MOOLMAN-PASIO: «NEL 2028 VOGLIAMO L'AFRICA AL TOUR FEMMES, CI SAREMO CON IL TEAM AMANI»

DONNE | 11/08/2026 | 08:20
di Aldo Peinetti

Facciamo ammenda nei confronti del ciclismo africano, dove “si fanno cose”, per dirla con Nanni Moretti. Perchè a Tour de France Femmes concluso, quasi è sfuggito - o passato in secondo piano - l’annuncio autorevole fatto da Ashleigh Moolman Pasio (“nel 2028 l’ambizione concreta è di schierare il Team Amani, interamente composto da cicliste africane, al via della più grande corsa a tappe del Mondo”), che si appresta a concludere l’importante carriera da professionista per diventare general manager della compagine investita da un compito affascinante, di certo immane: ma dopo la rassegna iridata di Kigali 2025 non parlavamo della sfida di creare un’eredità duratura su scala continentale?


Sì. Almeno che il Rwanda e le annesse storie di passione per le due ruote, da Algeri a Città del Capo, fossero semplicemente una caricatura mondialista, non l’universo nel quale il ciclismo trova una terra promessa, tra voglia di emergere su scala mondiale e superamento di barriere geografiche (distanze siderali tra Paesi e calendario da rinfoltire innanzitutto con benedette 2.2), di pari opportunità (vogliamo parlare di quanto pesano certe biciclette viste nei box ai campionati del mondo?), di buone pratiche da diffondere (tecniche d’allenamento e alimentazione). Nell’Africa tutta c’è un magma di interesse e trasporto primordiale verso la bici che non viene imbrigliato da meritevoli azioni regolatorie o promozionali.


Amani sposa la parola d’ordine “pianificazione”, lo fa in questo caso a livello femminile, senza perdere di vista il focus della crescita non di un singolo team ma di un intero contesto, perchè la continuità di un progetto, simbolico quanto si vuole, risiede nell’entusiasmo delle scuole ciclismo, nello scouting proficuo simboleggiato dall’ascesa di una giovanissima etiope come la rising star Tsige Kiros, approdata alla Canyon Sram Generation dopo un esaltante settimo posto al mondiale junior.

“Originaria come me del Tigray, lei che è solo 19enne è passata in qualche mese da corse nazionali alle gare internazionali affrontate con il Wolrd Cycling Center dell’Uci, struttura che oggi come ieri ha un ruolo propulsivo forte per scoprire talenti africani” racconta l’ex professionista Tgsabu Grmay, una lunga milizia nel World Tour, oggi al volante dell’ammiraglia proprio di Amani: “tanto so che mi chiedete se un giorno un corridore dell’Africa può vincere il Tour uomini o donne. E io rispondo sì, consapevole dell’importanza di gareggiare in Europa per alzare il livello competitivo dei nostri ragazzi e ragazze. L’ho visto di persona sulle pendici del Tourmalet quando al Cic Tour Féminin de Pyrénées la campionessa nazionale etiope si è ottimamente comportata. Team Amani può farcela a partecipare al Tour de France Femmes, questo voleva significare la bella esperienza immersiva vissuta quest’anno in carovana dalla rwandese Xaverin Nirere e dall’ugandese Mary Aleper”.

Tra l'altro, condividendo con la sua prossima General Manager l’esperienza nel gruppo. “E’ il momento di far si che si realizzino sogni altrui in bicicletta, dopo aver visto avverarsi il mio” dice Ashleigh Moolman Pasio, sudafricana che come Grmay vive in Catalogna. Nell’estate 2026, insomma, poteva sembrare un dejà-vu l’acuto di tappa della mauriziana Kim Le Court, mentre sul versante eritreo - oltre al caposcuola Biniam Girmay - ci ha pensato Natnael Tesfatsion a scaldare gli animi dei suoi connazionali (con tanto di titoli d’apertura dei tg), vincendo in Spagna al Circuito de Getxo. “Natalino”, amico dell’Italia e come tanti altri prodotto della cantera chiamata WCC: avanti i prossimi, con traiettorie solo in parte immaginabili. Che succederà mai? Al massimo, nasce un nuovo Bini.


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