Che cosa si può scrivere di nuovo su Bartali? Che cosa si può scrivere di inedito su Bartali? Che cosa si può scrivere d’altro su Bartali? Sul Giuseppe Garibaldi a cavallo, ma di una bicicletta, sarà stata scritta una settantina di libri, si sfiorerà il centinaio considerando quelli scritti su lui e Coppi, un tandem spesso inscindibile, se non sempre imprescindibile. Gino il Pio, Gino il Giusto, Gino l’Intramontabile, Gino l’Uomo di ferro è stato ritratto, raccontato (lui stesso si è raccontato: “Tutto sbagliato, tutto da rifare”, Mondadori, del 1979), narrato, è stato inquadrato, contestualizzato, perfino contestato (“L’ossessione della memoria” di Marco e Stefano Pivato, Castelvecchi, del 2021), è stato beatificato, santificato, cantato (da Paolo Conte, Enzo Jannacci, i Tetes de Bois...), è stato romanzato, storicizzato, illustrato (a fumetti, a novel graphic). Di tutto e di più. Eppure.
Eppure si può scrivere ancora su Bartali. Eppure si può scrivere sempre su Bartali. E se non c’è qualcosa di nuovo, e se non c’è qualcosa di inedito, e se non c’è qualcosa d’altro, ci sarà ancora e sempre qualcosa di diverso. Un diverso approccio, un diverso taglio, un diverso ricordo, un diverso punto di vista e riferimento, un diverso punto di partenza e arrivo, un diverso modo di misurare, valutare, se non giudicare, un diverso stile di scrittura. Anche da chi non l’ha incontrato o conosciuto, ma lo ha scavato o analizzato. Il tempo a volte è tiranno, a volte galantuomo, comunque aiuta a interpretare.
Angelo De Lorenzi aveva già scritto di Bartali in “Gino Bartali un ‘santo’ in bicicletta” (Mimep Docete, 212 pagine, 12 euro, del 2019), e l’attenzione era sulla sua “profonda religiosità”. Adesso ci ritorna con “Bartali – L’uomo e lo sportivo” (Edizioni Ares, 208 pagine, 16 euro), e Ginettaccio è raccontato dal suo chilometro zero, Ponte a Ema, 18 luglio 1914, fin oltre l’arrivo, Firenze, 5 maggio 2000, proprio il giorno del manzoniano ”Ei fu”. Perché oltre alla prima vita, quella agonistica, e alla seconda vita, quella di direttore sportivo, direttore generale, imprenditore, testimonial, giornalista, opinionista, conduttore televisivo, Bartali sta ancora vivendo una terza vita, quella di messaggero della pace, di Giusto tra le Nazioni. Un’esistenza, e anche una resistenza, che lui aveva tenuto gelosamente nascosta e che lentamente è emersa fra confidenze e confronti, ricerche e indagini, senza giungere a certezze aritmetiche ma a tracce, indizi, dichiarazioni. E poi le sue maglie. E poi le sue biciclette. E poi i suoi libri, quel centinaio su di lui.
De Lorenzi sintetizza e cita. La sintesi può essere sufficiente per conoscere, le citazioni sono preziose per approfondire. Il presente della narrazione è storico, ed è perfetto, perché il Garibaldi in bicicletta sta continuando a pedalare. “Bartali – L’uomo e lo sportivo” non è un esercizio letterario, ma un’opera che ha il suo perché.
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