VERSO IL CAMPANIA. TOSELLI E QUEL GIRO CHE PASSA DA CASA

CONTINENTAL | 19/09/2026 | 08:40
di Giovanni Di Trapani

Domenica il Giro di Campania non attraverserà soltanto cinque province. Attraverserà anche le biografie di chi, su quelle strade, è cresciuto da corridore. Ivan Toselli è uno di loro. Insieme a Giuseppe Sciarra e Michele Pascarella rappresenterà quella componente campana del gruppo che al ritorno della corsa professionistica, dopo venticinque anni, aggiunge qualcosa che non compare né nell’altimetria né nella startlist: il valore di correre sulle strade di casa.


Per Toselli questo significato diventa ancora più evidente quando il percorso toccherà Maddaloni, il suo paese. Ma prima dell’emozione c’è la corsa. E prima ancora della corsa c’è una domanda che nel ciclismo vale più di qualsiasi previsione: come staranno le gambe? «Vengo da un periodo difficile, ho avuto la mononucleosi e quindi oggi la mia condizione è ancora un punto interrogativo. Non sono al top, bisognerà capire cosa diranno le sensazioni».


Nessun proclama, dunque. Anzi, quasi il contrario. Toselli arriva al Giro di Campania con la prudenza di chi conosce bene la distanza che può esistere tra le aspettative e ciò che il corpo decide di concedere il giorno della gara. La sua lettura del percorso, però, è già abbastanza definita. Non immagina una corsa capace di esplodere per una singola salita. La distanza peserà, così come i continui cambi di ritmo e i piccoli strappi, ma Agerola — il punto altimetrico inevitabilmente più osservato — non viene considerata una difficoltà proibitiva. «È una corsa molto lunga, ma non ci sono salite impossibili. Agerola è affrontabile. Poi ci sono altre salitelle, qualche strappo, e con tanti chilometri nelle gambe anche quelli possono farsi sentire». È una lettura che si incrocia con quella già offerta dall’organizzatore Claudio Terenzi: Agerola può scomporre la corsa, ma probabilmente non basterà, da sola, a deciderla. Toselli immagina così uno scenario ancora relativamente numeroso verso Napoli.

«Secondo me si può arrivare a una volata con sessanta o settanta corridori. A meno che non vada via una fuga buona». Ed è proprio la fuga una delle possibilità che potrebbe provare a cercare. La tattica di squadra non è ancora stata definita nei dettagli, ma l’intenzione è quella di non limitarsi ad aspettare gli eventi. «Se ci sarà la possibilità proverò ad andare in fuga. Altrimenti vedrò come sto sulle salite e cercherò di giocarmi lì quello che posso».

Non ha effettuato una ricognizione completa del percorso. Alcune zone sono lontane dai suoi abituali terreni di allenamento e anche Napoli, per chi deve allenarsi su strada, presenta difficoltà evidenti. «A Napoli vado poco in bici, c’è troppo traffico. Non ho provato tutte le strade della gara». C’è poi una variabile meno visibile dell’altimetria, ma potenzialmente decisiva: la sequenza di gare che in questi giorni sta portando diversi corridori attraverso Abruzzo, Lazio e Campania. Una sorta di piccolo circuito del Centro-Sud che può trasformarsi, a seconda degli atleti, in vantaggio o in zavorra. «Per qualcuno può essere utile, perché correndo trova la condizione. Per altri può pesare molto. Qualcuno magari arriverà con le ossa rotte, qualcun altro invece starà ancora meglio. Lo vedremo». È forse uno degli aspetti tecnicamente più interessanti di questa edizione. A settembre la fatica accumulata durante la stagione diventa una seconda altimetria, invisibile sulle mappe ma spesso decisiva quanto una salita.

Toselli appartiene inoltre a una generazione cresciuta mentre il ciclismo professionistico accelerava enormemente i tempi della maturazione. I giovani vincono prima, vengono osservati prima e soprattutto vengono giudicati prima. Su questo Ivan ha un’idea molto chiara. «Oggi ci sono tanti giovani fortissimi, ma secondo me non bisogna stressarli. Non dobbiamo mettergli troppa pressione. E per quanto riguarda i professionisti, io ho un rispetto enorme». Parole che raccontano bene il suo approccio: ambizione senza proclami, rispetto senza timore, voglia di misurarsi senza trasformare ogni gara in un esame definitivo.

Poi arriva Maddaloni. E lì la componente tecnica lascia inevitabilmente spazio a quella emotiva. «Sono molto emozionato perché la corsa passerà dal mio paese. Quando corro in casa cerco sempre di dare qualcosa in più». Maddaloni, del resto, non è un luogo qualsiasi nella geografia del ciclismo campano. Toselli richiama subito la storia, la partenza del Giro d’Italia dal Villaggio dei Ragazzi e un’immagine che appartiene alla memoria collettiva di questo sport: Marco Pantani.

Domenica, dunque, sulle strade del Giro di Campania ci saranno anche Toselli, Sciarra e Pascarella, tre corridori campani chiamati a vivere dall’interno il ritorno di una corsa che per anni è mancata al calendario professionistico. Toselli, più degli altri, avrà però un appuntamento particolare: quello con le sue strade. Non promette un risultato. Non potrebbe, e probabilmente non avrebbe senso farlo. Promette qualcosa di più concreto. «Speriamo che la gamba sia buona, che arrivino buone sensazioni. Ma una cosa posso dirla: darò tutto». E per chi domenica vedrà il Giro di Campania passare davanti a casa, forse è proprio da qui che bisogna cominciare.


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