GARIN, QUELLO SPAZZACAMINO CHE HA SCRITTO LA STORIA DEL TOUR. GALLERY

STORIA | 05/09/2026 | 08:10
di Paolo Broggi

Sono arrivati come ogni anno a migliaia, in particolare dal Nord Europa ma anche da più lontano. Hanno invaso Santa Maria Maggiore e l’intera Valle Vigezzo con la loro allegria, il loro entusiasmo, le loro divise di lavoro, la loro voglia di ritrovarsi e fare festa. Che però è anche voglia di ricordare quella che è stata la storia vera degli spazzacamini, il freddo e la fame vissuti da quei bambini che venivano costretti a lasciare le loro famiglie per affrontare un lavoro durissimo. E tra le tante storie che si intrecciano in questi giorni di Raduno Internazionale degli Spazzacamino ce n’è una legata a filo doppio con il ciclismo e non è una storia qualsiasi, perché ha come protagonista Maurice Garin, il primo vincitore del Tour de France.


Nato nel 1871 in una povera casa di pietra di Chez-les-Garin, frazione di Arvier in Valle d’Aosta, Maurice era il quarto di nove figli di Maurice Clement e di Maria Teresa. A 14 anni il padre lo lasciò partire - in cambio di una forma di formaggio - come aiuto di uno spazzacamino. Dalla Savoia Maurice passò a Reims, a Fontaine-l’Eveque, a Charleroi, a Maubeuge. E fu proprio qui che si comprò la prima bicicletta e che nel 1902 prese la cittadinanza francese.


Si appassionò alle corse, entrò a far parte di quel gruppo di “matti” - perché così li considerava la gente - e nel 1903 alla soglia dei 33 anni si schierò al via del Tour de France. Sua moglie si fece promettere che avrebbe partecipato solo a quella corsa, vinto o vincitore che fosse, e il maestro spazzacamino mantenne la promessa, Vinse e non gareggiò più.

Partirono in 400, quel 7 luglio del 1903, da Villeneuve-Saint-Georges: quasi tutti indossavano pantaloni e berretto di lana, Garin invece si era fatto cucire una tuta intera che più tardi sarebbe diventata di moda. Legate al petto, le immancabili camere d’aria di scorta, sul manubrio una borsa con due bottiglie d’acqua minerale.

Garin scatta fin dalla partenza, schiva macchine e carri contadini, rischia - come tutti - di venir preso a bastonate dai paesani intimoriti da quei pazzi che spaventano le galline. Maurice arriva per primo a Lione in 17 ore e 35 minuti, dopo il traguardo sviene e viene portato in albergo. 

C’è una settimana di riposo prima della seconda tappa e Garin sparisce, ritirandosi in un paesino della Rhone a pescare. Quando riappare scopre che lo avevano già dato per ritirato tanto che il suo manager si è ammalato per il dispiacere. 

La corsa è un fiorire di episodi incredibili: a Montelimar arriva primo al controllo ma non si trova una penna perché possa firmare, nel frattempo lo raggiungono diversi avversari finché Maurice, spazientito, intinge il dito nel calamaio e firma senza penna pur di ripartire. A Marsiglia investe un’oca, cade e prima di riuscire a rialzarsi prende un sacco di botte dai contadini.
Poi avanti a Tolosa, Bordeaux, Nantes e alla fine Parigi, con un vantaggio enorme (2 ore e 59 minuti su Lucien Pothier,, secondo) sui rivali: al Parco di Principi è accolto da una folla entusiasta e da un premio di 6.000 franchi, una vera fortuna all’epoca. 

A Lens, 50 anni più tardi, con i capelli incanutiti ma con lo sguardo sempre attento e pungente, il vecchio spazzacamino avrebbe ricordato: «Così vinsi il primo Tour de France. E come avevo promesso a mia moglie, non ho più corso». 

Ma Maurice non ha mai smesso di essere spazzacamino nell’anima, non ha mai dimenticato gli inverni freddi in cui andava in giro per la Francia ad offrire i suoi servigi in cambio di un alloggio sulla paglia gelata e a volte nemmeno un tozzo di pane. 

Era una vita durissima, quella di quei ragazzini a cavallo tra Ottocento e Novecento: oggi le cose sono cambiate ma gli spazzacamini non dimenticano i loro antenati, le loro storie e nemmeno quello strano campione che, partito da un piccolo borgo della Valle d’Aosta per affrontare una vita difficile, ha saputo esaltarsi e diventare il primo vincitore del Tour de France.


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