La Commissione Etica dell'Union Cycliste Internationale (UCI) – un organismo che agisce indipendentemente dall'amministrazione della Federazione Internazionale – ha pronunciato la sua decisione nel caso che coinvolge il signor Ladislav Demko, cittadino slovacco che, al momento dei fatti, era Responsabile delle Prestazioni della squadra Continental femminile UCI Hess Cycling Team.
Il procedimento è seguito a diversi reclami presentati alla Commissione da ex membri dello staff di quella squadra, riguardanti cattiva condotta professionale, e da una ciclista precedentemente allenata dal signor Demko e con cui aveva un rapporto personale consensuale e con cui conviveva, riguardanti accuse di molestie e abusi psicologici. Alcune di queste denunce sono state ricevute tramite la piattaforma di segnalazione UCI SpeakUp.
La Commissione ha aperto un'indagine formale e, nel corso delle sue procedure, ha raccolto prove documentali, ha ascoltato i querelanti ed è stata assistita da un investigatore esterno indipendente. Il signor Demko è stato invitato in diverse occasioni a presentare i suoi commenti scritti e gli è stata data l'opportunità di essere ascoltato e di chiamare testimoni.
Sulla base degli elementi riportati alla sua attenzione, la Commissione ha concluso che il comportamento del signor Demko verso i corridori e il personale del team – in particolare l'uso abituale di un linguaggio aggressivo e irrispettoso nell'ambiente di lavoro, la guida insicura e intimidatoria dei veicoli del team e le osservazioni denigratorie riguardo all'aspetto fisico del personale e dei corridori – non aveva rispettato gli standard di integrità, cura e diligenza richiesti dalle persone vincolate dal Codice Etico UCI, e aveva comportato un abuso della posizione che ricopriva all'interno del team.
La Commissione ha concluso inoltre che il comportamento del signor Demko verso l'atleta da lui allenata aveva comportato atti di isolamento – incluse richieste di interruzione del rapporto con persone di cui si fidava, la dettatura del contenuto dei suoi messaggi e un messaggio minaccioso rivolto alla sua psicologa –, umiliazione tramite denigrazione pubblica sui social media, intimidazioni – comprese minacce di divulgazione di informazioni personali e minacce rivolte a una persona di cui si fidava –, e infantilizzazione. Questi atti, che sono proseguiti anche dopo la fine della loro relazione, hanno avuto l'effetto di diminuire il suo senso di identità, dignità e autostima. Il fatto che il comportamento sopra citato sia nato all'interno di una relazione personale consensuale tra due adulti non lo escludeva dall'ambito del Codice Etico UCI, dato il rapporto di allenatore e dipendenza tra il signor Demko e la ciclista.
Di conseguenza, il signor Demko è stato ritenuto colpevole di violazioni degli Articoli 5 (Principi Generali) e 6.4 (Protezione dell'integrità fisica e mentale) del Codice Etico UCI, letto insieme all'Articolo 2.1 (Abusi psicologici) dell'Appendice 1 del Codice Etico UCI. L'Articolo 2.6 (Minori e altre persone a carico) dell'Appendice 1 del Codice Etico UCI è stato ritenuto come circostanza aggravante.
La Commissione ha imposto al signor Demko il divieto di partecipare a qualsiasi attività ciclistica organizzata dall'UCI o da una delle sue affiliate per un periodo di 10 anni, oltre a una multa. Al signor Demko è stato inoltre ordinato di sostenere le spese del procedimento.
L'UCI riconosce il coraggio delle persone che si sono fatte avanti in questa questione e ricorda che qualsiasi forma di molestie o abusi è incompatibile con i valori del ciclismo.
L'UCI prende atto della decisione della Commissione Etica – che rimane soggetta a ricorso presso la Corte Arbitrale per lo Sport (CAS) – e riafferma il suo incrollabile impegno a proteggere l'integrità del ciclismo e a garantire un ambiente sicuro per tutti coloro che partecipano allo sport.
In linea con questo obiettivo, l'UCI emette un promemoria che offre una piattaforma di segnalazione confidenziale e sicura, UCI SpeakUp, dove si incoraggia a segnalare qualsiasi questione di tutela o etica.