L'imprenditore Valentino Sciotti, che con la sua Vini Fantini è da anni impegnato come sponsor del ciclismo professionistico, interviene nella discussione sul ranking mondiale, le classifiche, sul ruolo e sull'importanza delle formazioni ProTeam. La sua è una riflessione preziosa, che merita la nostra attenzione. Ve la proponiamo.
Siamo sicuri di essere sulla buona strada? Partiamo dal principio che il sistema del ciclismo professionistico mostra delle evidenti falle alle quali si sarebbe dovuto metter riparo da tempo e nessuno sembra essersene preoccupato. Se adotti un sistema nuovo, il buonsenso vorrebbe che - dopo un periodo sperimentale - ci siano delle revisioni e invece quì nessuno sembra essersi posto il problema.
Ma è normale che vi debbano essere per forza 18 squadre a rappresentare l'eccellenza assoluta ed un distacco verso il resto del gruppo, quando il distacco enorme esiste già tra le stesse 18 elette? Avere una differenza di budget di 30 o 40 milioni all'anno, non significa solo questo ma, significa che se non intervieni, dopo tre anni la differenza accumulata diventa di 100/120 milioni e gli organici importanti li puoi allestire solo in più anni, perché non tutti i ciclisti sono liberi di cambiare squadra ogni anno. Anzi, in queste ultime stagioni abbiamo assistito al fatto che chi ha budget illimitato blinda i suoi atleti con contratti di 5 anni che si riallungano alla fine di ogni anno, rendendo così di fatto impossibile poter mettere su un team che possa competere subito, anche per chi volesse entrare nel ciclismo con investimenti importantissimi.
In un mondo normale, si sarebbe provveduto subito a mettere in campo dei correttivi, nel nostro mondo invece abbiamo portato il settore al punto che in un grande giro vincono solo 5/6 squadre e troppe volte team con investimenti enormi si ritrovano a bocca asciutta, con sponsor che di certo non possono essere felici del loro investimento e sembre più facilmente decidono di abbandonare.
Ora sarebbe il caso di chiedersi: è questo che deve essere il futuro del ciclismo? E' meglio vivere dello strapotere di un solo team e dell'investimento importante di altri 3 o 4 sponsor che prima o poi abbandoneranno per insoddisfazione sui risultati, dovuta all'impossibilità di accedere agli atleti più forti, oppure avere 10/12 squadre di prima fascia con budget limitato ma con possibilità di avere ognuna dei ciclisti che se la possono giocare in qualsiasi gara e poi un nutrito numero di professional che potranno avere la giusta visibilità nelle gare del loro Paese per tenere vivo il settore e per attrarre nuovi sponsor ed appassionati al mondo ciclismo?
Se non ci diamo una risposta su questo, forse non ci troveremo a vedere squadre che arrivano al 31° posto e non rientrano nella possibilità di invito, anche se prima di loro si sono classificate 3/4 squadre che non esisteranno più l'anno successivo. Forse non ci saranno inviti ai grandi giri che non saranno finalizzati alla protezione del movimento nazionale ma, saranno riservati a team i cui sponsor sapranno essere "generosi" con gli organizzatori, facendo precipitare nel baratro il movimento nazionale, con il risultato sociale di allontanare tantissimi giovani da questo sport, vista l'impossibilità di trovare sbocchi per il futuro.
Vogliamo davvero illuderci che il ciclismo è vivo grazie al mondo Continental, tenuto in piedi dalla passione di pochi ed in condizioni di forte disparità in relazione ad obblighi, diritti e controlli?
L'UCI deve comprendere che per gestire un movimento mondiale non basta guardare al presente ma ogni scelta deve garantire un futuro migliore a tutto il settore ed io, forse per mia incapacità, questo futuro non lo vedo, così come non riesco a vedere un futuro del ciclismo italiano, senza la Bardiani e le altre Professional italiane in gruppo.
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