I giganti del rugby dicono "no" al protocollo antidoping

| 02/02/2009 | 17:23
La gente del ciclismo è abituata a vederne di tutti i colori. Ma non ha perso il gusto dell'indignazione che si scatena, potente, nel leggere quanto battuto oggi dall'agenzia Ansa: Il Comitato che sovrintende al Sei Nazioni di rugby ''non giudica utile'' l'introduzione di controlli antidoping sul sangue per le partite del torneo 2009 che comincia sabato. Si tratta di una marcia indietro rispetto a quanto detto l'anno scorso e che rende 'immobile' ormai da ben dieci anni il protocollo dei controlli. ''Ci abbiamo pensato, poi pero' abbiamo deciso che non fosse utile introdurre i controlli sul sangue - ha spiegato il responsabile dela commissione antidoping del torneo, John Davis -. Del resto durante l'ultima Coppa del Mondo (nel 2007 in Francia n.d.r.) questo tipo di controlli c'e' stato ma non si sono registrati casi di positività''. Quindi rimane il cosiddetto protocollo 'minimalista' che soddisfa il Comitato del torneo e i dirigenti dell'Irb (la federazione internazionale), perche' permette al rugby e agli organizzatori dfi vantare un bilancio antidopinbg praticamente immacolato. Cosi' anche nel Sei Nazioni di quest'anno dopo ogni partita verranno controllati, dopo sorteggio, due giocatori per ogni squadra, che si sottoporranno al classico test delle urine. Non saranno quindi 'rintracciabili' l'Epo ed i prodotti che possono essere scoperti solo controllando il sangue, ovvero ormone della crescita, emoglobina sintetica e trasfusioni, e ci si limitera' alla ricerca di prodotti classici come stimolanti, steroidi e cosiddette 'droghe ricreative' come la cannabis. Una sola domanda, che è anche una provocazione: come reagirà la Francia, nota patria dell'antidoping? Con veemenza come in occasione del Tour o con comprensione per gli eroi del rugby che in quel paese sono amati tanto quanto da noi i calciatori?
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COMMENTI
Il doping nello sport è proporzionale al giro di sldi che un singolo sport muove
2 febbraio 2009 17:43 ciclistas
Questa notizia è solo l'ulteriore conferma che il doping non è proporzionale all'entità e/o alla durata dello sforzo come tanti vogliono far credere. Il doping è proporzionale al buisnes. Quando la differenza di guadagno tra lo sportivo di medio-basso livello e quello di alto-altissimo livello si misura in milioni di euro è lampante che la "spinta" verso il doping è enorme.

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