Domani la consegna del "Cuore d'argento" a Cannavò

| 15/10/2009 | 09:18
Il “Cuore d’Argento” – “Memorial Aldo De Martino per un giornalista”, costituito nell’ambito del Premio Torriani l’anno scorso, nel 2009 va al catanese Alessandro Cannavò, caporedattore del Corriere della Sera e figlio di Candido, storico direttore della Gazzetta dello Sport.
A conferire il riconoscimento è l’associazione Emilio e Aldo De Martino, padre e figlio, due epigoni del giornalismo sportivo e non solo.
Il Premio Torriani - 12° edizione - si svolgerà venerdì 16 ottobre, a partire dalle 11 (ingresso a inviti), nella prestigiosa cornice di Villa Rizzoli, a Canzo (Como).
Come si ricorderà vuole celebrare l’opera di personaggi che si sono prodigati nella tutela e nella promozione dei valori del ciclismo, è stato istituito nel 1998 da Aldo De Martino in ricordo del mitico patron del Giro d’Italia Vincenzo e oggi è guidato dai figli Gianni e Marco.   
Il ‘Cuore d’argento’ nasce invece con l’intento di premiare un giornalista distintosi per dedizione e capacità innovativa nella sua professione. Alessandro Cannavò ha creato e cura al Corriere della Sera la sezione “Eventi” che propone approfondimenti monografici, ed è responsabile anche della linea dei supplementi speciali.
A fare gli onori di casa a Villa Rizzoli sarà Auro Bulbarelli, nota voce del Giro d’Italia per la Rai.
Sul podio Alessandro sarà accanto ai tre vincitori del Premio Torriani 2009: Paolo Bettini, fuoriclasse toscano medaglia d’oro alle Olimpiadi e due volte campione del mondo, Giovanni Tredici, stimato medico sportivo che da molti anni si occupa degli atleti al Giro d’Italia, e Claudio Ferretti, giornalista, scrittore e radiocronista di grande competenza nel mondo del ciclismo. A loro verrà consegnata un’opera dello scultore Domenico Greco, un bronzo che rappresenta un ciclista nel momento del massimo sforzo in salita.

EMILIO E ALDO DE MARTINO
Emilio De Martino fu uno dei più popolari giornalisti italiani, prolifico commediografo di successo, ideatore e responsabile della Pagina Sportiva del Corriere della Sera, direttore della Gazzetta dello Sport e dei più illustri periodici sportivi dell’epoca. Emilio ottenne tutto ciò prima della nascita della televisione italiana, avvenuta nel 1954. Era vibrante interprete del gesto agonistico e fantasioso evocatore di immagini a beneficio di un pubblico legato ai grandi avvenimenti attraverso giornali e radio.

Aldo De Martino: chi lo ha conosciuto e frequentato per tutta la vita, sa che è materialmente impossibile tracciare o tentare di condensare il suo identikit. Qualunque cosa venga in mente, Aldo sicuramente l’aveva sperimentata o pensata. Per una semplicissima ragione: perché Aldo era un uomo curioso, molto curioso, estremamente curioso, e di straordinarie capacità, destinato a passare di esperienza in esperienza. Giovanissimo si avventura nel mondo delle agenzie giornalistiche quando le agenzie praticamente non esistevano, passando dai vertici di Agisport e di Sportinformazioni, fondamentali per l’esistenza e il nutrimento delle rubriche sportive dei quotidiani. Fondatore e Direttore della prima pubblicazione del centro universitario sportivo (CUSI) è stato curatore dal 1965 della partitura dell’Agenda Ina-Sport, prezioso compendio delle vicende sportive, in pratica una sorta di referente di ogni redazione.
Alla Rai, Aldo assume la responsabilità inizialmente della redazione sportiva milanese (firmando fra l’altro l’esordio della Domenica Sportiva con la celebre moviola), poi di quella nazionale e infine, per 16 anni, del Centro di produzione milanese, firmando i programmi più famosi e più seguiti di tutti i tempi della tv italiana. I molteplici interessi portarono Aldo, amante della pittura e amico di celebri artisti, a promuovere iniziative di altissimo spessore, anche come Rettore per trent’anni della rinata Academia degli Inquieti (con una c sola) e per i Rotary.
Dal 2008, in omaggio alla poliedrica attività di Emilio e Aldo, il Premio Internazionale Emilio De Martino “Amore per la Vita e  per lo Sport” è intitolato a padre e figlio perché continuando a ricordare i loro successi,  restino vivi i valori delle loro storie, la loro grande umanità e cultura.
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