Remco Evenepoel arriva ai Campionati del Mondo di ciclismo su strada con l'aria rilassata di chi sa di avere qualcosa in più. Tra una battuta e l’altra con i giornalisti, il belga non si nasconde e ammette, quasi sorridendo, quel ruolo che tutti gli affibbiano.
Il tono è informale, a tratti divertito. Alla domanda diretta: «Remco, ti senti il favorito assoluto»? La prima reazione è un sorriso e una frecciata di autoironia: «È una domanda molto ‘olandese’, detta così. È difficile per me rispondere». Poi, però arriva la schiettezza: «Basandomi sui risultati delle mie gare recenti, allora, probabilmente sì. A maggio la situazione era diversa. Va bene, accetto la domanda. Sono il favorito numero uno? Dico di sì».
Non c’è arroganza nelle parole di Evenepoel, ma la calma di chi sa di aver lavorato bene. Spiegando la propria condizione, ricorda Québec e Montréal: «A Montréal non stavo giocando a nascondino — precisa — avevo già speso molto nella gara di Québec. Non mi sentivo al top, non mentirò su questo. Ho faticato un po’ di più nella parte alta della lunga salita. Di certo non è stato un tentativo deliberato di nascondere la mia condizione. Non è il mio modo di correre».
Il confronto con gli avversari è inevitabile su Mathieu van der Poel, Evenepoel dice che sarà un uomo da controllare. «Mathieu ha ottime possibilità di vincere. Lo abbiamo visto anche a Zurigo. Gli darei più o meno le stesse chance su questo percorso». E sull’incognita francese: «Se penso a chi deve arrivare in solitaria, guardo alla Francia. Paul Seixas dovrà fare così. Quindi la pressione è sulla Francia. Possiamo sfruttare la cosa a nostro vantaggio. Di certo non dobbiamo sobbarcarci il lavoro per tutto il tempo».
Durante la ricognizione del percorso, mercoledì, Evenepoel ha passato molto tempo sulla lunga salita di Camillien-Houde: «Non avevo pedalato molto durante il fine settimana (a causa della cronometro). Volevo un’ultima giornata ad alta intensità mercoledì. Fare su e giù per quella salita era più semplice che completare ogni volta l’intero circuito di tredici chilometri».
Sull’equilibrio interno al Belgio e sul rapporto con Wout van Aert, la risposta è misurata: «Non credo che ai belgi tocchi fare tutto il lavoro. Io e Wout possiamo vincere solo se arriviamo in un gruppetto ristretto o, per Wout, magari in un gruppo leggermente più numeroso. Abbiamo fatto qualche riunione tattica pre-gara, concentrandoci soprattutto su come gestire la parte centrale: da otto a cinque giri dalla fine. È lì che dobbiamo mantenere il controllo della corsa. Nel finale, poi, sono le gambe a parlare». E su eventuali tensioni dopo Lovanio 2021: «Si parla spesso di Lovanio, ma in realtà nessuno ha sbagliato nulla, lì. Non sempre capisco le critiche a riguardo. Riguardate quella gara: Wout mi ha chiesto di fare una cosa e io ho fatto esattamente quello».
Infine, sulla propria crescita, Evenepoel sottolinea il miglioramento dello sprint, che gli offre un’opzione in più nel finale: «Se non riesco a staccare gli altri corridori, posso anche aspettare. Lo si è visto a Montréal: ho dovuto aspettare nel mio gruppetto finché... al traguardo, ma ho vinto la volata per il quinto posto. Questo mi dà un po' più di tranquillità per la fase finale. Riesco a leggere meglio la gara stando nelle retrovie».
La sua ultima battuta, prima di chiudere l’intervista, è sul valore della maglia iridata. «So cosa significa svegliarsi la mattina e poter indossare ogni giorno una maglia bianca con l'iride. Per un corridore è un privilegio enorme. Ma siamo onesti: se domenica non dovessi vincere, nessuno dirà: “Non importa, è già diventato campione del mondo a Wollongong”». Poi una risata e la stretta di mano: «Bene allora».
Per ora, a Montréal il pronostico pende tutto dalla parte del belga: talento, forma recente e una testa fredda, ingredienti che lo mettono, senza mezzi termini, sulla lista dei favoriti più credibili di questi Mondiali.
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