Basso ai giovani: dagli errori si deve imparare

| 02/03/2010 | 23:14
«Ai giovani dico che dagli errori si può imparare e si può sempre migliorare. Io, con la Liquigas sto cercando di dimostrare questo, e spero che il 2010 possa essere un anno meraviglioso». Lo ha detto quest’oggi Ivan Basso nel corso del convegno svoltosi a podere dell’Angelo di Pasiano in occasione del “prologo” al Giro del Friuli per professionisti di ciclismo. L’iniziativa, organizzata dal Gs Caneva con il sostegno della Copat Cucine, Regione e Provincia di Pordenone, è servita per svelare come i grandi atleti della Liquigas si preparano in vista delle grandi prove del calendario internazionale. Argomento che poi ha portato inevitabilmente ad analizzare come la Liquigas si stia impegnando fortemente per dare un messaggio positivo e pulito al mondo del ciclismo con il grande investimento sui controlli diretti ai propri atleti per prevenire il devastante fenomeno del doping. Al tavolo dei relatori, oltre ad Ivan Basso, c’era anche il preparatore del team verdazzurro e direttore sportivo Paolo Slongo, il presidente nazionale dell’associazione italiana medici di ciclismo nonché medico sociale della squadra Roberto Corsetti e l’assessore regionale allo sport Elio De Anna. Moderatore della serata il caporedattore della Gazzetta dello Sport Luca Gialanella.

Il ritorno alle gare nel 2009 per Ivan Basso è stato frenetico pieno di rivalsa. «La voglia di recuperare il tempo perduto – ha detto l’atleta della Liquigas – non era sufficiente. Correvo seguendo il mio istinto, ma la mia troppa voglia di fare non era sufficiente per ottenere risultati. Ora con la Liquigas stiamo correggendo gli errori puntando su una preparazione mirata. Abbiamo anticipato il debutto grazie al lavoro compiuto in Spagna. Ora sono fiducioso per una grande stagione». Come ricordato dall’assessore regionale allo sport Elio De Anna, gli sponsor che investono molto in questo sport esige un ritorno di immagine positivo legato allo sport che sostiene. «Un plauso va a chi, come la Copat, crede ancora nel ciclismo e non si sottrae ai suoi impegno nonostante questo settore sia costantemente nell’occhio del ciclone. Gli atleti – ha aggiunto De Anna – non possono dire di “non sapere” quando vengono pizzicati positivi ai controlli, vista tutta l’attenzione che c’è su di loro. Il fatto poi che da illecito sportivo il doping sia diventato anche un reato penale dovrebbe maggiormente mettere sul chivalà gli atleti».

Ma un messaggio molto forte è stato dato dal medico della Liquigas Roberto Corsetti. «Noi per primi – ha detto Corsetti – siamo i Carabinieri della nostra squadra per cercare di mettere fuori dal gruppo gli atleti sospetti. Questo lavoro costa molto al team ma è un investimento non tanto e non solo di immagine quanto di qualità di questo sport. Il doping va combattuto con metodi forti e noi ne siamo fermamente convinti. Se tutte le squadre di vertice si comportassero nello stesso modo, ci sarebbero ricadute positive per tutti, a partire per i giovani che prendono esempio dai loro campioni e dalle squadre Protur di cui fanno parte». Infine il preparatore atletico Paolo Slongo ha illustrato il lavoro in altura svolto dal team ad Aldeide in Spagna rimarcando come la Liquigas si stia distinguendo per un lavoro che non tutti i top team fanno. «Qui da noi – ha detto – tutti i nostri atleti fanno riferimento al preparatore della squadra che quindi può tenere tutti costantemente sotto controllo. C’è invece chi è privo di questa figura, e l’atleta quindi si affida ad un tecnico esterno. Questa mancanza di unicità di indirizzo può essere una stortura che porta il corridore a non essere più controllabile nella sua preparazione».
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