La scorsa settimana Tim Wellens, professionista 35enne della UAE Team Emirates, ha fatto notizia annunciando la rinuncia a partecipare ai Campionati del Mondo di ciclismo, nonostante fosse stato convocato dal commissario tecnico Serge Pauwels. Questa decisione ha scatenato un acceso dibattito in Belgio tanto da diventare argomento di alta rilevanza sui media di tutto il Paese. Le critiche sono state tante e tra queste ci sono quelle di Philippe Gilbert, ex campione del mondo nel 2012 e figura di spicco del ciclismo belga.
Wellens, reduce da un periodo di malattia e da un'assenza forzata al Renewi Tour, ha corso e vinto poi il Tour of Britain ma ha comunicato a Pauwels di non sentirsi pronto per affrontare i Mondiali. La sua scelta è motivata dal desiderio di supportare la sua squadra, la UAE Team Emirates, che sta affrontando diversi infortuni e ha bisogno di corridori in forma per le ultime gare della stagione. In una precedente dichiarazione, Wellens aveva affermato: "Pur consapevole che correre per la nazionale è un onore e un privilegio, ho già dato la mia parola alla UAE".
Philippe Gilbert, con un palmarès impressionante che include vittorie in gare prestigiose come il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix, ha espresso il suo disappunto riguardo alla scelta di Wellens. Intervenendo ai microfoni di RTL, Gilbert ha dichiarato: "Rispetto Tim, ma non condivido affatto le sue motivazioni e la sua posizione. Credo che sia completamente fuori dalla realtà".
Secondo Gilbert, la lealtà verso la squadra ha preso il sopravvento sui doveri verso la propria nazione. Ha sottolineato l'importanza di correre per il proprio Paese, affermando che, anche se il rivale principale fosse in gara, ciò non dovrebbe impedire ai ciclisti di indossare i colori nazionali.
Gilbert ha condiviso la sua esperienza personale, ricordando come, durante la sua carriera, si sia trovato spesso a competere contro compagni di squadra in eventi mondiali. Ha citato l'esempio di Cadel Evans, suo compagno di squadra nel 2009, che vinse il titolo mondiale mentre lui arrivò sesto, ma che non esitò a dare il massimo per la sua nazione.
“Durante i miei Mondiali, i miei avversari sono stati spesso i compagni di squadra del mio team. Cadel Evans per esempio. divenne campione del mondo a Mendrisio, dove io arrivai sesto. Ma lì diedi tutto per la nazionale belga. Lo fai per il tuo Paese; è questo che conta". Le parole di Gilbert sono andate dritte al punto e in molti sono concordi con lui.
"Non ha senso. Willems potrebbe rendersi conto più avanti che non è stata la decisione giusta. Inoltre, non so se verrà convocato di nuovo nei prossimi anni", ha aggiunto Gilbert, enfatizzando la necessità di mettere il proprio Paese al primo posto. Il belga senza mezze parole ha poi citato Tadej Pogacar. "Nel corso della carriera puoi correre per diverse squadre, ma il tuo Paese rimane sempre il tuo Paese. Anche se Pogacar fosse in gara, ciò non dovrebbe impedirti di correre per la nazionale belga. In questo scenario ideale, con due capitani in ottima forma su un percorso adatto a entrambi, avrei voluto fare parte io di una nazionale così”.
La vicenda di Tim Wellens ha sollevato interrogativi sulla lealtà e le responsabilità che i ciclisti hanno nei confronti delle loro squadre rispetto alla loro nazione. Mentre Wellens si concentra sulle esigenze della UAE Team Emirates, le parole di Gilbert ricordano che correre per la propria nazione è un onore che trascende le mere considerazioni di squadra. Resta da vedere come questa situazione influenzerà il futuro di Wellens e il suo rapporto con la nazionale belga.