| 19/03/2010 | 10:52 «Anche quando ero piccolo aspettavo la Sanremo tutto l’anno». Daniele Bennati potrebbe raccontare la storia di qualunque altro dei corridori che domattina saranno al via della Classicissima. «Mi mettevo davanti alla tivù col mio babbo. E adesso invece lui verrà al traguardo sperando di vedermi arrivare primo». Petacchi andava a vederla sulla strada a cavallo del collo di suo padre Lucio. Cipollini andava ad aspettare suo fratello Cesare. Bartoli si chiama Michele perché quell’anno a Sanremo vinse Dancelli. Le storie dei bambini che poi hanno fatto i corridori si assomigliano tutte, e la Sanremo c’entra sempre. Ma per uno che ha le caratteristiche di Bennati la Sanremo è più di una vecchia tradizione: è un obiettivo naturale. «Ho smesso di ossessionarmi con i programmi, sono rimasto deluso troppe volte. Preferisco vivere alla giornata». Ma è innegabile che questo 2010 si presenti come un’occasione di riscatto dopo un 2009 affollato soprattutto di sfortuna. «Mi aspetto di stare bene, questo sì. Perché quando sto bene i risultati arrivano». I piani sono chiari fino al Giro d’Italia. «Farò il Fiandre ma non la Roubaix, proprio per anticipare la preparazione al Giro. Il giorno che tornerò alla Roubaix voglio farlo per bene, per vincerla». Dici Roubaix e pensi a Franco Ballerini, che stavolta non sarà alla partenza dal Castello Sforzesco e neanche al traguardo in Riviera. «Non riesco ancora a crederci. Vorrei vincere anche per lui, per ricordarlo come si deve». Dall’inizio della stagione sono arrivate due vittorie in volata: la prima in Oman, davanti all’americano Farrar e al norvegese Boasson Hagen, la seconda una settimana fa a Monsummano, davanti a Petacchi. «Era la nona volta che lo battevo, ed è sempre bello. Perché, dopo Cipollini, Petacchi è stato il mio modello, il mio punto di riferimento. Uno da cui c’è sempre da imparare». Ma se dovesse mettere in fila tre avversari da tenere d’occhio domani, direbbe «Boasson Hagen, Gilbert e Boonen», tenendo fuori gli altri italiani. «Mettiamoci Bennati, allora». Si sente bene, le gambe sono quelle giuste e la testa pure. «Penso, spero di essere al cento per cento negli ultimi chilometri, adesso direi al novantacinque. Di sicuro non sono mai arrivato così forte, così pronto». Ha lavorato per esserci in questo modo, forte e pronto. Ieri ha pedalato tre ore e mezza dalle sue parti («tranquillo, giusto qualche salitella») prima di raggiungere Milano in serata, in tempo per la riunione con la sua squadra, una Liquigas fortissima al via con quattro punte (oltre a Daniele, Nibali, Pellizotti e Kreuziger). Oggi un paio d’ore di bici e domani la corsa, provata soltanto ai primi di marzo. «Un ripasso, soprattutto per memorizzare le discese». Per il resto, la Sanremo è quella degli ultimi anni, con il solito Turchino e le più recenti Mànie, i Capi e l’arrivo in volata che almeno alla vigilia sembra ancora la soluzione più probabile. «Dipende molto dal tempo. Si prevede pioggia nel finale, e allora potrebbe cambiare qualcosa». Quello che si augura Bennati è un finale già visto ma con un vincitore mai visto. «La squadra è fortissima, speriamo di fare una corsa abbastanza dura, selettiva, in modo da arrivare in un gruppo ristretto per la volata». Un finale di quelli che piacciono a Bennati.
dal Corriere dello Sport - Stadio a firma di Alessandra Giardini
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