmaci fuori indicazione: “..In assenza di processi patologici che si
associano a disturbi funzionali, iI farmaco non può e non deve essere
prescritto e somministrato: la condotta contraria implica una
prescrizione e una somministrazione off label (fuori indicazione) con la
consapevolezza che la stessa e destinata ad attingere un risultato non
terapeutico ovvero non vantaggioso per una specifica malattia.” Nella
sostanza, quindi, la Commissione Disciplinare dimostra nelle
motivazioni, con ancor maggior forza, di aver accolto completamente
l’impostazione della Procura Federale, alla quale si richiama in più
occasioni. La sentenza accoglie e inasprisce le richieste della Procura,
in quanto: “(la) responsabilità oggettiva che viepiù sussiste, ed e
grave, nel caso di specie, dal momento che gli episodi e gli eventi dei
quali si sono resi protagonisti i soggetti deferiti si sono verificati
proprio nell'ambito del contesto societario inteso esso anche come
unicità di luoghi materiali riconducibili, quasi tutti, alla società
stessa. Da qui I'inasprimento della sanzione nei confronti del sodalizio
sportivo rispetto alla richiesta dalla Procura Federale.” Una sentenza
che, come le motivazioni della Commissione Disciplinare dimostrano,
ispirate a concetti universali costitutivi dello sport moderno, è
destinata a fare storia e a lasciare un segno evidente nel futuro dello
ciclismo e dello sport nazionale.
Posso capire tutto, come conosco tutti gli squalificati,l'unico punto oscuro se posso dire è stata la squalifica al Dottor. Stichetti mi scappa da ridere, due anni ? quindi tutti gli altri medici in circolazione dovrebbero prendere l'ergastolo ?
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