Di Rocco: avanti sulla strada tracciata da Ballerini

| 14/09/2010 | 15:41
Ecco l’intervento pronunciato oggi dal presidente Renato Di Rocco in occasione della presentazione della nuova maglia azzurra e delle formazioni italiane che difenderanno i nostri colori in Australia.
«Il ciclismo è fatto di montagne, maglie, gesti e imprese. Il ciclismo da sempre è motivo di ricordi, racconti e leggende. Il mondiale per me e non solo per me, è il Natale/Capodanno del ciclismo. Il giro di boa, il momento per incontrarsi e salutarsi prima della fine della stagione, prima del rompete le righe. E’ anche il momento - per un presidente di federazione come il sottoscritto -, per tirare le  somme, per guardare il paniere, per  valutare i risultati raccolti.
«Quest’anno però non sarà così. Il ciclismo è date e anniversari: i 50 anni delle Olimpiadi di Roma con le sette medaglie conquistate, i 50 anni dalla morte di Fausto Coppi e il Tour di Gastone Nencini, i 10 dalla morte di Bartali ed i 125 della fondazione della Federazione Ciclistica Italiana; per esempio. Il ciclismo è date, come quella che ci ha segnato profondamente quest’anno: 7 febbraio.
«E sì, il ciclismo delle date ne ha prodotta una che non potremo mai più dimenticare. Quel giorno, in quel dannatissimo giorno, il nostro Franco Ballerini ci ha lasciato. Franco è morto in un banalissimo incidente di rally. Ha lasciato moglie e due figli e un pianeta intero, quello del ciclismo – la sua famiglia -, sgomento e incredulo.
«Oggi più di ieri, qui dall’altra parte del mondo, dove Franco era venuto lo scorso inverno a valutare il percorso di Geelong, avvertiamo nitido il profondo vuoto  che ha lasciato. Ci manca la sua leggerezza, il suo buonsenso, il suo buoncuore: era un grande ambasciatore del nostro sport, cresciuto all’ombra di un maestro di buonsenso e garbo come è da sempre «il grande vecchio» del ciclismo italiano Alfredo Martini.  
«Ecco, il mondiale di Melbourne-Geelong sarà per noi della  nazionale italiana, un mondiale con il cuore dolente. Non ci sarà da fare  tanti discorsi, proclami o valutazioni: ci sarà solo da correre in nome e per conto di quello che è stato per cinque anni il punto di riferimento delle squadre azzurre. Paolo Bettini, l’erede designato, al  pari  di Edoardo Salvoldi, Andrea Collinelli e Marino  Amadori, sono certo che sapranno lavorare al meglio per onorare la memoria del  nostro Franco. Il ciclismo è fatto di simboli, maglie, date e dati. Il ciclismo è fatto soprattutto da uomini: e a noi ne manca uno».

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