Caso Riccò. Franco Cordelli vs Paolo Tomaselli

| 13/02/2011 | 15:02
La delicata vicenda di Riccardo Riccò, ancora ricoverato a Modena in seguito ad un crisi dei reni e un sospetto ricorso all'autoemotrasfusione, ha spaccato l'opinione pubblica in innocentisti e colpevolisti. Ieri, sulle colonne de «Il Corriere della Sera», il noto scrittore Franco Cordelli (nella foto)  e Paolo Tomaselli prima firma del ciclismo per il noto quotidiano milanese, si sono affrontati-confrontati in un interessante scambio di opionini. Eccole.

Il lapidario giudizio su Riccardo Riccò espresso dai colleghi, «non ci mancherà» , mi ha impressionato. Che Riccò in gruppo non fosse amato era noto anche a me che non sono un cronista sportivo. Ma che i colleghi di Riccò arrivassero a dichiarazioni simili era difficile da immaginare. Qualcosa la si può supporre. Ricordo un momento, in una salita del Giro d’Italia del 2008, in cui Riccò si voltò a guardare gli altri, con tono sfottitorio, e subito dopo scattò, volò via con una facilità impressionante, quale non si vedeva dai tempi del suo idolo Pantani. Il carattere di Riccò è quello, sbruffone, spavaldo: e tanto più spavaldo quanto più ingenuo, per non dire infantile. Basta così poco per essere detestati? Forse. In specie se chi si comporta così va a vincere e si scopre che aveva vinto con l’inganno. Pure, in definitiva, che cosa ha vinto Riccò? Colui che lo aveva battuto in quel Giro, Contador, non è anch’egli scivolato in un cono d’ombra? Non risulta che qualche ciclista si sia espresso in alcun modo nei suoi confronti. Quale dunque la differenza tra Riccò e Contador? Suppongo: una mera differenza di carattere. Il difetto di Riccò è di aver confessato e di non aver mantenuto la promessa: un difetto di lealtà e, anche, una suprema debolezza di carattere fino, lo ripeto, all’ingenuità. È proprio di questo suo tratto che voglio parlare. Credo che Riccò, benché viziato dalla droga, sia un patrimonio del ciclismo mondiale. Pochi come lui sono in grado di animare una corsa. Mi chiedo: è proprio necessario rinunciare alla sua presenza? Sono convinto che dopo aver rischiato la morte le cose potrebbero cambiare. Sono convinto che gran parte del suo male derivi dall’ambiente in cui è vissuto, dalla solitudine in cui è stato lasciato e, pure, dall’astio del gruppo. Se il dottor Sassi avesse fatto in tempo a seguirlo forse non saremmo qui a parlare in questo modo. Ora il pericolo è la qualità della condanna, basterà pensare a Pantani. Se si manifestasse comprensione invece che inflessibilità, Riccò si salverà non solo come corridore, ma anche come uomo.

Franco Cordelli



Nessuno vuole un altro caso Pantani. Ma Riccò non è Pantani sotto alcun punto di vista. E il ciclismo del 2011 non è quello del 1999. Il recupero di Riccardo come uomo spetta alla sua famiglia, non a un ambiente, quello della bicicletta, stretto (come tutti gli ambienti di lavoro) tra un calendario ridondante, piccole grandi ipocrisie e un codice di comportamento minimo che va accettato e rispettato (e che per lui, recidivo, prevede una probabile radiazione). Le prime parole dell’avvocato che assiste Riccò («Ci difenderemo con tutte le forze» ) non lasciano presagire grossi pentimenti. Nel 2008 in Francia il modenese prima negò ogni addebito dopo una notte in carcere e poi strappò uno sconto di quattro mesi sulla pena, collaborando con la giustizia sportiva. Il problema di Riccò è il totale senso di inaffidabilità dal quale è circondato, fin dai tempi in cui correva come dilettante. Al Tour nessuno si sorprese veramente per la sua positività all’Epo di ultima generazione. Così come, pur nella sua dinamica assurda, non stupisce del tutto che il corridore possa esserci ricascato. Cattive frequentazioni, una famiglia dagli atteggiamenti discutibili in materia di doping (la falsa positività della compagna, l’arresto del cognato), un rapporto sempre controverso anche con gli stessi compagni di squadra, rendevano Riccò una mina vagante di questo 2011, nel quale puntava a vincere il Giro. A tutto questo, ultimo ma non per importanza, si aggiunge il grottesco tentativo di rifarsi una verginità rispondendo all’appello del professor Aldo Sassi, nel settembre scorso. Aldo stava morendo (se n’è andato il 13 dicembre), ma una nuova sfida, nella quale credeva davvero, gli dava altri stimoli per rimanere attaccato alla vita. Riccò ha recitato la parte dello studente volenteroso e del padre di famiglia redento: si è preso la patente di pulizia facendo un paio di lezioni di guida. Troppo poco per non sbandare alla prima occasione. Chi può avere il coraggio di fidarsi ancora di lui?

Paolo Tomaselli


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COMMENTI
non è facile....
13 febbraio 2011 15:58 limatore
diciamo che non è idoneo al ciclismo e alla pratica sportiva, a qualsiasi livello. Poi della sua vita faccia quello che gli pare. La vita è cridele, ma mai abbastanza con le persone che vogliono farsi del male.

ricco non può tornare
13 febbraio 2011 20:20 soter1986
io credo che la questione sia mal posta. Qui non si tratta di uno scontro tra colpevolisti e innocentisti. qui si sa bene molto bene che cosa è accaduto, c'è una certezza quasi matematica, oserei dire, per cui riccò verrà condannato o alla radiazione o a scontare così tanti anni da impedirgli di correre ancora. quindi leggo con estremo stupore le parole del sig. cordelli, il quale addirittura vorrebbe dare un'altra chance a questo ragazzo sulla base che potrebbe regalare emozioni agli appassionati. a parte che non metto più le mani sul fuoco sulle sue reali capacità da "campione", ma il ciclismo adesso più che mai ha bisogno di atleti in grado di mostrare la faccia pulita della fatica e del sacrificio, altrimenti non è più ciclismo. a me non interessano le dichiarazioni degli altri atleti e neanche la logica per cui "sono moralisti perchè in realtà si dopano anche loro ecc." iniziamo a separare le mele marce, quelle che almeno riconosciamo essere come tali.

RICCO NON E SOLO NOI SIAMO CON LUI
13 febbraio 2011 20:25 RM
L ambiente che la masacrato non ci stupice tanto e un gruppo di buffoni che Si credono credibile d un sistema marcio e Falso noi I tifosi I fans tutti chi AMA I CAMPEON Si RICCO e un Grande e questo non era commodo per il gruppo .noi siamo con lui e con CONTADOR .
E Si veremo sentire forte questa Volta non i Sara un Nuovo drama vergogniatevi di avere lasciato solo PANTANI e adesso fanno quell che lo amavano .
FORZA RICCO DIVENTETI FORTE SIAMO CON TE E QUELLO E ANCHE PER CONTADOR .

psichiatra
14 febbraio 2011 10:08 falco
Il ciclismo non può far niente ormai per Riccò. Lo può curare solamente uno psichiatra.

ACCETTO TUTTO
14 febbraio 2011 14:29 ewiwa
Accetto qualsiasi critica ma non sopporto tutti quelli che affermano che ci sono corridori che vanno a pane ed acqua...ma loro che ne sanno se tuttalpiù vedono le corse dal divano di casa!!!! qualche giorno fa ho letto su questo blog che Freire può parlare perchè ha vinto tre campionati del mondo senza barare....non lo metto in dubbio ma chi ha scritto queste cose è così sicuro perchè c'era? ovvero ha seguito passo passo la carriera di questo corridore dietro le quinte? Ma cerchiamo di non dire scemenze e comunque sarei molto curioso di sapere.....

MA FACCIAMOLA FINITA!!!!!!
14 febbraio 2011 14:33 ewiwa
Non voglio difendere Riccò perchè si è impeganto parecchio per farsi del male ma non mi sta bene la tesi: gli altri tutti bravi e santi, solo Riccò è il diavolo.Solo un esempio banale e marginale :Pozzato ha fatto la sua bella critica pesante ( non parliamo di quel poveretto di Porte...ma chi è costui?) contro Riccò però non si indigna di correre nella stessa squadra con Di Luca che tanto santo non mi sembra!!!! ma come non si vergognano questi ipocriti!!!!

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