A 34 anni Matteo Badilatti ha deciso di appendere la bici al chiodo. Una bici che l’atleta di Poschiavo, Canton Grigioni, aveva preso in mano molto tardi, quando era già maggiorenne, ma che non gli ha impedito di raggiungere il professionismo nel 2019. Due anni con la Israel, due anni in Groupama-FDJ e 4 con la Pinarello Q36.5, un Giro d’Italia, una Vuelta a España e due Lombardia corsi soprattutto in appoggio alle proprie squadre.
Scalatore, sempre umile e disponibile, ha centrato tantissimi piazzamenti nelle brevi corse a tappe, riuscendo comunque a togliersi la soddisfazione di vincere una tappa del Tour du Rwanda del 2023, il suo unico successo da professionista.
«GRAZIE. Dopo più di otto anni nel ciclismo professionistico, è arrivato il momento di chiudere un capitolo importante della mia vita - ha scritto sui suoi profili social il corridore svizzero -. È difficile racchiudere in poche righe tutto ciò che questo viaggio ha significato per me. Il ciclismo mi ha portato lontano, mi ha fatto conoscere luoghi, persone e realtà che altrimenti non avrei mai incontrato. Mi ha messo alla prova, mi ha insegnato a confrontarmi con i miei limiti, con la fatica, con le sconfitte e le aspettative, e più di ogni altra cosa, con me stesso.
Mi ha regalato emozioni, vittorie e delusioni, ma soprattutto incontri e insegnamenti che porterò per sempre con me. Mi ha insegnato che dietro ad ogni risultato c’è molto più di un numero e di una posizione in classifica: ci sono giorni difficili, rinunce, dubbi, cadute, ripartenze e la scelta, ogni volta, di continuare a pedalare. Oggi guardo a questi anni con orgoglio ma, soprattutto, con profonda gratitudine: verso la mia famiglia e i miei amici, che mi sono stati accanto nei momenti belli e in quelli più difficili; verso i miei compagni di squadra, i dirigenti, tutto lo staff, gli sponsor e tutte le persone che, in modi diversi, hanno fatto parte di questo percorso. Grazie per aver creduto in me, per avermi sostenuto e per aver condiviso questo viaggio. Senza di voi non sarebbe stato possibile e, soprattutto, non sarebbe stato lo stesso.
E se la strada fatta finora mi ha insegnato qualcosa, è che ogni fine è anche un inizio: quello di una nuova avventura tutta da scoprire».
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