Alle 9 della domenica canadese, sulla linea di partenza di Brossard, si ricompone compiutamente un duo, quello tra quei ragazzi che rivaleggiavano mica vent’anni fa, ma solo nel 2023, quando Seixas vinse il Lunigiana con appena 6” su Lorenzo Finn.
Al Mondiale di Zurigo fu il gran giorno che valse il titolo iridato degli juniores al ligure, mentre il transalpino fu sesto, lui che Svizzera divenne campione del mondo della cronometro. Storie parallele da coetanei tra Lollo ed il francesino investito da un compito immane, quello di riportare i cugini d’Oltralpe in maglia gialla ai Campi Elisi.
Paul e Lorenzo, tralaltro, condividono l’affermazione al Tour des Jeunes, il portacolori della Decathlon Cgm aggiudicatosi il Tour de l’Avenir e quello della Red Bull Bora Hansgrohe fresco reduce dall’analogo successo nella corsa che ha lanciato Pogacar, Del Toro e compagnia di campioni. Hanno scelto percorsi differenti, il transalpino diventando subito professionista e l’italiano adottando una maturazione più “lenta”, se così si può definire il percorso che lo ha visto coronare il bis iridato (Kogali 2025) tra gli under 23, preludio ad un 2026 caratterizzato dall’accoppiata Giro Next Gen e Avenir.
Va dove ti porta il talento, adesso a Montreal, nell’arco di un mese dal primo posto di tappa e nella classifica generale in quel del Lago Serrù, premiato da Bernard Hinault, che insieme alla maglia gialla gli ha pure donato lo stesso leoncino che danno sul podio al Tour.
«Dopo essermi aggiudicato il Sibiu Tour anzichè difendere il titolo under è scaturita l’idea di partecipare alla prova Elite, l’ho condivisa con i tecnici, compreso Marino Amadori. Mi sento pronto a vivere un 2027 a pieno titolo tra i professionisti, lo farò con l’obiettivo di migliorare ancora e portandomi nella mente l’esperienza speciale della tappa tutta italiana all’Avenir, quando avevo tutto il tifo per me».
Finn correrà il mondiale convinto che la squadra italiana sia all’altezza, sotto gli occhi dei genitori, papà John (che si è affittato una bici qui in Canada) e mamma Chiara, i quali continuano ad utilizzare le loro ferie per seguire il figlio alle gare. Anche non proprio dietro l’angolo ma «abbiamo vissuto proprio qui a Montreal un anno e mezzo, ormai venticinque anni orsono, lui ingegnere informatico e io gestionale».
Il prossimo anno non sarà il caso di accumulare miglia aeree, però. Si corre a casa di Seixas, chissà se ci concederemo uno “scontro diretto” tra Seixas e Finn.
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