Il confine tra amicizia e rivalità diventa sottilissimo quando si parla di Bernard e Greg, tanto che l’americano ha confessato in una lunga esclusiva a Ouest France come sia stato proprio l’icona del ciclismo transalpino a chiamarlo tra i primissimi dopo aver appreso che il campione statunitense, quattro anni orsono, si trovava a dover superare una leucemia.
Faceva un certo effetto, mezzo secolo dopo, vederli pedalare insieme a Pipriac, piccola località bretone nel dipartimento Ille-et-Vilaine. Non che fossero soli Hinault e Lemond, arrivati sabato scorso ad animare questo centro agricolo di quattro mila anime per un classico criterium dei campioni di ieri capace di attirare molto pubblico. Doveva esserci anche El Diablo, Claudio Chiappucci, sempre “venerato” Oltralpe, ma l’annullamento del volo lo ha costretto a rinunciare.
Richiamati da un 69enne agricoltore di nome Arsene David, già vicesindaco, hanno risposto presenti i due grandi rivali del Tour de France 1986 e con loro tante altre vecchie glorie tra cui Thévenet e Zoetemelk. Non male, “pas mal” come dicono da quelle parti, sommare in un solo gruppo Hinault (5 Tour), Lemond (3), Thevenet (2), Zoetemelk (1), quasi fosse uno schema calcistico ed invece è pura potenza del ricordo, sarà per quelle maglie diventate d’epoca, anche quando si passava dalla più ortodossa divisa della Renault- Elf-Gitane alla, diciamo così, fantasiosa livrea della Z.
LeMond, prodigo di lodi sperticate nei confronti di Brandon McNulty, ha anche dichiarato la propria ammirazione verso la generazione di attuali corridori statunitensi ai vertici, ricordando quando i propri connazionali quasi avessero snobbato le prime imprese del campione del Tennessee. Sotto gli occhi di un certo Cyrille Guimard, a Pipriac il duo ha ripercorso i fasti de La Vie Claire, compresa la rinuncia di Hinault a mettere nel palmares anche il sesto Tour, tintasi... di giallo quando Le Blaireau attaccò sui Pirenei ed indossò il simbolo del primato, poi ceduto al coequipier venuto da Oltreoceano.
«Lui è una persona incredibile ed è stato un onore correre insieme ad un leader che ho trovato quando passai professionista 19enne – ha spiegato Lemond a Ouest France, mettendo l’accento sull’amicizia che li lega, piuttosto che soffermarsi troppo su quei giorni da rivali di 50 anni orsono -. Se fossi stato Bernard avrei fatto di tutto per vincere il mio sesto Tour» ha detto uno, mentre il padrone di casa ha replicato: «Non ti avrei mai giocato un tiro mancino in quella Grande Boucle». E non chiamatelo eccesso di fair-play dovuto al passare del tempo. La loro invidiabile intesa non ha nulla di mediaticamente artefatto.
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