È tornata la Settimana europea della mobilità (in bici). Fino al 22 settembre, un po’ in tutta Italia, dalle bambine e dai bambini alle nonne e ai nonni, sono in programma eventi, pedalate, incontri pubblici. E la Fiab, Federazione italiana ambiente e bicicletta, crede in questa Settimana per rilanciare l’uso delle due ruote “salutari”, “economiche”, “divertenti”, “ecologiche” e soprattutto “inclusive”, “non solo nel senso di essere accessibili a tutti, senza distinzione sociale o economica, ma anche – e direi soprattutto – come mezzo efficace per sviluppare rapporti sociali”. Il calendario completo delle iniziative è sul portale andiamoinbici.it.
Per Tuttobiciweb la bicicletta occupa non solo questa settimana, ma tutti i giorni dell’anno. E anche se non ne sono il direttore, mi sento di poter scrivere che Tuttobiciweb se ne occupa da tutti i punti di vista, agonistico e tecnico, professionistico e professionale ma anche giovanile e amatoriale, e ancora artistico e letterario, passando dalla cronaca alla storia, dalle interviste alle opinioni, dalle mappe ai voti. La bici come una F.1 a trazione muscolare, come un mezzo che è un intero, come uno strumento che suona anche il silenzio, come un compagno o una compagna, come un’amica o un amico, dal sesso angelico, e come un angelo ha le ali, mette le ali, vola e fa volare. In cielo, anche in terra.
Fra le infinite testimonianze e interpretazioni, questa della scrittrice, poetessa e traduttrice milanese Milli Graffi non è così conosciuta come merita: “Una bicicletta serve al ragazzo a ritrovarsi ragazzo. La bicicletta è la piccola stanza che gli basta per vivere. Infatti, nella bicicletta si è dentro. Essendo qualcosa che si abita, è un’abitazione. Si gira per il mondo e si guarda il mondo da un dentro, un dentro dove si convive con il piacere del vento e del sole. Le strade diventano costellazioni. Il giro preferito è luminoso come la Via Lattea. Le stelle più vicine e le stelle più lontane sono a misura di pulsazione…” (da “Parole dello sport”, Comune di Como).
Fra gli infiniti racconti e narrazioni, questo di Alfonso Gatto, poeta al seguito del Giro d’Italia per “l’Unità” continua a emozionare: “Passando per Tivoli conoscemmo Brizzi. Lui correva nel 1910. Ora era soltanto un vecchio con le gambe paralizzate. Aveva voluto scendere dalla casa ove sta sempre solo in compagnia dei ricordi, seduto sulla sua sedia a ruota, per salutare il Giro. Quando se lo vide passare davanti, per un attimo, si illuminò e si protese con il busto come se volesse issarsi su quelle povere inutili gambe. Ricadde subito e con la testa appoggiata sul braccio cominciò a piangere, nel vuoto che la folla distratta gli aveva fatto intorno” (da “Hai voluto la bicicletta”, Sellerio).
Fra gli infiniti consigli e comandamenti, regole e decaloghi, questo del viaggiatore e autore svizzero Claude Marthaler è spesso trascurato: “E’ meglio partire con pochi soldi, una vecchia bici e senza sponsor piuttosto che rinunciare a realizzare il proprio sogno”. Anche questo, però: “Non c’è bisogno di essere un atleta, l’allenamento si fa pedalando. Ciascuno impara a conoscere i propri limiti e a scegliere le proprie tappe. Stessa cosa vale per la competenza meccanica: la riparazione della bicicletta si impara viaggiando” (da “Il canto delle ruote”, Ediciclo).
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