| 10/05/2010 | 15:45 Giornata memorabile: per la prima volta nella storia del Giro, ma in fondo dell’intero ciclismo, la maglia verde del miglior scalatore viene assegnata – come dire – al fotofinish. La tentazione sarebbe di assegnare subito la nostra maglia speciale, che premia le più grandi imprese del Giro, agli organizzatori rosa, capaci di inventarsi addirittura due Gran Premi della montagna nell’unica nazione al mondo senza una sola montagna in dotazione (come si legge sui sussidiari, li chiamano appositamente Paesi Bassi). In questo piattume assoluto, la prima tappa in linea propone La leggendaria asperità di Kaapse Bossen, 49 metri sul livello del mare, e a seguire la terribile ascesa di Amerongse Bos, ben 70 metri di altitudine, con serio rischio di vertigini. Da un punto di vista morfologico, un cavalcavia e una rampa di garage. Da un punto di vista puramente ciclistico, una farsa. Ma le classifiche ufficiali hanno le loro esigenze e il loro demenziale rigore, per cui non c’è scampo: anche questo festival nella madre di tutte le pianure – sotto il livello del mare – ha i suoi bravi punteggi per la maglia verde. Al termine dell’acrobatica operazione, primo leader risulta il tedesco Paul Voss, fuggitivo di giornata assieme ad altri tre coraggiosi, che si aggiudica la maglia del migliore scalatore senza avere scalato nulla. La prende solo grazie al piazzamento nel cronoprologo del giorno prima. Impresa d’altri tempi. A lui anche la nostra maglia. Per quanto ridicola, è comunque meno ridicola della sua.
«Tappa e Maglia» rubrica di Cristiano Gatti su «Il Giornale» del 10
maggio 2010
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