Il Giornale. Di Luca sul Vesuvio per fare il vulcano

| 29/05/2009 | 09:23
Caro diario, se fossimo in un Mondiale di calcio saremmo ai rigori della finalissima, se fossimo in Formula 1 saremmo all'ultimo giro di Monza, se fossimo nel tennis saremmo al match-ball di Wimbledon. Siamo al Giro, è la tappa decisiva, la madre di tutte le tappe. La fantasia al potere del Mago Zom, il patron che con un abile colpo di bacchetta ha trasformato il territorio montagnoso dell'Italia nei paesi bassi, colloca questo momento cruciale e fatidico sul Vesuvio. Non è il Mortirolo, non è la Marmolada e non sono le Tre Cime di Lavaredo: è quello che passa il convento. Ma bisogna pure leccarsi le dita. Nel Giro combattuto sul filo delle discese, dei cavalcavia e degli abbuoni, è già qualcosa. Va gustata per come è, senza rimpianti. Il cartellone prevede una sfida feroce sugli ultimi tredici chilometri del nostro vulcano più noto nel mondo, una cosa da cartolina, «hello from Italy». Di Luca contro Menchov, in palio il Giro d'Italia. I due rivali ci arrivano divisi da 26”, a vantaggio del russo: in soldoni, uno scatto secco di Di Luca a cinquecento metri dall'arrivo. Ma c'è un problema: non basta. A Di Luca serve di più, perché domenica, a Roma, nella crono di chiusura (16 chilometri) qualcosa perderà. E allora ecco il tema: non basterà battere Menchov sul vulcano, bisognerà un po' tramortirlo. Diciamo che serve un minuto tondo, come paracadute, per planare in rosa sul palco dei Fori Imperiali. «Sarà una battaglia di gambe, ma anche di nervi - spiega il nostro cavallo di razza -. Non lascerò cadere nemmeno una possibilità per vincere questo benedetto Giro».
Accompagnandolo sul ring, a tutti quanti rode nel cervello il tarlo dei rimpianti. Se Di Luca avesse corso solo per vincere, non per difendere il secondo posto, forse adesso avrebbe già vinto. Avrebbe evitato di sfiancarsi inseguendo ora Basso, ora Garzelli, ora Pellizotti (casualmente, tutti connazionali). Avrebbe lasciato il massacrante lavoro sulle spalle di Menchov, trovandosi più fresco e più letale al momento dell'agguato. Invece. Tutti i giorni lo stesso spettacolo: Di Luca a lavorare come fosse la maglia rosa, la maglia rosa a lavorare come fosse un turista capitato lì per caso. A Menchov è caduta in sorte, grazie all'istintività incontrollata del rivale, e grazie al solito odio di campanile tra i nostri, la comoda corsa del filone. E giustamente se l'è goduta. Oggi però la vacanza italiana è finita: se non è completamente impazzito, Di Luca non lo trainerà più comodamente in Giro. Se non è completamente impazzito, oggi Di Luca dovrà correre soltanto per la maglia rosa. È ora di pensare in grande. È ora di fare il campione.
Caro diario, in attesa dell'evento, lasciami appuntare un paio di cose importanti. La prima riguarda la più bella partenza di questo Giro, che pure ne ha viste di bellissime. Ma quella di Sulmona, credimi, resterà la numero uno. La più classica, la più vera, la più autentica festa rosa di popolo, con il borgo in festa e le campane a tutta, le scuole chiuse e le famiglie in piazza, la fanfara in parata e gli sbandieratori in costume, i palloncini rosa e le bandierine, i boy-scout e le maestrine, i vigili rintronati e gli assessori sudati, e tutte quelle signorotte con la loro bella sesta davanti e la loro perfetta permanente in testa, dopo accurata rifinitura dalla pettinatrice Rosangela. Sì, uno spettacolo tenero e grandioso, che in qualche modo riconcilia con la vita. Bisognerebbe sempre guardarla da qui, l'Italia della «gggente»: forse, riusciremmo persino a capirla tutti quanti un po' di più.
Poi c'è la seconda cosa: dopo tre settimane di strazio, tra la folla straripante di Benevento, finalmente si assiste a un bellissimo «Processo». Il conduttore Fusco lancia temi veri e li lascia persino approfondire, gli ospiti sono adeguati e pertinenti, Bartoletti pone domande senza il caramellato, Gigggetto Sgarbozza scatena la polemica e si prende le sue brave bancate (voto alto a Garzelli, che lo manda cordialmente a quel paese), e soprattutto spicca la totale assenza di imbucati, amici degli amici, sponsor occulti, spot subliminali.
Caro diario, al momento sono ammutolito. Non mi sono dato spiegazioni. Poi però mi è tornato alla mente che siamo pur sempre nelle terre di Padre Pio. Lui è buono, un miracolo non lo nega a nessuno.

da Il Giornale
a firma di Cristiano Gatti
Copyright © TBW
COMMENTI
...
29 maggio 2009 09:53 mikybikers
gatti for president

....
29 maggio 2009 10:26 raffaello
....chapeau!!!

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Matteo Trentin è stato vittima di una brutta caduta a una quarantina di chilometri dall'arrivo del Fiandre: il veterano della Valsugana è finito a terra sul fosso a bordo strada poco dopo lo scollinamento del Koppenberg insieme a Magnus Sheffield e...


Tutti aspettavano il campione del mondo, grande favorito di giornata e lo sloveno non ha tradito le aspettative, tagliando il traguardo a Oudenaarde in solitaria. Uno dopo l'altro, Tadej Pogacar si è liberato dei suoi avversari, conquistando la terza vittoria...


Diciannove chilometri in perfetta solitudine, affrontati da dominatrice, per andare a cogliere il trionfo sul traguardo del Giro delel Fiandre: Demi Vollering ha davvero regalato spettacoio sulle strade e sui muri del Belgio, conquistando una delle vittorie più belle della...


Ci si è messo anche il treno a rendere ancora più incredibile la giornata odierna al Giro delle Fiandre. Dopo una sessantina di chilometri, quando la fuga di giornata era ormai in atto, il gruppo è arrivato ad un passaggio...


Riccardo Lorello firma un capolavoro al 77° Trofeo Piva internazionale Under 23, imponendosi in solitaria sulle strade di Col San Martino, nel Trevigiano. Il toscano della Padovani Polo Cherry Bak ha piazzato l’attacco decisivo sul Muro di San Vigilio, a...


Anche la 50° Coppa Caduti di Reda, classica primaverile del ciclismo italiano nella categoria Elite e U23 organizzata dalla società cicloturistica La Rôda Reda, è andata in archivio con un grande risultato sportivo e organizzativo. A vincere, per il secondo...


Tadej POGACAR. 10 e lode. Affronta avversari e muri di petto, ma deve sputare l’anima. Decide di aprire il gas a 100 chilometri dal traguardo, portandosi via il meglio del meglio, quindici corridori dal pedigree elevato. Per molti avrebbe vinto...


L’ultimo vincitore della due giorni di “Pasqualando” sul circuito di Ponte a Egola in provincia di Pisa porta la firma dell’allievo Simone Zunino ottenuta in volata con posti d’onore per i due toscani Frosini e Ginesi. Centodieci i partenti e...


Due su cinque. Dopo aver conquistato la Sanremo, Tadej Pogacar riconquista il Giro delle Fiandre e tiene aperta la possibilità di inanellare tutte le maggiori classiche in un anno solo! Completando uno dei Fiandre più lunghi di sempre (278, 2...


I sessanta li ha toccati nel finale di quella magnifica cavalcata che gli valse il Fiandre 2002 e l’incoronazione di sua Maestà Eddy Merckx: «Vai Tafone, il Fiandre è tuo!». Se lo ricorda bene Andrea Tafi, che i 60 li...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024