Savodelli: «Se non fossi tornato competitivo avrei smesso»
| 30/05/2005 | 00:00 E' tornato sull'argomento la maglia rosa. Lo dice a chiare lettere, senza mezzi termini o esitazioni. «Se non fossi stato competitivo avrei chiuso», lo confessa Paolo Savoldelli 24 ore dopo il trionfo nel Giro d’ Italia. Gli ultimi due anni li ha passati soffrendo, ma il bergamasco ha avuto la forza di tornare e vincere. «Il sogno era quello di arrivare sul podio, ma avevo capito - dice - che l’ anno scorso non erano andati così forte. Nel 2004 il livello è stato più basso. Quello è stato un giro minore». Il Giro di quest’ anno è stato invece un gran giro, mediaticamente dominato da Ivan Basso. «Ma la mia idea resta che gli sia pesata la maglia rosa - sostiene Savoldelli parlando del varesino Ivan - l’ ho visto troppo teso». «Dopo il Giro del 2002 avevo il morale alto e volevo tornare in fretta - afferma Savoldelli - poi è successo quello che è successo e questo Giro mi ha dato la conferma. E il prossimo Giro voglio farlo per vincerlo di nuovo».
La casa di Clusone se l’è ristrutturata su misura, con il gusto e la passione per le cose belle. Pezzo dopo pezzo ha messo insieme una carriera ed una vita, Paolo Savoldelli. E’ tornato dopo due anni di incidenti, dolori e fratture. E finalmente si può allungare sul divano, dormicchiare davanti alla tv e vivere da uomo normale. «Ed oggi direi che il titolo giusto per questo Giro sarebbe ’Savoldelli è tornato Savoldellì» dice il Falco, che ieri ha rivinto il Giro d’Italia. Sembrava sparito dietro l’orizzonte, invece era lì in agguato con la sua intelligenza e la sua forza. E ci sarà ancora. «Perchè in questi due anni, in fondo, mi sono riposato: significa che ho due anni di ciclismo in meno nelle gambe». E lui sa bene quanto pesi lo sfruttamento dei corridori. Si è stupito per il programma imposto a Cunego lo scorso anno, ad esempio. «Ma ho rivisto me stesso giovane. Anche io avevo Claudio Corti e nel 2000 ero caduto al Romandia e non mi alzavo più dal letto. E al Giro mi volevo fermare - ricorda Savoldelli - ma ho dovuto continuare perchè Cipollini si era già fermato. Non volevo fare il Tour, ma ho dovuto fare anche quello. Stavo talmente conciato male che i muscoli mi erano finiti fuori posto. La mia fortuna è stata che ho trovato un bravo chiropratico che mi ha rimesso in sesto». La fortuna è stata anche quella di finire in una squadra disorganizzata come la Index, quella del primo Giro nel 2002. «Non si sapeva mai a quale corsa avremmo partecipato, così ho potuto ricominciare ad allenarmi». La fortuna è stata anche la telefonata ricevuta l’anno scorso da Johan Bruyneel, il team manager che lo ha voluto nella Discovery Channel ovvero della squadra di Lance Armstrong. «Mi ha chiamato in squadra per una sua scommessa personale, perchè era convinto che fossi un buon corridore» diceva ieri Savoldelli, che oggi con un sorriso conferma: «Se non fossi stato competitivo, cioè almeno in grado di lottare per il quinto-sesto posto, avrei chiuso. Il sogno del podio c’era, ma tra dire e fare c’è un abisso. Quindi in realtà non sapevo come sarebbe andato questo Giro. Ma ora penso che nessuno possa dire che non sono un buon corridore». Non si definisce mai un campione, Savoldelli che fino a 19 anni si è guadagnato da vivere aiutando papà Giuseppe imbianchino. E che gli amici di Rovetta, il paese dell’ Alta Val Seriana in cui Paolo è nato e cresciuto, ricordano come «concentrato sin da piccolo». Ha una testa da campione ma il suo futuro lo vede nell’edilizia, Savoldelli: «Ho la passione per i cantieri, forse cambierò idea ma quando smetto non voglio restare nel ciclismo. Voglio vivere tranquillo». Cosa non facile, nel ciclismo di oggi. Basta guardare Cunego e Basso, i due giovani battuti dai vecchietti come Savoldelli e Simoni. «Il Giro dell’anno scorso - sostiene con dati alla mano la maglia rosa 2005 - era di livello più basso di questo. Solo una volta sono andati forte, mai una prestazione eccezionale. Damiano? Io non l’ho mai dato per favorito: nel 2004 le tappe erano da 140-150 chilometri e quando c’era da tirare ci pensava la Fassa Bortolo... E Simoni, che è un fondista, andava più piano. Gilberto la differenza la fa nelle tappe lunghe e dure, lo ha dimostrato anche quest’anno. E per fortuna il Giro è finito, chè se c’era un’altra settimana...». Ed Ivan Basso? «Continuo a pensare che gli sia pesata la maglia rosa». La sfida è lanciata per il prossimo anno. I giovani ci riproveranno, ma ci sarà anche Savoldelli. «Forse Ivan lo avrò addirittura in squadra - dice - ma io voglio fare il Giro per vincerlo di nuovo».
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