tuttoBICI. Basta Etica

| 22/12/2010 | 09:01
L’etica, questa sconosciuta. S’è avvertita l’urgenza di organizzare un convegno (un altro, l’ennesimo) anche tempo fa, nelle ore del “Lombardia”, per studiarla e invocarla. Ritrovo al co­spetto della Madonna del Ghisallo, quasi a chiederne l’intervento e a pietirne l’intercessione. Il mondo del ciclismo in seduta di autocoscienza, per arrivare alla storica e geniale conclusione: bella roba, quest’etica. Ce ne vorrebbe di più. Allora sì che questo sport ripartirebbe di slancio. Però, che convegno importantissimo.
Anche se parlo senza essere invitato da nessuno, non voglio perdere l’occasione per dire quello che penso io sull’etica. Sintetizzando: mi ha rotto le scatole. Non tanto l’etica: loro, i cacciatori di etica. Gli uomini marketing dell’etica. I sacerdoti dell’etica. I guru dell’etica. I maestrini dell’etica. Sarò anche un po’ ingeneroso, perché comunque il solo richiamo a un senso più alto e più leale dello sport meriterebbe un applauso a prescindere. Ma cosa ci posso fare: troppe vol­te, in tutti questi anni, abbiamo tirato in ballo l’etica a sproposito, profanandola poi immancabilmente con i nostri comportamenti concreti e quotidiani. I risultati li conosciamo. Basta guardarci in giro. Siamo sempre qui a piangere sui campioni bruciati e sulle loro bellissime difese, a base di bistecchine e di shampoo antiforfora…
Sarà che questo è il periodo di Natale e delle riflessioni più nobili. Prendiamoci almeno un impegno minimo: basta convegni sull’etica. Basta codici etici (chi dimentica: lo inventarono qualche stagione fa, ancora risuona come la barzelletta del secolo, con tutta quella brava gente pescata con ematocrito a ottomila poche settimane dopo averlo sottoscritto). Basta ideali eccessivi. Basta chiacchiere. L’etica si pratica, naturalmente e istintivamente. Non si evoca con riti woo-doo, o con pater-ave-gloria ai piedi della Santa madre vergine del Ghisallo. L’etica, soprattutto, non può essere imposta per contratto o per convegno. L’etica è un attrezzo di uso strepitosamente semplice: si accende una volta, in una vita, e non si spegne più.
Sognando che un giorno tutti vivano spontaneamente un ciclismo etico, conviene volare molto bassi e organizzare convegni molto più pratici e molto meno ambiziosi. Io sto invecchiando, come il tenente Drogo nel Deserto dei tartari, in attesa che qualcuno si decida a organizzare un convegno con questo titolo: “Visto come hanno ridotto il ciclismo, li vogliamo radiare o no?”. Se sembra troppo articolato, ho pronto anche un titolo semplificato: “Radiazione, perché no?”.
In periodo invernale c’è il clima adatto per pensare. Non capisco perché non si possa dedicare un paio di giorni a questo argomento, che a me sembra l’unico in grado di mettere una pezza alla gravissima situazione. Sempre in attesa che l’etica trionfi in tutti i cuori. Ma temo purtroppo che neppure stavolta i tartari si presenteranno all’orizzonte. Neppure stavolta il convegno lo faranno.
La gente, nel ciclismo, è troppo impegnata sull’etica, a pestare aria nel mortaio, girando ben alla larga dalle questioni terrene. Volano talmente alto, nel ciclismo, da non riuscire più a vedere quel che avviene giù in basso, molto in basso, a livello del fango. Difatti, escono dai loro convegni con le conclusioni più epocali: serve più etica, dobbiamo riscoprire l’etica. Se poi c’è sempre il sole e nessun bambino muore più di fame, abbiamo praticamente risolto l’intera questione. Sono fenomenali.
Io ammiro e mi inchino,  restando fermo al livello pedestre di una modestissima convinzione: non so perché, ma ho come l’im­pressione che cominciando a radiarne qualcuno, improvvisamente anche l’etica comincerebbe a rifiorire.

Cristiano Gatti
da tuttoBICI - n. 12 Dicembre 2010

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COMMENTI
Caro Gatti, meglio non usare certi paradossi....
22 dicembre 2010 10:54 renzobarde
Caro Gatti, VIVA l'ETICA, sempre e comunque. Da questo principio non deflettiamo, per favore. Capisco il significato profondo del suo argomentare, ma mi preoccupa che nella “vulgata popolare” possano diffondersi certi paradossi.
Il mondo del ciclismo è “speciale”, come sappiamo : 1)una massa di appassionati senza l'eguale, convinti di essere parte dello sport più bello del mondo. Tra questi, purtroppo, anche gli incappucciati-anonimi di questo sito ; 2)un gruppo dirigente NON all'altezza del compito e delle responsabilità, che galleggia, naviga a vista, incapace di decidere con serietà e competenza, doti che proprio non gli appartengono ; 3)una massa non indifferente di maneggioni e profittatori che speculano e lucrano sul doping e la sua propagazione mondiale ; 4)una buona “fetta” di creduloni in buona fede, incapace di assumere posizioni oneste ed ETICHE, ed anche tra questi proliferano gli incappucciati-anonimi ; 5)una “classe” di giornalisti sportivi del ciclismo dove predomina l'opportunismo e la mancanza di ETICA umana e professionale, purtroppo.
In sommaria sintesi, questo il quadro di riferimento certo poco incoraggiante.
Ed allora, caro Gatti : conosco la sua intelligenza e professionalità, che può anche permettersi i paradossi, però, la prego, rimanga saldamente in trincea, intriso e PROPUGNATORE di quei principi ETICI di cui il ciclismo dovrebbe nutrirsi ad ogni pasto. Mentre invece.....Cordialmente. Renzo Bardelli- Pistoia

Re etica
22 dicembre 2010 12:21 tom66
Io credo che l'errore che si fa è quello di estrapolare il ciclismo da questo contesto sociale. Io mi chiedo dovè l'etica in questa società, forse ci viene insegnata dai nostri politici! dalla TV, dal mondo del lavoro! da altri sport intoccabili! ... La cosa migliore è promuovere l'importanza dell'etica a livello sociale, ripartendo dagli asili solo cosi si potrà avere la possibilità di una società più sana nel prossimo futuro.

ETICA?......
23 dicembre 2010 09:05 trentiguido
Un affare troppo grosso per il ciclismo!!! Introdotta dai vertici di questo sport alcuni anni fà e subito raggirata dagli stessi che l'hanno proposta e firmata!!!! Se questo è l'esempio per gli atleti futuri, i dirigenti futuri, le squadre future, c'è poco da girarci intorno: La colpa è vostra di chi ha fatto e firmato il famoso patto, ed ora c'è poco da RECRIMINARE ad altri. Regole rigide ed UGUALI PER TUTTI. Buona giornata

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