L'australiano Betts (Tenax) a rischio espulsione dall'Italia
| 22/02/2005 | 00:00 Espulso dall’Italia e dall’area Schengen con decreto urgente di rimpatrio. Non è affatto un pregiudicato. Ma un semplice professionista dello sport, uno dei tanti ospitati nella Marca. La pecca che lo condanna è che non si è presentato in Questura entro gli otto giorni, previsti dalla legge, per registrare l’arrivo in Italia. Così un cavillo burocratico “saltato” in buona fede ha fatto scattare il drastico provvedimento nei confronti dell’australiano David Betts. Professione ciclista, da questa stagione con regolare contratto di lavoro col team bresciano Tenax, meritato dopo un anno di militanza tra le fila della Bibanese, club dilettantistico gestito dal trevigiano Giacomo Gava, che a Godega S.Urbano ha visto nascere un’autentica colonia di bravi ragazzi giunti dal paese dei canguri.
“David è ritornato in Italia a fine gennaio – spiega Gava che ha seguito l’inattesa odissea in Questura terminata venerdì verso le 20 e durata almeno 10 ore – ma a Godega, dove ha residenza, non è mai arrivato perchè è stato impegnato prima dalla presentazione della squadra fuori regione poi dal collegiale della stessa a Terracina. Quindi martedì scorso ha gareggiato al Laigueglia in Liguria. Solo mercoledì ha potuto raggiungere la Marca e trovare il tempo per sistemare tutti i documenti. Giovedì è andato subito in municipio a Godega per la registrazione, mentre venerdì in Questura. Ma ci hanno detto che era troppo tardi. Mi sembrano eccessive tutte queste procedure, dal momento che David ha il visto sul passaporto, vidimato al consolato di Brisbane, valido sino al gennaio 2006”.
Una leggerezza comuqnue che potrebbe costare davvero cara all’atleta che ora è a caccia di un legale per potere presentare ricorso al giudice di pace entro 5 giorni a partire da venerdì. Ma poi ce ne vorranno almeno altri 20 affinché il Tar si pronunci. Nel frattempo se Betts non lascerà l’Italia e incappasse in un controllo scatterebbe l’immediato arresto.
“Ho il morale sotto i tacchi – ci dice a denti stretti David, classe ’81, originario del Queensland -. In Europa, ma specialmente in Italia, non mi sarei mai immaginato di subire un simile trattamento. Sono qui dall’anno scorso per fare sport, mica per rubare. Ho passato ore interminabili in Questura, messo in mezzo a extracomunitari, magari anche gente poco di buono. Addirittura fotosegnalato, mi hanno preso le impronte digitali. Neppure fossi un criminale. E tutto solo per una semplice registrazione che ero andato a fare a Treviso. Mi secca tutto ciò, non stavo scappando. Se mi cacciano avrò chiuso col ciclismo”.
Da parte sua, il team manager della Tenax, Fabio Bordonali, aggiunge: «Spero vivamente che la vicenda possa avere una conclusione positiva, perché mi sembra eccessivo che per una dimenticanza David debba pagare un prezzo così alto. Ieri ho prodotto alle autorità una documentazione in cui spiegavo che Betts era realmente impegnato in raduni e corse, per motivi di lavoro. Speriamo che la situazione si sblocchi nelle prossime ore».
Massimo Bolognini
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