C'è il Giro d'Italia. E il Giro d'Italia accende non solo la primavera ma anche la fantasia, i sogni, le voglie, i desideri, le speranze. E' una fabbrica di emozioni, un'officina di energie, una caldaia di sentimenti. Questa forza terrestre e stradale contagia anche le tartarughe. Anche loro vogliono partecipare alla grande corsa che attraversa il nostro Paese. Così si mobilitano.
La ricerca delle biciclette, l'acquisto dei caschi, la prova delle scarpe. C'è chi dipinge le corazze con i colori che forse appartengono a una squadra e assomigliano così tanto all'arcobaleno della pace. C'è chi si allena, innanzitutto cercando di imparare a salire in sella, rimanere in equilibrio, spingere sui pedali, perché - diciamocelo - la bicicletta non è proprio lo strumento più familiare alle tartarughe. C'è chi ce la fa e si stordisce all'ebbrezza della velocità.
Sono tutte pronte, le tartarughe, al pronti-via del Giro d'Italia. E quando è il momento fatale, scattano. Be', il verbo scattare, per le tartarughe, non è proprio il più adatto. Diciamo che si muovono. Lentamente. Com'è nella loro natura. E lentamente, molto lentamente, sempre più lentamente, e stancamente, molto stancamente, sempre più stancamente procedono. Intanto le tartarughe spettatrici aspettano, intanto le tartarughe giornaliste e fotografe - riconoscibili dagli occhiali da sole - attendono, intanto le tartarughe giudici e cronometriste indugiano. Finché tutte le tartarughe, perfino quelle che dovrebbero correre, si appisolano. E...
"La corsa delle tartarughe" è una delle mille storie di
Gianni Rodari, inizialmente compresa nel libro
"Fiabe lunghe un sorriso" (Editori Riuniti, del 1987), più recentemente valorizzata in un libriccino (EL, del 2025, 2,50 euro). Ed è
perfetta per lanciare, con la dovuta prudenza e circospezione, cioè lentamente, la decima edizione del Festival del ciclista lento, a Ferrara da venerdì 23 a domenica 25 ottobre, con l'ormai classico programma basato sul concerto e narrazione della prima serata, sulla pedalata più lenta del pianeta Terra (5 km in 5 ore, dalle 10 alle 15, nel centro della città delle biciclette, fra visite guidate e degustazioni accompagnate) del secondo giorno e la granfondo del merendone (dalle 9, 45 km, nei boschi e sugli argini del Po) del terzo giorno. Uno spettacolo itinerante, un appuntamento viandante, un incontro fuorviante, un confronto imbarazzante, insomma una festa originale e speciale, aperta anzi spalancata a tutti, perché qui la velocità è vietata e bandita, perseguita e perseguitata. Tant'è che il motto, slogan, inno della manifestazione è
"beati gli ultimi che la vita sanno goder". Per saperne di più,
www.ciclistalento.it.
Viva gli ultimi, viva i Malabrocca e anche i Carollo, viva le maglie nere e le lanterne rosse, viva perfino i fuori tempo massimo e addirittura i ritirati. Viva Guido Foddis, attore e regista e soprattutto cantante e musicista, trascinatore di folle e folletti. Viva Alan Marangoni, da gregario (fra i professionisti) a capitano (fra i conduttori tv), ospite d'onore del Festival. Viva le lumache, simbolo ufficiale del Festival. E viva le tartarughe.
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