Trent'anni fa. Gastone Nencini, l'ultimo degli Italiani

| 01/02/2010 | 09:02
Se il ricordo ha un onesto senso di futuro, Gastone Nencini, il ciclista toscano, da Bilancino, frazione di Barberino del Mugello, vincitore certo del Giro d’Italia 1957, ma innanzitutto primo nell’indimenticabile Tour de France 1960, moriva immaturamente trenta anni orsono, il 1 febbraio 1980. A neanche 50 anni di età, lui che era nato il 1 marzo del 1930.
E se il ciclismo attuale sopravvive tuttora solo perchè protetto dai santi numi del passato, Gastone Nencini merita ancor più uno spazio dedicato, per una prima pagina virtuale.
Troppo giovani i geometri degli spazi di oggi, o troppo inesorabilmente retrodatati noi, che scrivevamo quando gli altri non sapevano leggere, senza pensare che questo merito potesse essere un giorno eletto a nostra colpa, Nencini fu e resta l’Italiano che dominò il Tour 1960. Il Tour condiviso nel duello con il Francese Roger Rivière, fino alla drammatica caduta di que’' ultimo nella discesa del Perjuret, che avrebbe segnato sport e vita dell’elegante e più giovane avversario, per quell’intreccio fatale che può tessere nella trama di un sol giorno gloria e tragedia.
Resta, Nencini, l’Italiano che un Tour lo vinse poi alla grande, in una corsa disputata per squadre nazionali che inondò di tricolore - Battistini, Massignan, Pambianco -, un tricolore con il verde, le strade della Francia. Applaudito, a Colombey, dallo stesso generale De Gaulle. E resta, in una edizione mai sufficientemente celebrata dell’incrocio Italia-Francia, il viso sorridente di quello sconfitto indomito che aveva con amarezza appena perso, per soli 28" da Jacques Anquetil, un Anquetil in scia di complici nella discesa su Bormio, il Giro di due mesi prima...
Nencini resta, di quel Tour per Nazionali, e dove correvano il belga Adriaenssens, il tedesco Junkermann, lo svizzero Gimmi, l' ultimo degli Italiani. Ed il migliore. Lui, che il bouquet di fiori della vittoria finale, al Parco dei Principi, l’avrebbe come primo pensiero offerto allo sfortunato Rivière ed al suo dolore.
 
Gian Paolo PORRECA
 
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COMMENTI
Porreca,un minimo di serietà...
1 febbraio 2010 15:03 pickett
L'uso del termine "complici" per indicare i corridori dei quali Anquetil avrebbe sfruttato la scia scendendo dal Gavia é sgradevolissimo.Di solito,si usa questo termine parlando di ladri e di delinquenti.Ma davvero Porreca non sa che Nencini,e tutti i corridori italiani,scalarono il Gavia a furia di spinte?E Anquetil di spinte non ne ricevette affatto?Se non lo sa si informi meglio,prima di scrivere certe stupidate.Ma credo che lo sappia benissimo.

4 febbraio 2010 19:18 bike1970
Caro sig.pickett mi sa che qui quello poco informato sia lei.non so come faccia a dire che solo Nencini e solo i corridori italiani abbiano ricevuto spinte sull'ascesa del Gavia nel giro del 60,queste sue dichiarazioni denotano un rancore con gl'italiani ed una poco sportività.Su un fatto lei però ha ragione,la parola complici si addice poco a quei corridori che permisero ad Anquetil di vincere il giro del 60 per soli 28 secondi su Nencini,la parola più appropriata infatti è traditori visto che furono due compagni di squadra di nencini,iil motivo ce lo possiamo facilmente immaginare.
Inoltre una domanda mi viene spontanea,come mai lei scrive queste cose proprio il giorno che commemora il trentennale della morte di Nencini?

viva Nencini e i corridori italiani
4 febbraio 2010 19:52 bike1970
Molti giornali dell'epoca commentarono il fatto,quindi non infanghiamo le inprese di Nencini,lui che come pochi hanno portato lustro ed orgoglio al, ciclismo italiano in campo mondiale,lui che ha sempre lottato con onesta non solo contro gli avversari ma anche contro una sfortuna spietata che gli ha tolto molte vittorie certe come al giro del 55 quando perse la sua maglia rosa all'ultimo giorno a causa di due forature ed una caduta.Quindi, per piacere, certe persone si dovrebbero cucire la bocca.

4 febbraio 2010 23:33 scgastonenencini
Caro Sig. Picket, un vero sportivo si firma con nome e cognome e non si nasconde dietro un'anonima nickname.Le penne più autorevoli del giornalismo dell'epoca hanno raccontato una storia ben diversa dalla sua.Gastone Nencini sarebbe stato il degno vincitore di quel Giro D'Italia se alcuni dei protagonisti non fossero venuti meno a una tattica sportiva fedele al codice morale dell'onore. Merito ad un uomo che del sacrificio della passione,e della lealtà fece gli elementi propulsori della sua vita ,caratteristiche queste che gli hanno permesso di diventare protagonista di quella straodinaria storia sportiva,che come mai appassionò milioni di persone Cordialmente . Massimo Bacherini

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