Milano perde il Giro d'Italia

| 08/10/2009 | 15:30
Faranno un Giro largo, lontano da Milano, la città che diede i natali alla corsa ciclistica più importante d’Italia e del mondo, seconda soltanto al Tour. Non sappiamo che Giro sarà, probabilmente sarà ricco di montagne e tappe da leggenda, ma di certo si sa che Milano non sarà nemmeno lambita.
Milano senza il Giro. Non succedeva da vent’anni, accadrà di nuovo il prossimo anno. Una città che guarda alle biciclette  (bike saharing: un successo!) e non al ciclismo, alla viabilità e non alla cultura di un paese in movimento.

La città in cui il Giro d’Italia è nato il 13 maggio del 1909 dovrà accontentarsi, questa volta, di far da madrina alla sua creatura rosa, la cui edizione sarà presentata sabato 24 ottobre negli studi East End di via Mecenate, quelli in cui si registra X Factor. Un vernissage in un tempio della tv, un battesimo in pompa magna davanti alle telecamere e poi addio, le strade del Giro e della sua città si divideranno.

Già lo scorso anno Milano aveva rischiato di perdere la corsa proprio nell’edizione del Centenario: partenza dal Lido di Venezia, conclusione a Roma, in sospeso fino all’ultimo una tappa tutta milanese che avrebbe dovuto rappresentare la grande festa del Giro e che invece si è conclusa con una farsesca rappresentazione dei corridori che hanno inscenato uno sciopero semplicemente ridicolo. Il gruppo che si ferma, in corso Venezia, Di Luca, quel giorno in maglia rosa, che parla a nome dei corridori: «Dovete capirci, su queste strade non ci sono i requisiti minimi di sicurezza…», dice davanti ad una moltitudine di sportivi sconcertati. Brutta figura da parte dei corridori, brutta figura per il ciclismo. Milano non ride, gli organizzatori  - le vere vittime - ancor meno.

Milano senza il Giro, nemmeno di passaggio per un arrivo di tappa o un saluto. Dopo quaranta partenze (su 91 edizioni) e addirittura 73 traguardi finali.
La prima volta di Milano senza Giro risale addirittura al 1949, con il paese ancora in piena ricostruzione dopo la Grande Guerra: quel Giro partì con la Palermo-Catania e si concluse a Monza con il trionfo finale di Fausto Coppi che relegò l’eterno rivale Gino Bartali a 23 minuti e 47 secondi di distacco e che poche settimane più tardi sarebbe andato a vincere, primo nella storia del ciclismo, anche il Tour de France.

L’anno seguente Milano ritrovò il Giro con la partenza della prima tappa e ospitando nuovamente i girini a metà percorso: decima tappa, la Bolzano-Milano vinta da Mario Fazio e poi il giorno seguente il via della Milano-Ferrara che avrebbe esaltato Adolfo Leoni nel primo Giro vinto da uno straniero, lo svizzero Hugo Koblet. Da allora Milano è rimasta senza Giro nel 1966 (vittoria di Gianni Motta), nel 1968 e nel 1970 con due successi di Eddy Merckx. Poi ancora dal 1986 al 1989 con le vittorie di Visentini, Roche, Hampsten e Fignon. Da allora, dal 1990 il Giro e Milano avevano ritrovato il loro feeling con la città che pian piano ha imparato ad apprezzare l’appuntamento con i campioni delle due ruote e il loro esibirsi in un circuito cittadino oppure nella sempre affascinante sfida del cronometro. Feeling con la città e la sua gente – sempre tanta, sempre di più nonostante il protrarsi del momento difficile del ciclismo, a dimostrazione del grande amore popolare che lo sport delle due ruote continua a ricevere , molto meno con le istituzioni che non hanno mai mostrato un grande amore verso il Giro, rendendo spesso la vita difficile agli organizzatori e non entrando mai nell’ordine delle idee di trasformare l’arrivo del Giro d’Italia in un vero e proprio “evento”, con manifestazioni collaterali e di promozione dell’uso della bicicletta che invece in quella sede avrebbero trovato la loro collocazione naturale.

E allora ecco che il Giro si rimette in marcia cercando una nuova culla e rispondendo alle nuove esigenze che impongono i bilanci: è lungo l’elenco delle città che si sono candidate per ospitare la conclusione della corsa più amata dagli italiani, logico quindi che l’addio a Milano diventi inevitabile.
Quella Milano che, dopo aver tenuto a battesimo l’edizione numero 92 della corsa rosa tra due settimane, saluterà il suo Giro e scoprirà – suo malgrado – di non essere più la città da bere, e si renderà conto di non avere nemmeno più la borraccia.

da “Il Giornale”, cronaca di Milano, a firma Pier Augusto Stagi
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COMMENTI
CHE TRISTEZZA !!!
8 ottobre 2009 16:02 The rider
Non è giusto che per colpa di autorità INCOMPETENTI, pagano le conseguenze (come sempre) gli appassionati...
Purtroppo non posso che essere d'accordo con Zomegnan.
Maurizio Ponti.

8 ottobre 2009 16:18 Legend
Per me va bene così, cambiare non fa male ogni tanto.. e poi il fascino di Roma è decisamente superiore a quello della metropoli lombarda.

...
8 ottobre 2009 19:52 simyco
son di milano e son contento...milano non merita il giro

Roma
8 ottobre 2009 21:07 zammammeru
Il finale a Roma è 10 volte più spettacolare, ci sarà anche meno pubblico ma lo scenario non ha confronti.

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